Bene che vada, ovvero ammesso che le attività di giochi e scommesse aprano entro le prime due settimane di giugno, lo Stato, così come l’industria stessa, dovrà fare i conti con una riduzione della raccolta almeno pari al 50%.

E’ un dato impietoso, speriamo decisamente pessimista, di addetti ai lavori che in questi giorni tentano una previsione sull’andamento del comparto e una previsione per il 2020.

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Per il momento il governo fa orecchie da mercante, in silenzio di fronte alle richieste del comparto, adducendo come scuse la prudenza e i rischi, anche se non sono ben chiari, legati alle attività di gioco legale.

Nel frattempo la magistratura contabile, ovvero chi nel nostro paese è tenuto a vigilare sui conti e sulle scelte dell’esecutivo in questo campo, ricorda, inesorabilmente che, mai come adesso, lo Stato sulle entrate dai giochi ci conta. E non poco.

Quando della pandemia non si parlava, ma tutti ricordano le ‘grida’ di esponenti del governo e della maggioranza contro quello che chiamano il gioco d’azzardo, nessuno si è mai chiesto che senso aveva pensare a ‘crescenti entrate attese dai proventi da giochi e dal rinnovo delle concessioni’.

Oggi la Corte dei Conti, nell’ultimo report sul coordinamento della finanza pubblica, ci ricorda che stiamo parlando dell’8,6 per cento dei mezzi di copertura dell’anno 2020 e addirittura dell’11,5 per cento nel 2022.

Non solo. L’esecutivo pensò ad un ‘ridimensionamento del gettito atteso dalle nuove imposte su plastica, bevande e dal taglio operato sulle tax expenditure (rispetto al disegno iniziale)’ compensandolo con un aumento delle entrate dal complesso sistema di tassazione dei giochi e dai proventi riconducibili alle concessioni degli stessi giochi.

Di quanti soldi stiamo parlando, anzi sta parlando la Corte dei Conti? Di 1.272 milioni per il quest’anno, di 1.231 milioni nel 2021 e di 1.375 milioni nel 2022.

Spieghiamolo bene ai benpensanti, ai moralisti e a chi vanta di poter influire sulle scelte del governo sulla riapertura delle migliaia di attività di gioco che senza di queste, ammesso che possa essere una decisione legittima, molti soldi da spendere se ne vanno in fumo.

Ora, che si scelga di non ascoltare un settore ci può anche stare, anche se discutibile, ma che Conte&Company arrivino ad ignorare la Corte dei Conti…giudicate voi. Che si sappia, però, che ogni euro in meno rispetto a quella cifra messa nero su bianco su quel report, è un euro in meno per ogni cittadino italiano, tra cui, ahimè, anche gli stessi imprenditori del gioco legale e i loro dipendenti che oggi lottano per conservare il loro posto di lavoro. mc