Esprimono soddisfazione per il risultato i legali, Giacobbe e Tariciotti, e l’associazione Ascob.

La controversia tra le società concessionarie del Bingo e il Ministero delle Finanze sull’applicazione della normativa nazionale che ha imposto a carico di alcuni gestori di giochi e scommesse , con concessioni ormai scadute da tempo e in regìme di “proroga tecnica”, il pagamento di un “canone di proroga tecnica” su base mensile finisce alla Corte di Giustizia Europea.

Gli operatori interessati lamentano che l’imposizione di tale canone di proroga tecnica costituisca violazione di numerose disposizioni del diritto UE primario e derivato.

Il Consiglio di Stato ha deciso in merito alla richiesta avanzata dall’associazione ASCOB che ha promosso il ricorso attraverso i legali rappresentanti, gli avvocati Luca Giacobbe e Matilde Tariciotti.

In particolare, la legge n. 147 del 2013, articolo 1, coma 636 aveva previsto che le concessioni di gioco per la raccolta del Bingo in scadenza negli anni 2013 e 2014 dovessero essere attribuite con procedure ad evidenza pubblica e che i gestori uscenti, laddove intendessero partecipare alle nuove gare, avrebbero dovuto versare un canone di proroga tecnica mensile (inizialmente fissato in 2.800 euro).

In realtà, negli anni successivi, le gare in questione non sono state indette e i concessionari uscenti hanno continuato ad operare in regìme di proroga, essendo però obbligati a versare mensilmente il predetto canone di proroga tecnica.

2. Con ricorso n. 7282/2020, proposto dinanzi al TAR del Lazio, sede di Roma, la S.r.l. ASCOB – Associazione Concessionari Bingo, e le altre società di cui all’epigrafe, in qualità di titolari di concessioni del gioco del Bingo scadute ed operanti in regime di proroga tecnica, hanno impugnato, chiedendone l’annullamento, la nota (datata 9 luglio 2020), con la quale l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha respinto la loro istanza (in data 2 luglio 2020) con cui chiedevano:

1) di voler disporre – quanto meno in via temporanea ed in attesa di vagliare l’adozione di ulteriori provvedimenti, funzionali a ripristinare l’equilibrio economico finanziario delle concessioni e comunque fino alla definizione del contenzioso sub punto 3) delle premesse – la sospensione del pagamento del canone relativo alla proroga tecnica;

2) di voler comunque disporre – quanto meno in via temporanea ed in attesa di vagliare l’adozione di ulteriori provvedimenti, funzionali a ripristinare l’equilibrio economico finanziario delle concessioni e comunque fino alla definizione del contenzioso sub punto 3) delle premesse – che tutti gli operatori, titolari di concessioni per il gioco del bingo, siano facoltizzati a versare l’importo mensile di Euro 2.800,00, producendo per la restante un’appendice alla fideiussione o polizza assicurativa già rilasciata in favore di Codesta Spettabile Agenzia ai sensi dell’art. 15 della convenzione di concessione a precisazione che la garanzia è estesa anche al pagamento del canone

mensile relativo alla proroga tecnica;

3) di voler assumere ogni iniziativa necessaria a preservare l’equilibrio economico finanziario delle concessioni del bingo, procedendo ad avviare ogni necessario procedimento, anche in contraddittorio con gli operatori”.

LE QUESTIONI INTERPRETATIVE che verranno sottoposte alla Corte Eu sono le seguenti:

I. “Se la direttiva 2014/23/UE sull’aggiudicazione dei contratti di concessione, nonché i principi generali desumibili dal Trattato, e segnatamente gli artt. 49 e 56, TFUE debbano essere interpretati nel senso che essi trovano applicazione a fronte di concessioni di gestione del gioco del Bingo le quali siano state affidate con procedura selettiva nell’anno 2000, siano scadute e poi siano state reiteratamente prorogate nell’efficacia con disposizioni legislative entrate in vigore successivamente all’entrata in vigore della direttiva ed alla scadenza del suo termine di recepimento”.

II. “nel caso in cui al primo quesito sia fornita risposta affermativa, se la direttiva 2014/23/UE osta ad una interpretazione o applicazione di norme legislative interne, o prassi applicative sulla base delle norme stesse, tali da privare l’Amministrazione del potere discrezionale di avviare, su istanza degli interessati, un procedimento amministrativo volto a modificare le condizioni di esercizio delle concessioni, con o senza indizione di nuova procedura di aggiudicazione a seconda che si qualifichi o meno modifica sostanziale la rinegoziazione dell’equilibrio convenzionale, nei casi in cui si verifichino eventi non imputabili alle parti, imprevisti ed imprevedibili, che incidono in modo significativo sulle condizioni normali di rischio operativo, finché perdurino tali condizioni e per il tempo necessario per eventualmente ripristinare le condizioni originarie di esercizio delle concessioni”.

III. “Se la direttiva 89/665/CE, quale modificata dalla direttiva 2014/23/UE, osta ad una interpretazione o applicazione di norme nazionali interne, o prassi applicative sulla base delle norme stesse, tali che il Legislatore o l’Amministrazione pubblica possano condizionare la partecipazione alla procedura per la riattribuzione delle concessioni di gioco all’adesione del concessionario al regime di proroga tecnica, anche nell’ipotesi in cui sia esclusa la possibilità di rinegoziare le condizioni di esercizio della concessione al fine di ricondurle in equilibrio, in conseguenza di eventi non imputabili alle parti, imprevisti ed imprevedibili, che incidono in modo significativo sulle condizioni normali di rischio operativo, finché perdurino tali condizioni e per il tempo necessario per eventualmente ripristinare le condizioni originarie di esercizio delle concessioni”.

IV. “Se, in ogni caso, gli artt. 49 e 56 del TFUE e i principi di certezza ed effettività della tutela giuridica, nonché il principio del legittimo affidamento ostino ad una interpretazione o applicazione di norme legislative interne, o prassi applicative sulla base delle norme stesse, tali da privare l’Amministrazione del potere discrezionale di avviare, su istanza degli interessati, un procedimento amministrativo volto a modificare le condizioni di esercizio delle concessioni, con o senza indizione di nuova procedura di aggiudicazione a seconda che si qualifichi o meno modifica sostanziale la rinegoziazione dell’equilibrio convenzionale, nei casi in cui si verifichino eventi non imputabili alle parti, imprevisti ed imprevedibili, che incidono in modo significativo sulle condizioni normali di rischio operativo, finché perdurino tali condizioni e per il tempo necessario per eventualmente ripristinare le condizioni originarie di esercizio delle concessioni”.

V. “Se gli artt. 49 e 56 del TFUE e i principi di certezza ed effettività della tutela giuridica, nonché il principio del legittimo affidamento ostino ad una interpretazione o applicazione di norme nazionali interne, o prassi applicative sulla base delle norme stesse, tali che il Legislatore o l’Amministrazione pubblica possano condizionare la partecipazione alla procedura per la riattribuzione delle concessioni di gioco all’adesione del concessionario al regime di proroga tecnica, anche nell’ipotesi in cui sia esclusa la possibilità di rinegoziare le condizioni di esercizio della concessione al fine di ricondurle in equilibrio, in conseguenza di eventi non imputabili alle parti, imprevisti ed imprevedibili, che incidono in modo significativo sulle condizioni normali di rischio operativo, finché perdurino tali condizioni e per il tempo necessario per eventualmente ripristinare le condizioni originarie di esercizio delle concessioni”.

VI. Se, più in generale, gli artt. 49 e 56 del TFUE e i principi di certezza ed effettività della tutela giuridica, nonché il principio del legittimo affidamento ostino a una normativa nazionale (quale quella che rileva nella controversia principale, la quale prevede a carico dei gestori delle sale Bingo il pagamento di un oneroso canone di proroga tecnica su base mensile non previsto negli originari atti di concessione, di ammontare identico per tutte le tipologie di operatori e modificato di tempo in tempo dal legislatore senza alcuna dimostrata relazione con le caratteristiche e l’andamento del singolo rapporto concessorio”.

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