Claudio Cia, Segretario Politico di AGIRE per il Trentino, consigliere della Provincia di Trento e assessore, intervenire sulla vicenda che vede protagonista Elisabetta Bozzarelli, consigliera del comune di Trento, oggetto di minacce sui social.

Negli scorsi giorni la Consigliera Comunale del Partito Democratico Elisabetta Bozzarelli ha denunciato – in una conferenza stampa – gli attacchi giunti attraverso i social network a lei e ai suoi figli a seguito dell’approvazione della proposta di mozione in Consiglio comunale volta a “sospendere presso tutti gli esercizi commerciali: il gioco lecito con vincita di denaro del tipo “slot machines, i giochi numerici del tipo “winforlife” e similari, compresi gratta e vinci e le  scommesse su eventi sportivi e non sportivi”, il cui impegno era stato tristemente mutato in “emettere tempestiva ordinanza di sospensione del gioco lecito con vincita di denaro del tipo “slot machines”, vlt, qualora l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli pubblicasse nuova determinazione per la riapertura e l’emergenza Covid-19 fosse ancora in corso”, limitando di molto quindi il campo di azione.

Alla Consigliera e ai suoi familiari, colpiti dall’odio della rete, va la mia completa solidarietà. Ricordo bene la sensazione di insicurezza che anche io provai quando subì minacce a causa della mia opposizione al ddl detto “contro l’omofobia”, in realtà volto a trasformare la Provincia in promotrice del pluralismo sessuale. Io non ricevetti particolari manifestazioni di solidarietà dalla sinistra, ma dev’essere responsabilità di ognuno di noi il contrasto a questi gravi episodi che minano la serenità di qualunque confronto“, fa sapere Claudio Cia.

Quello che faccio fatica a capire è come sia stato possibile trasformare una così importante conferenza stampa di denuncia, in un evento per la campagna elettorale del candidato sindaco Franco Ianeselli. Questa mia perplessità è motivata dal fatto di non ricordare particolari prese di posizione contro il gioco (lecito o d’azzardo) avvenute in passato da parte dell’ex sindacalista e – soprattutto – dall’assenza di moderazione dei commenti sulla sua pagina Facebook, visto che anche io  – citato e “taggato” di sovente – proprio lì sono continuamente bersagliato dai pretoriani di Ianeselli (pare che l’odio social esista anche a sinistra…), che quando va bene vengo mi dipingono come una “brutta persona” che “avrebbe bisogno di uno psicologo”, quando va male si passa agli attacchi personali che non è opportuno riportare.

Ritornando alla proposta della Consigliera Bozzarelli, propagandata dai media mainstream come “lotta al gioco d’azzardo”, mi tocca osservare come in realtà essa si tratti – naturalmente secondo le competenze e i mezzi del Comune (motivo che ha portato al ridimensionamento dell’impegno della mozione) – di una “lotta al gioco lecito” il quale porta nelle casse provinciali, secondo i dati aggiornati al 2019 del sito dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, un ritorno fiscale di oltre 67 milioni di euro.

Questa battaglia rischia non solo di non dare una risposta al grande problema del gioco d’azzardo patologico, ma addirittura di aggravarne la situazione, visto che alla “sparizione” del gioco lecito seguirebbero – quasi certamente – l’implementazione del gioco on-line (dal quale non discende alcun ritorno fiscale per la Provincia Autonoma di Trento e dove non è permesso alcun tipo di controllo sull’utente), il trasferimento verso altri giochi pubblici (Lotto, Superenalotto ecc.) – particolarmente pericolosi per la rapidità dell’acquisto e l’anonimato garantito (cosa non consentita sugli apparecchi che – a partire dal 2020 – prevedono per il loro funzionamento l’inserimento della tessera sanitaria dell’avventore) e – da non sottovalutare – la ricomparsa e il dilagare del gioco illecito.

Da alcuni mesi, in qualità di Presidente della IV Commissione permanente del Consiglio provinciale che si occupa di politiche sociali, sanità, sport, attività ricreative ed edilizia abitativa ho avviato con i commissari una riflessione che dovrebbe portare ad una maggiore conoscenza del tema (slegata da vincoli ideologici) in attesa di un intervento legislativo che sappia coniugare le esigenze della reale lotta alla ludopatia e gli interessi degli operatori economici e della Provincia“, conclude Cia.