Il parere del Consiglio di Stato sul ricorso del titolare di una sala bingo contro l’ordinanza del Comune di Monza potrebbe riportare un pò di verità sulle motivazioni che stanno alla base di tanti regolamenti locali che limitano il funzionamento delle slot.

Con il parere del 18 agosto 2020, il CDS ha accolto il ricorso contro la limitazione all’utilizzo degli apparecchi dalle ore 14.00 alle 23.00 di tutti i giorni, festivi compresi.

La ricorrente ha denunciato, che l’ordinanza sindacale del 2018 non è stata preceduta da una adeguata istruttoria finalizzata ad accertare l’effettiva ricorrenza dei presupposti per l’adozione della misura restrittiva della limitazione oraria all’utilizzo degli apparecchi da gioco lecito ex art. 110, comma 6, del T.U.L.P.S., e che la medesima ordinanza si pone in aperto contrasto con l’Intesa stipulata in sede di Conferenza Unificata.

Finalmente viene confermato da CdS l’orientamento giurisprudenziale già espresso dal TAR del Lazio“, commenta l’avvocato Cino Benelli, che “L’accordo raggiunto
in Conferenza unificata, anche se non recepito, ha comunque valore di principio e di indirizzo per enti locali“.

Non nasconde la sua soddisfazione Eugenio Bernardi, Consigliere Sapar, che proprio su quel regolamento aveva evidenziato le inesattezze e un errore di fondo. “Parlando delle slot, della necessità di porre un limite alla spesa degli abitanti di Monza, del rischio ludopatia, il sindaco dimostrava chiaramente di non conoscere la materia“, spiega Bernardi. “A sostegno del provvedimento il sindaco portava la raccolta di gioco, confondendola con la spesa, ovvero la differenza tra raccolta e vincite. Inoltre il sindaco si prendeva il merito della riduzione del numero degli apparecchi installati nel territorio comunale, per effetto dell’ordinanza“, continua Bernardi. “In realtà quella riduzione delle slot era dovuta a una  norma nazionale che ha portato alla riduzione del 35% del numero delle installazioni solo nei primi 4 mesi del 2018. La riduzione del 25% delle slot nel comune di Monza in tre anni non solo non è dovuta alla scelta dell’amministrazione, ma è addirittura inferiore al risultato nazionale“. E quella riduzione è dovuta anche all’Intesa in Conferenza Unificata che, secondo l’orientamento del CdS ha valore di indiritto per tutti gli enti locali.

Ancora una volta per accaparrarsi il consenso un sindaco prende di mira l’uni settore che viene ritenuto sacrificabile, dimenticando le migliaia di addetti che ne fanno parte e la funzione di queste aziende, cruciale e insostituibile per la raccolta per conto dello Stato e il mantenimento della legalità“, conclude Bernardi.