“È trascorso un anno dalla presentazione della nostra mozione sulla limitazione degli orari delle sale da gioco che, manco a dirlo, fu bocciata perché la maggioranza ne presentò una all’ultimo momento e se la votò anche, perché ritenuta “più completa” in quanto si differenziava dalla nostra perché in più “si richiedeva di facilitare l’apertura di un tavolo di concertazione con tutte le istituzioni locali (ASL, Questura, Prefettura ecc.) al fine di svolgere attività di formazione e di informazione finalizzate al contrasto della dipendenza dal gioco d’azzardo patologico”. Così in una nota Pina Ciammariconi, Capogruppo M5S Consiglio comunale di Teramo.

“Posto che quanto richiesto nel passaggio che avrebbe determinato la famosa “differenza” era ed è tutt’ora previsto nel Piano Regionale GAP 2017/2018 che comprende tra l’altro, “iniziative per la prevenzione e il contrasto al gioco d’azzardo” per l’appunto, sarebbe doveroso nei confronti del Consiglio ma soprattutto della cittadinanza, riferire quanti dei citati tavoli siano stati aperti nel corso dell’anno, con quali risultati e che tipo di attività si è deciso di intraprendere atteso che il tutto, ammesso che sia stato fatto, è avvenuto in totale “riservatezza” che però stona parecchio rispetto agli annunci a mezzo stampa fatti poco più di un anno fa quando Sindaco e Assessore dichiaravano “…siamo con sapevoli dell a pericolosità di tale fenomeno e riteniamo imprescindibile intervenire per arginarlo… i dati confermano che l’impatto sociale di tale fenomeno è così rilevante da non poterci lasciare indifferenti, perché l’azione politica è innanzitutto la ricerca del benessere individuale e sociale”.

E ancora il 5 marzo 2019: “la bozza è quasi pronta…” siamo ad ottobre e quindi? Più volte abbiamo sollecitato l’ordinanza nel corso dell’anno, ma ci è stato risposto che si era in attesa di un ricorso al TAR del Lazio riguardante un ’ordinanza analoga emessa dal comune di Anzio(?!?!). Viene spontaneo chiedersi come mai l’Assessore Filipponi, abbia preso a modello proprio l’ordinanza sulla limitazione degli orari del Comune di Anzio e attendesse l’esito del ricorso presentato dai gestori di una sala bingo locale, come se proprio da quella sentenza dipendesse il destino dell’intera nazione, e non quella del comune di Roma (ad esempio) a cui quello stesso TAR ha dato ragione per ben due volte? (…)

Il Sindaco D’Alberto e l’Assessore Filipponi si attivino affinché, in tempi brevissimi, il comune di Teramo entri a far parte di quella schiera di comuni che ha cercato di porre un argine al fenomeno della ludopatia perché non c’è più tempo per i tentennamenti e i tatticismi. L’ordinanza bocciata del Comune di Anzio è poca cosa rispetto alla decisione della Corte costituzionale del 2014 (sentenza n.220 del 2014), la quale ha considerato pienamente legittimo l’utilizzo in questo campo dei poteri di ordinanza ex art. 50, comma7, del testo unico sugli enti locali per esigenze di tutela della salute, della quiete pubblica, ovvero della circolazione stradale. In tal senso vedasi ad esempio l’ordinanza del sindaco di Verona n. 9 del 2016 e la n. 111 del 2018 della sindaca di Roma che fanno leva proprio sui poteri attribuiti dalla legge al sindaco. Tale orientamento trova conferma in gran parte delle sentenze di Tar e Consiglio di Stato. L’Abruzzo detiene la maglia nera in base all’importo pro capite destinato al gioco d’azzardo, Teramo occupa il quarto posto a livello nazionale… Il tempo è scaduto”.