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“Se il patto Di Maio-Salvini appare inossidabile, nonostante le vistose differenze che ci sono tra i due vice premier, si intravvedono i primi segni di tensione tra Fico e Di Maio. Fico nel suo ruolo istituzionale: terza carica dello Stato, persegue la sua battaglia contro i vitalizi, facendosene scudo per testimoniare la sua fedelta’ agli ideali del Movimento;

Di Maio invece, davanti alle enormi difficolta’ che presenta la ripresa dell’occupazione, preferisce schierarsi con il collega Salvini per non essere messo sistematicamente nell’angolo e soffrire di una sindrome di scarsa visibilita’ mediatica”. Lo afferma la senatrice Paola Binetti, per la quale “in realta’ mentre una parte della stampa si schiera con Fico contro Salvini, un’altra parte si schiera con Salvini, fagocitando Di Maio, che corre il rischio di apparire irrilevante. Ed e’ questa la prima vera sfida che impegnera’ Luigi Di Maio nei prossimi giorni: non sparire dallo scenario mediatico, in un momento in cui per il M5S inizia inevitabilmente la prima resa dei conti per le promesse fatte, e finora ben lungi dall’essere attuate”. “A cominciare- prosegue- dal Decreto Dignita’. Il primo decreto del governo, in cui tutti e quattro i punti che rappresentano le 4 coordinate del decreto appaiono difficilissimi da realizzare: dall’abolizione con effetto immediato di spesometro, redditometro, split payment e studi di settore alla delocalizzazione delle imprese, con le misure punitive previste per chi se ne va dopo aver intascato aiuti di stato. Ma e’ sul Terzo punto, quello che riguarda la lotta alla precarieta’ e prevede una norma per abolire gli spot pubblicitari per il gioco d’azzardo che tutti stiamo aspettando il ministro Di Maio. Abbiamo fatto esperienza nella scorsa legislatura della sostanziale impossibilita’ di intervenire in materia di giochi riducendo l’offerta di gioco, con ampie sforbiciate a tutti i tipi di gioco e non solo le famose avp e vlt, senza per questo ridurre il gettito fiscale che l’azzardo comunque produce alle casse dello stato”.

Binetti ricorda che “Baretta, nonostante le promesse e i tentativi fatti, non c’e’ riuscito e alla fine ha optato per le casse dello stato, Dopotutto lui era allora sottosegretario del MEF con delega ai giochi. Il punto oggi e’ del tutto analogo. Di Maio ha fatto molte promesse che confliggono tra di loro. Vuole il reddito di cittadinanza come misura di contrasto alla poverta’; ma per questo ha bisogno di risorse: e il gioco e’ una delle risorse classiche. Ma lui ha dichiarato che il gioco sta distruggendo le famiglie e per questo va abolita ogni forma di pubblicita’. Meno pubblicita’ e probabilmente meno reddito per il fisco. Ma cosa dira’ allora il ministro del MEF? Ricominceremo lo stesso balletto delle dichiarazioni e delle contraddizioni di Baretta? Di Maio ha liquidato le attese del Decreto Dignita’, come se la solita burocrazia, tardasse a compiere il consueto rito della bollinatura, per ragioni banali o puramente formali. Ma non credo proprio che le cose stiano cosi'”. Continua la centrista: “Temo piuttosto che l’operazione bollinatura non sia affatto una operazione di secondaria importanza. Probabilmente si sta tentando di svuotare il decreto in quei passaggi che riducono il gettito fiscale ad un governo sempre piu’ in affanno sotto il profilo economico. E Di Maio dovra’ inventare qualche scusa per non mostrare ai sui elettori e al paese intero, che il nuovo governo corre il rischio di ripetere gli stessi errori del governo precedente: ogni volta che si e’ trovato davanti ad un tema eticamente, prima ancora che economicamente, sensibile, ha scelto la strada peggiore. E Di Maio corre il rischio di dover fare marcia indietro, nonostante nella precedente legislatura con i colleghi della XII Commissione si sia fatta una battaglia condivisa in fatto di valori e strategie. Ma e’ ora- conclude la parlamentare UDc- che le promesse possono diventare realta’ o restare una semplice formula con cui qualcuno e’ andato alla ricerca di consenso, senza volersene assumere fino in fondo le conseguenze. Vedremo se la bollinatura si risolvere in un pur gesto formale o in una vera e propria trappola mortale”.

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