«Le leggi sono in vigore e vanno applicate, oltre che sempre rispettate». Lo afferma in una nota il presidente del Consiglio regionale della Valle d’Aosta, Alberto Bertin, a proposito dei consiglieri regionali condannati dalla Corte dei Conti per i finanziamenti pubblici al Casinò di Saint-Vincent. E’ quanto si legge su aostaoggi.it.

Bertin chiarisce che, allo stato attuale delle cose, nessun consigliere regionale condannato dalla magistratura contabile sta per essere dichiarato decaduto, anche se non ha ancora estinto il debito con la Regione e cioè versato il risarcimento disposto dalla Terza sezione giurisdizionale della Corte dei conti di Roma.

La legge regionale di riferimento, ricorda Bertin, «stabilisce l’incompatibilità con la carica di consigliere regionale per coloro che, per fatti compiuti quando erano amministratori della Regione, sono stati – con sentenza passata in giudicato – dichiarati responsabili verso la Regione e non hanno ancora estinto il debito». Nel caso del procedimento sui finanziamenti pubblici alla Casinò de la Vallée la sentenza non è definitiva. «Come riferito dall’Avvocatura regionale – prosegue il presidente del Consiglio Valle – la sentenza della Corte dei conti risulta impugnata in Cassazione da tutti i soggetti interessati e pertanto non si può ritenere come definitiva. Ai sensi di queste due norme, l’iter di pronunciamento della decadenza non può quindi essere avviato».

È invece operativa la procedura esecutiva di recupero delle somme dovute dai politici ritenuti responsabile del danno. «Il ricorso per Cassazione, che non fa passare in giudicato la sentenza, non sospende però l’esecuzione della stessa, ma è il giudice che ha pronunciato la sentenza impugnata che può, su istanza di parte, disporne la sospensione», chiarisce Bertin.

«Può forse sembrare un paradosso, ma la situazione è questa – conclude -. Si tratta di una vicenda che non ha nessuna implicazione politica, ma che è essenzialmente giuridica».

Le parole di Bertin rispondono alle accuse di Fratelli d’Italia, che avevano chiesto le sue dimissioni accusandolo di immobilismo per non aver dato corso a quanto previsto dalla legge elettorale sulla questione incompatibilità.

Fratelli d’Italia, attraverso il suo coordinatore Alberto Zucchi, fa riferimento al comma Q dell’articolo 5 della legge elettorale, in particolare sul comma lettera V dello stesso articolo 5, che sancisce l’incompatibilità di «coloro che, avendo un debito liquido ed esigibile verso la Regione, sono stati legalmente messi in mora». «Quello che viene considerato esecutivo per dare ad un avvocato l’incarico di recuperare i denari a 18 persone – aggiunge Zucchi – non viene ritenuto tale per dare il via ad una semplice applicazione di norma di legge regionale. Perché?».