L’imposta locale sulla gestione dei terminali per l’accettazione delle scommesse non è una regola tecnica e quindi non va notificata alla Commissione Europea.

Lo ha stabilito la Corte di Giustizia Europea con una pronuncia avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi dell’articolo 267 TFUE, dal Verwaltungsgerichtshof (Corte amministrativa, Austria), da tre società: Admiral Sportwetten GmbH, Novomatic AG, AKO Gastronomiebetriebs GmbH contro Magistrat der Stadt Wien.

La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione dell’articolo 1 della direttiva (UE) 2015/1535 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 9 settembre 2015, che prevede una procedura d’informazione nel settore delle regolamentazioni tecniche e delle regole relative ai servizi della società dell’informazione (GU 2015, L 241, pag. 1).

      Tale domanda è stata presentata nell’ambito di una controversia tra Admiral Sportwetten GmbH, Novomatic AG e AKO Gastronomiebetriebs GmbH (in prosieguo, congiuntamente: «Admiral e a.»), da un lato, e il Magistrat der Stadt Wien (Comune di Vienna; in prosieguo: il «Comune di Vienna»), dall’altro, in merito al pagamento dell’imposta sui terminali per l’accettazione delle scommesse (in prosieguo: l’«imposta controversa»).

Sulle questioni pregiudiziali

 Sulla prima questione

24      Con la sua prima questione, il giudice del rinvio chiede, in sostanza, se l’articolo 1 della direttiva 2015/1535 debba essere interpretato nel senso che una disposizione tributaria nazionale che istituisce un’imposta sulla gestione dei terminali per l’accettazione delle scommesse costituisce una «regola tecnica», ai sensi di tale articolo.

25      Al fine di rispondere a tale questione, occorre ricordare che la nozione di «regola tecnica» comprende quattro categorie di misure, ossia, in primo luogo, la «specificazione tecnica», ai sensi dell’articolo 1, paragrafo 1, lettera c), della direttiva 2015/1535; in secondo luogo, l’«altro requisito», come definito all’articolo 1, paragrafo 1, lettera d), di tale direttiva; in terzo luogo, la «regola relativa ai servizi», di cui all’articolo 1, paragrafo 1, lettera e), di detta direttiva; e, in quarto luogo, «le disposizioni legislative, regolamentari o amministrative degli Stati membri che vietano la fabbricazione, l’importazione, la commercializzazione o l’utilizzo di un prodotto oppure la prestazione o l’utilizzo di un servizio o lo stabilimento come fornitore di servizi», ai sensi dell’articolo 1, paragrafo 1, lettera f), della medesima direttiva [v., con riferimento alla direttiva 98/34/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 luglio 1998, che prevede una procedura d’informazione nel settore delle norme e delle regolamentazioni tecniche e delle regole relative ai servizi della società dell’informazione (GU 1998, L 204, pag. 37), come modificata dalla direttiva 98/48/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 luglio 1998 (GU 1998, L 217, pag. 18), sentenza del 12 settembre 2019, VG Media, C‑299/17, EU:C:2019:716, punto 25 e giurisprudenza ivi citata].

26      Si deve precisare, in primo luogo, che, affinché una norma nazionale rientri nella prima categoria di regole tecniche di cui all’articolo 1, paragrafo 1, lettera c), della direttiva 2015/1535, vale a dire nella nozione di «specificazione tecnica», tale norma deve riferirsi necessariamente al prodotto o al suo imballaggio in quanto tali e definire quindi una delle caratteristiche richieste di un prodotto (v., in tal senso, sentenza del 12 settembre 2019, VG Media, C‑299/17, EU:C:2019:716, punto 26 e giurisprudenza ivi citata).

27      Nel caso di specie, come risulta dagli elementi del fascicolo sottoposto alla Corte, le specificazioni tecniche dei terminali per l’accettazione delle scommesse sono regolamentate non già dal WWAG, bensì dal WW, una normativa che è stata notificata alla Commissione conformemente alla direttiva 2015/1535.

28      Pertanto, l’articolo 1, in combinato disposto con l’articolo 2, punto 1, del WWAG, si limita a definire cosa si debba intendere per «terminale per l’accettazione delle scommesse» ai fini della determinazione dell’ambito di applicazione dell’imposta controversa, cioè la gestione di tali terminali, senza tuttavia determinarne le caratteristiche richieste e nonostante il fatto che proceda alla loro descrizione.

29      In tali circostanze, una normativa come quella risultante dall’articolo 1, in combinato disposto con l’articolo 2, punto 1, del WWAG, non costituisce una «specificazione tecnica» ai sensi dell’articolo 1, paragrafo 1, lettera c), della direttiva 2015/1535.

30      In secondo luogo, per quanto riguarda la nozione di «altro requisito», ai sensi dell’articolo 1, paragrafo 1, lettera d), della direttiva 2015/1535, occorre ricordare che tale nozione si riferisce a un requisito diverso da una specificazione tecnica, prescritto per un prodotto per motivi di tutela, in particolare dei consumatori o dell’ambiente, e concernente il suo ciclo di vita dopo la commercializzazione, quali le sue condizioni di utilizzazione, di riciclaggio, di reimpiego o di eliminazione, qualora tali condizioni possano influenzare in modo significativo la composizione o la natura del prodotto o la sua commercializzazione.

31      Nel caso di specie, nessun elemento del fascicolo consente di ritenere che l’articolo 1, in combinato disposto con l’articolo 2, punto 1, del WWAG, contenga una condizione che possa influenzare in modo significativo la composizione, l’utilizzazione o la commercializzazione dei terminali per l’accettazione delle scommesse. Tali disposizioni si limitano, come già rilevato al punto 28 della presente sentenza, a determinare l’ambito di applicazione dell’imposta controversa.

32      In tali circostanze, una normativa come quella risultante dall’articolo 1, in combinato disposto con l’articolo 2, punto 1, del WWAG, non rientra nella categoria degli «altri requisiti», ai sensi dell’articolo 1, paragrafo 1, lettera d), della direttiva 2015/1535.

33      In terzo luogo, per quanto riguarda la categoria delle «regole relative ai servizi», occorre rilevare che dal punto 1, lettera d), dell’allegato I alla direttiva 2015/1535 risulta che i «giochi elettronici messi a disposizione di un giocatore presente in una sala giochi», come la messa a disposizione di giochi con scommesse mediante i terminali di cui trattasi nel procedimento principale, costituiscono un servizio non fornito a distanza.

34      Orbene, la qualificazione di «regole relative ai servizi», di cui all’articolo 1, paragrafo 1, lettera e), della direttiva 2015/1535, in combinato disposto con l’articolo 1, paragrafo 1, lettera b), di tale direttiva, presuppone, in particolare, l’esistenza di un servizio fornito a distanza.

35      Pertanto, una normativa come quella di cui trattasi nel procedimento principale, che riguarda un servizio non fornito a distanza, non rientra nella categoria delle «regole relative ai servizi».

36      In quarto luogo, per quanto riguarda la categoria delle «regole tecniche» di cui all’articolo 1, paragrafo 1, lettera f), della direttiva 2015/1535, occorre ricordare che essa riguarda le disposizioni legislative, regolamentari o amministrative degli Stati membri che vietano la fabbricazione, l’importazione, la commercializzazione o l’utilizzo di un prodotto oppure la prestazione o l’utilizzo di un servizio o lo stabilimento come fornitore di servizi. Per quanto riguarda, in particolare, i divieti di utilizzazione, la Corte ha già dichiarato che tali divieti comprendono misure che hanno una portata evidentemente più ampia di una limitazione a taluni usi possibili del prodotto in questione, e che non si limitano pertanto ad una semplice restrizione dell’utilizzo di quest’ultimo (v., in tal senso, sentenza del 21 aprile 2005, Lindberg, C‑267/03, EU:C:2005:246, punto 76).

37      Orbene, nel caso di specie, l’articolo 1, in combinato disposto con l’articolo 2, punto 1, del WWAG, non contiene alcun divieto, di modo che esso non rientra in tale categoria di regole tecniche. Il fatto che l’articolo 8, paragrafo 1, del WWAG preveda sanzioni amministrative in caso di violazione dell’obbligo di pagamento dell’imposta controversa non rimette in discussione tale conclusione. Infatti, le sanzioni previste da quest’ultima disposizione non si applicano ai prodotti di cui trattasi nel procedimento principale né al servizio di organizzazione dei giochi di scommesse, bensì al soggetto passivo dell’imposta controversa.

38      Inoltre, occorre aggiungere che, per quanto riguarda le regole tecniche de facto, ai sensi dell’articolo 1, paragrafo 1, lettera f), iii), della direttiva 2015/1535, la Corte ha già dichiarato che una normativa tributaria che non sia corredata di alcuna specificazione tecnica né di alcun altro requisito di cui essa mirerebbe a garantire l’osservanza, non può essere qualificata come «regola tecnica de facto» (v., in tal senso, sentenza dell’11 giugno 2015, Berlington Hungary e a., C‑98/14, EU:C:2015:386, punto 97).

39      Nel caso di specie, da un lato, non si può sostenere che l’articolo 1, in combinato disposto con l’articolo 2, punto 1, del WWAG, costituisca una misura fiscale che influenza il consumo di prodotti o servizi promuovendo l’osservanza di tali specificazioni tecniche, altri requisiti o regole relative ai servizi, in quanto nessun elemento nel testo di tale disposizione indica che l’obbligo di assolvere tale imposta sia diretto a garantire l’osservanza delle regole tecniche relative ai terminali per l’accettazione delle scommesse che, a loro volta, figurano in un’altra normativa, ossia il WW. Dall’altro, tale disposizione nazionale non è accompagnata da specificazioni tecniche, da altri requisiti o da regole relative ai servizi.

40      Ne consegue che una normativa come quella risultante dall’articolo 1, in combinato disposto con l’articolo 2, punto 1, del WWAG, non rientra nella categoria delle «regole tecniche», ai sensi dell’articolo 1, paragrafo 1, lettera f), della direttiva 2015/1535.

41      Di conseguenza, alla luce di tutte le considerazioni sin qui svolte, occorre rispondere alla prima questione dichiarando che l’articolo 1 della direttiva 2015/1535 deve essere interpretato nel senso che una disposizione tributaria nazionale che istituisce un’imposta sulla gestione di terminali per l’accettazione delle scommesse non costituisce una «regola tecnica», ai sensi di tale articolo.

L’articolo 1 della direttiva (UE) 2015/1535 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 9 settembre 2015, che prevede una procedura d’informazione nel settore delle regolamentazioni tecniche e delle regole relative ai servizi della società dell’informazione, deve essere interpretato nel senso che una disposizione tributaria nazionale che istituisce un’imposta sulla gestione di terminali per l’accettazione delle scommesse non costituisce una «regola tecnica», ai sensi di tale articolo.