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(Jamma) Il gioco pubblico ha fatto bene all’Erario, ma impossibile pensare a nuove tasse. Il mercato è saturo e rende meno. Lo dice la Corte dei Conti.
“Due tipologie di entrata che hanno influito positivamente sulla dinamica del gettito

sono rappresentate dai proventi del settore dei giochi (lotto e lotterie) e da forme di
prelievo che si configurano come dei veri e propri anticipi di entrate future”. E’ quanto si legge nel Rapporto 2017 sulla finanza pubblica presentato oggi dalla Corte dei Conti.
Secondo i giudici contabili “entrambefanno parte dell’area delle c.d. “entrate volontarie” che, nell’accezione coniata dallaCorte, identifica un insieme (comprensivo anche del gettito prodotto da provvedimenti una tantum)che risulta accomunato da un indirizzo di politica delle entrate affidato almaturare di extra gettiti indipendenti da espliciti inasprimenti della pressione tributariaformale. In entrambi i casi, insomma, il contribuente si assoggetterebbe volontariamente ad un onere impositivo, nella prospettiva di un vantaggio potenziale (una vincita al gioco) o effettivo (uno sconto rispetto all’imposta cui sarebbe assoggettato in futuro).
Nell’ultimo decennio, le manovre che hanno interessato queste due tipologie
hanno fornito un impulso crescente alla crescita del gettito complessivo: dai 0,7 miliardi
del 2008 ai 7,1 miliardi di fine periodo.
Nel caso dei Giochi, le accelerazioni della politica fiscale si sono manifestate in
misura massiccia a partire dal 2012, attraverso ordinari aumenti della misura del
prelievo erariale unico (PREU), forme di prelievo aggiuntivo e prelievi “straordinari”.
Non c’è dubbio che il fenomeno delle “entrate volontarie” continuerà ad avere un ruolo di primo piano nelle manovre di finanza pubblica del futuro. Ma una puntualizzazione appare necessaria. Nel segmento dei Giochi, i risultati più recenti sembrano evidenziare la
relativa saturazione del settore e una tendenza alla diminuzione della resa media dei
giochi, in termini di utili netti per l’erario , onde poter fronteggiare l’aumento della quota
delle spese corrisposte per vincite e per spese di gestione. Ciò che rende difficilmente
praticabile una nuova ondata di inasprimenti impositivi o di entrate una tantum, in aggiunta a quella posta in essere nel biennio 2015-2016.
 
E’ interessante evidenziare un altro aspetto messo in luce dalla Relazione dei giudici contabili che attiene, anche in questo caso, al settore dei giochi.
Nello specifico la Relazione evidenzia come spesso si ricorra al contrasto all’evasione, le anticipazioni di gettito, il prelievo derivante da giochi e lotterie e le c.d. spese fiscali (agevolazioni, esenzioni ed altri trattamenti tributari di favore) per non imporre nuove tasse.
Fatta eccezione per due annualità (il 2008 e il 2012) in cui tutte e quattro le tipologie (come pure le “altre” entrate residue) hanno assicurato all’Erario un gettito netto aggiuntivo, gli altri anni in cui si registra un gettito complessivo aggiuntivo (2009-2011) riflettono una sorta di compensazione fra i vuoti di gettito provocati da talune componenti (le spese fiscali, innanzitutto), e i positivi risultati attesi dalle misure di contrasto all’evasione fiscale. ;

il ricorso alla lotta all’evasione come strumento di copertura segna invece il passo nel successivo triennio (2012-2014) lasciando spazio a fonti di gettito ordinarie e all’apporto rinveniente da misure anticipatrici di entrate future: ma questo non basta a controbilanciare il vuoto di gettito determinato dall’esplosione, a partire dal 2013, delle spese fiscali;

le variazioni di gettito che si registrano fra il 2013 e il 2017 sono costantemente negative ma, anche in questo caso, si tratta di esiti cui concorrono in misura e con segno diverso le quattro tipologie in esame. Le anticipazioni di gettito crollano, subendo i contraccolpi d
i scelte operate nelle annualità precedenti, ma si manifesta ancora un effetto compensativo: questa volta dal fronte delle entrate da giochi e lotterie. Allo stesso modo, il rilancio negli ultimi anni della lotta all’evasione come strumento di copertura finanziaria consente di iscrivere in bilancio maggiori entrate che aiutano a contenere i vuoti di gettito derivanti da
una crescita delle spese fiscali. Dal 2013, dunque, si assiste ad una forte dilatazione del
le risorse movimentate dall’intermediazione fiscale; ma ciò non impedisce che il saldo fra maggiori e minori entrate risulti pesantemente negativo.
 
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