Quella della ripartenza ai tempi del Coronavirus, anche se condizionata, delle attività di gioco legale nelle tabaccherie, poi stoppata con un inverosimile esercizio di abilità burocratica, è davvero una vicenda a cui non avremmo mai voluto assistere.

Nella serata di ieri una nota dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli rettifica quanto disposto con un decreto direttoriale il 23 aprile scorso confermando il blocco delle attività di raccolta delle scommesse e di slot all’interno degli unici esercizi commerciali ad oggi autorizzati all’apertura e nei quali sono consentite queste attività.

Sei giorni, tanto è durato il sogno delle tabaccherie che avevano salutato la scelta del direttore Marcello Minenna come la risposta più ragionevole alle loro richieste con il conseguente riavvio, dal 27 aprile della “raccolta dei giochi numerici 10eLotto, Million Day, Winforlife e Vincicasa.

Dal 4 maggio la ripresa dei giochi SuperEnalotto, SuperStar, Eurojackpot e Lotto tradizionale e delle scommesse che implicano la certificazione da parte del personale dell’Agenzia.
Dall’11 maggio la ripresa della raccolta delle scommesse su eventi sportivi, non sportivi e simulati, mantenendo l’obbligo di spegnimento dei monitor e delle TV, e della raccolta tramite dispositivi elettronici tipo slot machine”.

Come è possibile sia successo?

Secondo quanto fa sapere l’ADM la scelta di riaprire ad alcuni giochi era stata dettata dalla intenzione “di voler avviare, in considerazione delle iniziative in fieri e delle tempistiche relative alla c.d. ‘Fase 2’ dell’attuale emergenza epidemiologica, un graduale ripristino delle attività di gioco secondo criteri che privilegino motivi di salute pubblica.

La stessa motivazione che ha portato al ripensamento di sei giorni dopo in considerazione del fatto che nel Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri con il quale viene disciplinata la cosiddetta Fase 2 viene vietata la riapertura di sale giochi, scommesse e bingo con ‘inibizione’ delle attività che si svolgono all’interno di questi esercizi. Lo stesso decreto inibisce le attività anche di pub, discoteche e teatri e, per analogia, dovremmo pensare che servire una birra e un hamburger sia da vietare in assoluto, qualsiasi sia l’attività in questione.

Così il decreto direttoriale del 23 aprile viene rettificato. L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ritiene di voler avviare un graduale ripristino delle attività di gioco, ma solo per la raccolta dei giochi numerici “10&Lotto”, “Millionday”, “Winforlife” e “Winforlife Vincicasa” le cui estrazioni avvengono da remoto e dal 4 maggio della raccolta dei giochi “SuperEnalotto”, “SuperStar”, “SiVinceTutto SuperEnalotto”, “Eurojackpot”, “Lotto tradizionale” .

Tra il primo e il secondo decreto direttoriale abbiamo assistito alla levata di scudi dei no-slot, del sindaco di Bergamo Giorgio Gori che parlando di slot e gratta e vinci riesce a distrarre l’opinione pubblica dal fatto che a Bergamo, come da sua ammissione, è stato ritardato il lockdown quando forse ce n’era bisogno su suggerimento di importanti imprenditori locali.

Mentre il resto del mondo imprenditoriale faceva i conti con il parere di esperti, task force, report di Università sui rischi delle riaperture e sulle misure di contenimento da attuare per scongiurare la diffusione della pandemia, il settore dei giochi finiva in balia degli esperti da salotto, di giornalisti che con nonchalance stabiliscono che slot e scommesse sono le più pericolose. Più pericolose rispetto a cosa? Al rischio di assembramento o a quello di dipendenza da gioco? E secondo quali evidenze?

Gli esperti sono loro, senza bisogno di fare studi o complicate proiezioni, basandosi su fantomatici assembramenti agli ingressi delle tabaccherie (che nessuno a parte loro ha visto).

Così una petizione di quelle che vengono aperte sul web tutti i giorni per le motivazioni più diverse, un paio di articoli dei soli noti, fanno fare una clamorosa marcia indietro con relativa spiegazione. Che assomiglia però più ad un tentativo di arrampicamento sugli specchi poco convincente, diciamocelo.

Ma questo è. E se qualcosa non cambierà, da subito, non servirà a molto, per le imprese di giochi, puntare su piani di riapertura e studi di fattibilità. Gli esperti sanno già tutto, con le loro lauree in sociologia o similari. E dai loro comodi salotti (con connessione internet). cm