(Jamma) Quello in cui viviamo è un Paese praticamente bloccato da sei mesi. E non solo in materia di regolamentazione sui giochi.

Un solo decreto legge, quello sull’Authority dell’energia, varato negli ultimi sei mesi. Una lunga serie di importanti misure attuative, in primis dell’ultima legge di bilancio ma non solo, ancora al palo: dal provvedimento per la tutela dei risparmiatori danneggiati dai crack bancari e dalla ripartizione del fondo da 60 milioni per alleggerire il peso del super-ticket sanitario (che sarà oggetto oggi di un confronto tecnico tra Stato e Regioni) al decreto legislativo per le misure di adeguamento alle nuove regole Ue sulla privacy passando per la web tax, i giochi e il credito d’imposta del 40% sulle spese 2018 relative al costo aziendale dell’attività di formazione in tecnologie 4.0 (il testo è in rampa di lancio).

E’quanto sottolinea Marco Mobili s Il Sole24Ore. Quella che abbiamo di fronte è la fotografia di un Paese sostanzialmente fermo da quando, il 28 dicembre, il capo dello Stato ha firmato il decreto di scioglimento delle Camere sancendo la fine della diciassettesima legislatura.

“Il blocco dell’attività pesa anche sul settore dei giochi e soprattutto sul gettito che lo Stato raccoglie da scommesse, slot, superenalotto e gratta e vinci. Il 30 aprile si chiude l’operazione di riduzione delle Awp (le slot): dalle circa 400mila attuali si passerà a 265mila, con un taglio percentuale del 35%. Riduzione prevista dalla legge di Bilancio e che è alla base dell’intesa tra Stato e Regioni sul riordino dei punti di gioco, siglata in piena solitudine il 7 settembre scorso dal sottosegretario Pier Paolo Baretta (con il Governo rimasto a guardare), di cui però si attende ancora il decreto attuativo previsto per il 31 ottobre 2017. Un decreto non di poco conto la cui assenza mette a rischio la tenuta del gettito erariale: il Dlgs avrebbe dovuto conciliare l’entrata in vigore delle leggi regionali “anti-gioco” con gli investimenti già esistenti sul territorio. Forza Italia a fine legislatura aveva stimato un buco per le casse vicino ai 3 miliardi. Lo stesso Baretta, in numerosi interventi pubblici dal canto suo, ha sempre sostenuto che l’intesa avrebbe comportato un mancato gettito di circa un miliardo di euro all’anno. Pur volendo restare nel mezzo tra le diverse posizioni, il costo in termini di perdita di gettito per le casse dello Stato è tale da obbligare la Ragioneria dello Stato a rinviare il provvedimento per mancanza di coperture”.

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