Tassare il gioco d’azzardo per ridurne il consumo è sbagliato. Lo conferma uno studio inglese pubblicato dalla prestigiosa rivista medico-scientifica The Lancet

La leva fiscale, ovvero la tassazione, come strumento per ridurre il consumo di qualcosa che viene ritenuto dannoso per la salute non è sempre la soluzione più giusta. Accade spesso che i governi ricorrano a tasse più alte per aumentare i prezzi e ridurre il consumo e problemi di salute pubblica legati al consumo di tabacco, alcol o bevande zuccherate.

L’idea che tale proposta possa funzionare anche per il gioco d’azzardo, secondo uno studio dell’Università di Bristol, Regno Unito, trascura il fatto che sono in gran parte le perdite eccessive di gioco, piuttosto che l’atto stesso del gioco, a produrre danni legati al gioco.

Le tasse sul gioco possono avere effetti negativi sui danni legati al gioco attraverso questo canale di aumento delle perdite dei giocatori.

Anche il governo del Regno Unito, in passato, ha tassato le vincite dei giocatori d’azzardo.

Tuttavia, questa tassa ha effettivamente aumentato le perdite nette complessive dei giocatori d’azzardo, perché qualsiasi vincita è stata ridotta dall’incidenza della tassa. Inoltre, questa tassa ha alimentato il mercato nero, perché ha fornito un elemento, il prezzo, su cui gli operatori illegali potevano competere.

Tassare gli operatori del gioco d’azzardo – rileva la ricerca del prof. Philip W S Newall e del prof. Matthew J Rockloff – è un altro approccio simile.Tuttavia, gli operatori sono incentivati dagli utili al netto delle tasse. Qualsiasi aumento delle tasse, quindi, significa che l’operatore deve aumentare le perdite del giocatore, e quindi il danno, solo per mantenere un livello costante di profitto.

È probabile che una tassa smart sul gioco, ovvero sui profitti degli operatori, che è più alta sui prodotti più dannosi, sia la più resistente a queste preoccupazioni.

Tuttavia, qualsiasi tassa smart richiede un’esatta quantificazione dei danni legati al gioco per essere implementata in modo ottimale. I ricercatori del gioco d’azzardo possono concordare ampiamente su quali prodotti di gioco d’azzardo siano i più dannosi, ma non sono in grado di quantificare con precisione queste differenze.

Inoltre, i governi possono dipendere eccessivamente dalle entrate fiscali del gioco d’azzardo. Molti governi hanno legalizzato il gioco d’azzardo per aumentare le entrate fiscali piuttosto che per altre questioni sociali.

Questo approccio può rendere più difficile l’adozione di altre misure di salute pubblica per il gioco d’azzardo, che ridurrebbero necessariamente le perdite dei giocatori e le corrispondenti entrate fiscali.L’ipotesi delle tasse sul gioco, iche possano essere spese solo interventi legati al gioco stesso, è né al sola che elimirebbe questi rischi. La ricerca suggerisce quindi di pensare ad un prelievo sui profitti del gioco sì, ma da utilizzare per la ricerca, l’istruzione e il trattamento del gioco compulsivo. Lo studio redatto dalla School of Psychological Science, University of Bristol, e pubblicato da The Lancet, fa riferimento a una serie di ricerche pubblicate negli ultimi anni.

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