“Il Fondo che viene attribuito da oltre 400 milioni è un fondo garantito a prescindere dalle entrate fiscale dal calcio, che va prescindere da tutto il resto”.

“Il campionato se riprenderà, come auspichiamo tutti, lo farà perché arriveremo a questa decisione dopo un susseguirsi di attività che permetteranno di farlo in sicurezza per tutti. I Paesi che hanno deciso una data sono quelli che hanno bloccato il campionato, gli altri hanno analizzato la curva dei contagi. Nei supermercati è possibile mantenere distanziamenti e protezioni, il calcio è uno sport di squadra e di contatto: non può seguire questi accorgimenti. Da qui arriva l’autoisolamento in caso di nuovo contagio. Sarebbe paradossale se non riconoscessi che il calcio è un’industria importantissima ma ho trovato eccessivo l’inasprimento del dibattito politico e mediatico sulla questione“, così il ministro dello sport Vincenzo Spadafora nell’informativa al Senato.

“Abbiamo lavorato in queste settimane senza sosta per dare risposta a tutto il mondo dello sport, Anche se spesso l’attenzione in questi giorni si è concentrata prevalentemente sul tema del calcio. Vorrei quindi subito chiarire alcuni aspetti su questo punto. Io sono, come Ministro dello sport, pienamente consapevole dell’importanza, non solo sociale, della passione e del tifo che si raccolgono intorno al tema del calcio. Sarebbe paradossale perciò se, come Ministro dello sport, non riconoscessi l’importanza di questo mondo, non solo per i motivi che vi ho appena detto, ma anche perché oggettivamente, dati alla mano, rappresenta un’industria importante del nostro Paese, che ha un fatturato e un giro di affari importante e che dà al fisco oltre un miliardo di euro l’anno. Ciononostante, ho trovato eccessivo l’inasprimento del dibattito politico e mediatico, incomprensibile – secondo la mia percezione – agli occhi di milioni di italiani che in questo momento sono ancora prioritariamente interessati alla loro salute e al loro lavoro.

L’altro ieri sono arrivate le decisioni, le valutazioni più che altro, del Comitato tecnico-scientifico (CTS) sul protocollo proposto dalla Federazione italiana giuoco calcio (FIGC) per la ripresa degli allenamenti. Le osservazioni sono numerose; ne cito tre che sono particolarmente significative. La prima: il CTS chiede che nel caso emerga un positivo all’interno della squadra, tutta la squadra sia messa in quarantena, senza alcun contatto esterno. La seconda: affidare una responsabilità notevole ai medici delle singole società, nel rispetto e nell’attuazione di quel protocollo. La terza: il Comitato tecnico-scientifico richiede che sia fatta attenzione che l’enorme numero di tamponi e di test molecolari richiesti per i calciatori non vadano in nessun modo ad impattare sulle esigenze generali e sulle necessità di tutti gli altri cittadini.

Credo che le osservazioni formulate dal CTS saranno prese in considerazione dalla Federazione giuoco calcio, che immagino che riadatterà il proprio protocollo in base a queste indicazioni, per consentire quindi la ripresa degli allenamenti a partire dal 18 maggio.

Ovviamente resterà poi ancora la necessità di definire nei prossimi giorni la riapertura del campionato. Al riguardo vorrei essere altrettanto chiaro: se il campionato riprenderà, come tutti auspichiamo, lo farà perché saremo arrivati a questa decisione dopo una successione ordinata di azioni, di protocolli e di attività che avremo svolto e che avranno consentito di riprendere il campionato in sicurezza per tutto e per tutti quanti coloro che sono coinvolti in questo mondo.

Non era possibile in alcun modo decidere, come ho sempre detto sin dal primo giorno, soltanto per una fretta irresponsabile o per le spinte strumentali di chicchessia. Del resto che il quadro generale non consentisse fughe in avanti ancora fino a qualche giorno fa, era talmente evidente e anche in contrapposizione con la tutela della salute. Mi sembra di vedere oggettivamente che si sia trattato di un’incertezza che non ha caratterizzato soltanto il nostro Paese, ma tutti i Paesi. Gli unici Paesi che hanno deciso subito una data, sono quelli che hanno bloccato il campionato, come la Francia e l’Olanda. Tutti gli altri, dalla Germania, che riprenderà, agli altri Paesi, hanno dovuto man mano rinviare questa decisione di fronte alla necessità di analizzare la curva dei contagi e vedere realmente cosa andava fatto per fare in modo che il campionato potesse riaprire in sicurezza.

Il Governo ha tenuto quindi una linea, sempre molto precisa e coerente, di prudenza e di attenzione al tema della salute, mentre abbiamo visto spesso cambiare opinione, anche legittimamente, gli stessi presidenti delle società, molti opinionisti e giornalisti, con un’evoluzione legittima del pensiero e delle posizioni, determinata anche da un cambiamento continuo della situazione”.

“Vorrei anche qui ricordare – soltanto perché ho sentito ripetutamente questa imprecisione su come si genera il fondo di aiuto a tutto il mondo dello sport – che, grazie a quella riforma fatta dallo scorso Governo, il fondo che viene attribuito a tutti gli sport e a tutte le federazioni, al CONI e al CIP, di 410 milioni di euro annui è garantito a prescindere dagli introiti fiscali determinati dal calcio o da qualunque altra disciplina. È un fondo sotto il quale non si va ed ovviamente siamo consapevoli del fatto che più aumentano le entrate di quel mondo – che sicuramente dipendono in gran parte al calcio – e più possono arrivare ogni anno ulteriori risorse. Ma il fondo di 410 milioni è previsto per legge ed è a prescindere da tutto il resto”.