Prosegue la nostra indagine (in solitaria) sugli strani, e discutibili, utilizzi dei fondi stanziati dallo Stato (50 milioni di euro l’anno) per il contrasto al gioco d’azzardo patologico.

Si tratta di somme, consistenti, di denaro pubblico assegnato alle Regioni in virtù di un piano di programmazione sottosposto all’attenzione dell’ Osservatorio sul gioco d’azzardo che però, al momento, è in attesa di essere ricostituito.

Sta di fatto che le somme in questione sono già state assegnate alle Regioni e utlizzate, attraverso una ridistribuzione a Enti Locali e Asl, per vari progetti il cui unico scopo sarebbe quello di contrastare il gioco d’azzardo patologico.

Abbiamo già detto, su queste pagine, della determina di una Asl campana che ha utilizzato 16 mila euro per il restauo di mobili antichi. Denuncia già opportunamente girata a deputati e senatori vantano un loro personale impegno contro l’azzardopatia, ma che in questo caso hanno opportunamente scelto di non esprimersi e di ignorare la cosa.

Ora tocca a un’altra iniziativa di cui vorrei segnalare quella che ritengo essere una ‘stranezza’.

L’Unione dei Comuni Valli del Reno Lavino Samoggia, capofila il Comune di Casalecchio (siamo in provincia di Bologna) ha ottenuto finanziamenti regionali per un progetto il cui obiettivo è contrastare l’accesso al gioco (parliamo di slot) attraverso i libri. L’idea è quella di ‘stimolare l’adesione al marchio Slot free’ da parte degli esercenti ‘creando un circolo virtuoso di promozione che generi interesse nei confronti dei cittadini e contribuisca ad aumentare il flusso di clienti verso esercizi che scelgono di non istallare le slot‘.

L’idea è quella di mutuare il meccanismo dei Gratta e Vinci e non a caso si chiama “gratta e leggi”. A fronte di una consumazione, l’esercente consegna un ‘gratta e leggi’. Il problema è che non si capisce bene come funzioni anche perchè i promotori si limitano a spiegare che “negli esercizi commerciali aderenti – che esibiscono la vetrofania con il marchio Slot-FreeER – gli utenti potranno trovare libri da leggere e da scambiare (book crossing), o anche da vincere, richiedendo al proprio esercente i “Gratta e leggi” (le modalità che danno diritto al Gratta e leggi vengono stabilite dai singoli esercenti)’.

Ora la questione su cui vorrei focalizzare è questa: se è un concorso a premio (come in effetti è), perchè non rispetta la normativa?. La legge dice che “se è previsto un premio che abbia un valore economico (quindi non necessariamente denaro, ma anche oggetti, viaggi, servizi, etc.) superiore a quello di lapis, bandierine, calendari e così via, è necessario adempiere ad una serie di obblighi di legge previsti dalla normativa sui concorsi a premi”.

Prima di tutto si deve redigere un regolamento del concorso a premi, in cui andranno segnalati: soggetti promotori, durata, ambito territoriale, modalità di svolgimento, natura, valore indicativo dei premi messi in palio, termine della consegna, dati delle Onlus alle quali devolvere i premi non assegnati. In questo caso è stato fatto tutto secondo le regole? Mi pare proprio di no. Del resto non ci sono dubbi sul fatto che sia un concorso”che incentiva la fidelizzazione dei clienti”, così come spiegano in un documento gli stessi promotori sottolineando, va detto, il modesto risultato raggiunto in termini di adesioni: due bar, una sala giochi e una tabaccheria.

L’ultima riflessione riguarda invece la scelta di questa iniziativa come forma di sensibilizzazione e prevenzione al gioco eccessivo. Di fatto si è scelto uno dei meccanismi di gioco più diffuso, tra tutte le fasce d’età, per promuovere esercizi pubblici che scelgono di non vendere servizi di gioco pubblico? Forse voleva essere una provocazione? mc