Assolvendo una donna dall’accusa di gestione abusiva di un centro scommesse, il giudice monocratico del Tribunale di Marsala Leonardo Bruno Vivona ha stabilito che le norme comunitarie in materia prevalgono su quelle nazionali.

Il giudice ha sentenziato così, accogliendo le argomentazioni dell’avvocato difensore Giovanni Galfano, nel processo che vedeva imputata una donna di 29 anni, titolare nel 2015 dell’agenzia di scommesse on-line “Starbet Sport” a Marsala.

Secondo l’accusa, la donna avrebbe gestito il centro scommesse senza le necessarie autorizzazioni previste dall’articolo 88 del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza. Il fatto contestato fu accertato dalla polizia il 30 novembre 2015. Ma nel processo, l’avvocato difensore ha sostenuto, con successo, la “assoluta illegittimità ed incompatibilità della normativa italiana incriminatrice (art. 4 L.401/89) in relazione ai principi su cui è basato l’ordinamento comunitario”.

Il legale ha spiegato che “l’intero sistema concessorio italiano, pure a seguito dei correttivi introdotti con il c.d. decreto Bersani, risulta in netto contrasto con la disciplina del diritto comunitario, e precisamente con gli artt. 43 e 49 del trattato Ue, i quali stabiliscono la libertà di stabilimento e di prestazioni di servizi”.

Lo Stato italiano, continua l’avvocato Galfano, “punisce gli intermediatori che si limitano a raccogliere le scommesse per conto dei bookmaker comunitari sprovvisti di autorizzazioni italiane, ma impedisce agli stessi di ottenere le autorizzazioni che, però, richiede per lo svolgimento di tale attività” e “alla luce di ciò, il giudice nazionale, svolgendo anche la funzione di giudice comunitario, deve applicare direttamente le norme del Trattato Ue e procedere alla disapplicazione della normativa interna con essa in contrasto”.

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