Nel 2020 “sul versante delle entrate, ridottesi nel complesso del 6,4 per cento rispetto al 2019, tutti i principali aggregati hanno mostrato diminuzioni. In particolare, le imposte dirette si sono ridotte del 2,1 per cento scontando soprattutto un decremento dell’Irpef, le imposte indirette sono calate dell’11,2 per cento a causa di contenimenti significativi dell’IVA, delle accise sugli olii minerali, dell’IRAP (oggetto peraltro di parziale abolizione temporanea) e dell’imposta su lotto e lotterie (per la chiusura dei luoghi di gioco)“.

E’ quanto si legge nella memoria rilasciata dall’Ufficio Parlamentare di Bilancio nell’ambito dell’audizione sul DEF 2021 nelle Commissioni Bilancio riunite di Camera e Senato.

Nelle previsioni del DEF, l’incidenza del complesso delle entrate si riduce nel 2021, al 47,4 per cento del PIL, per poi risalire sino a collocarsi nel 2023 allo stesso valore dello scorso anno – il 47,8 per cento – e scendere nuovamente nel 2024, al 46,3 per cento. Tale andamento risulta influenzato dal profilo ipotizzato delle sovvenzioni della UE relative al programma NGEU, contabilizzate tra le entrate in conto capitale non tributarie. La pressione fiscale, su cui non incidono tali trasferimenti, viene valutata invece in diminuzione lungo tutto l’arco temporale in esame – dal 43,1 per cento del PIL nel 2020 – anno che risente della caduta del PIL – al 41,6 per cento nel 2024 – con riduzione dell’incidenza delle imposte dirette e dei contributi sociali specialmente nell’anno in corso. Le imposte dirette risentono delle misure disposte con la legge di bilancio per il 2021, in particolare della stabilizzazione operante a regime dal 2021 delle detrazioni Irpef per i lavoratori dipendenti e della proroga delle detrazioni fiscali per le spese relative agli interventi di efficientamento energetico e ristrutturazione edilizia. La tassazione indiretta torna ad aumentare, anche in percentuale del PIL, dopo la forte contrazione registrata nel 2020, con un recupero in particolare delle imposte sugli affari e di quelle relative alla categoria dei giochi. I contributi sociali si riducono in termini di PIL nel 2021 soprattutto a causa degli sgravi contributivi per l’occupazione in aree svantaggiate previsto dalla legge di bilancio e dei maggiori esoneri dal pagamento dei contributi previdenziali dovuti dai lavoratori autonomi e dai professionisti disposti dal DL 41 del 2021; negli anni successivi, i contributi risentono dell’effetto dei rinnovi contrattuali nel pubblico impiego”.