ll Ministro dell’Economia deve tutelare i gestori degli apparecchi da intrattenimento a vincita “in quanto piccoli operatori della filiera”, in particolare vietando le “clausole di recesso o risoluzione contrattuale da parte dei concessionari” o consentendo ai proprietari “di ottenere da altri concessionari l’emissione dei nulla osta di messa in esercizio sostitutivi per i medesimi apparecchi, in considerazione del ruolo dei gestori degli apparecchi e dell’enorme apporto in termini di prelievo fiscale che assicurano all’erario”.

E’ quanto chiede in un’interrogazione il senatore Luigi Vitali (FI).

Vitali ricoda che la filiera è composta da “circa 5.000 aziende e circa 300.000 lavoratori”. Secondo Vitali, il taglio della rete delle slot – completato a aprile del 2018, e che ha comportato la rottamazione di circa il 35% delle macchine – “ha comportato un aumento quasi del 1.000 per cento dei costi gravanti sui proprietari”. Questo processo, secondo Vitali, ha di fatto “determinato la soppressione della libera concorrenza nel settore degli apparecchi di gioco. Infatti, le società concessionarie hanno chiesto ai gestori l’aumento del loro corrispettivo anche attraverso l’impiego, in caso di rifiuto, degli strumenti di recesso e risoluzione dei contratti (…) nel concreto, questo produce l’effetto di far decadere la validità dei nulla osta di messa in esercizio degli apparecchi del piccolo imprenditore e rende disponibili a favore della società concessionaria il corrispondente numero di nulla osta sostitutivi”. Vitali sostiene che “il blocco del mercato, derivante dalla necessità di ridurre il numero di apparecchi presenti sul territorio nazionale, ha portato alla commissione di abusi da parte delle società concessionarie a discapito delle piccole e medie imprese, proprietarie degli apparecchi; sono stati anche segnalati incrementi delle tariffe per il collegamento annuo degli apparecchi alla rete telematica fino al 1.000 per cento e l’imposizione unilaterale di modifiche contrattuali vessatorie che rendono del tutto subordinata la posizione del contraente più debole; le imprese che non accettano tali condizioni peggiorative dei contratti sono costrette alla sparizione dal mercato pur rispettando tutti i requisiti previsti dalla normativa di settore”.