Il vicepresidente del Consiglio regionale del Veneto, Bruno Pigozzo, è stato tra i protagonisti a Torino del convegno “Azzardo. Fra legislazione nazionale, regionale e regolamentazione degli Enti Locali” promosso dalla Consulta nazionale Antiusura che raccorda 32 fondazioni antiusura presenti in ogni regione italiana.

Al convegno il vicepresidente del consiglio regionale del Veneto ha presentato “la fotografia della realtà veneta che pone dei dati tanto interessanti quanto inquietanti: le ludopatie in veneto – ha detto il Vicepresidente – coinvolgono circa 32.500 giocatori dei quali pochissimi, un dato statistico inferiore al 6 per cento del totale, circa 1800 persone, si rivolgono effettivamente ai SerD delle Ulss. Il volume di gioco supera i sei miliardi di € e anche in Veneto i casi di cambisti, chi presta denaro a tassi elevati ai giocatori dei casinò, o di usura non sono affatto infrequenti e in certe situazioni, purtroppo, sono anche riconducibili a organizzazioni malavitose strutturate di chiara ascendenza mafiosa: ricordiamo tutti in Veneto il caso, una decina di anni or sono, di Rosario Lo Nardo, figura di riferimento dei clan Fidanzati e di Totuccio Contorno nonché ponte tra Cosa Nostra e Mala del Brenta condannato per usura a 10 anni proprio perché prestava denaro a giocatori incalliti, che finivano poi per essere vittime di estorsioni e minacce. Tra gli anni dell’arresto di Lo Nardo, il 2010, e il 2016 le denunce per estorsione sono aumentate del 70 per cento in Veneto e anche le denunce per usura sono salite del 37 per cento: a fianco delle ludopatie, che necessitano di politiche di prevenzione oltre che di cure, si sviluppa il cancro mafioso che deve essere contrastato con l’azione di contrasto e repressione, che spettano alla magistratura inquirente e alle Forze dell’Ordine, ma anche attraverso una costante azione di prevenzione e di informazione e diffusione della cultura della legalità, soprattutto ma non solo tra i giovani.

Gli enti locali possono svolgere un ruolo decisivo in ciò. In Veneto non mancano gli interventi legislativi miranti a ridurre l’impatto del gioco d’azzardo, e penso all’art. 20 della Legge Regionale 6 del 2015, all’art. 54 della legge regionale 30 del 2016, con i vincoli e parametri urbanistici, oltre alle norme tese a contrastare la malavita organizzata come con la legge regionale 48 del 2012 che prevede misure per l’attuazione coordinata delle politiche regionali a favore della prevenzione del crimine organizzato e mafioso, della corruzione nonché per la promozione della cultura della legalità e della cittadinanza responsabile.

Non da ultimo poi vorrei ricordare come in quinta Commissione consiliare sia in discussione, con le relative audizioni, il Pdl 395 con nuove norme sulla prevenzione e cura del disturbo da gioco d’azzardo patologico, testo che raccoglie tre proposte avanzate da diversi gruppi consiliari sull’argomento. Il tema è avvertito e all’attenzione del legislatore regionale veneto e la nostra partecipazione al convegno torinese è una testimonianza dell’impegno che profondiamo sia per contrastare il radicamento delle mafie nella nostra regione, sia per dare risposte alla drammatica realtà della ludopatia”.