A distanza di cinque anni dall’approvazione, in Conferenza Stato Regioni, delle nuove linee guida sulle caratteristiche dei punti dove si raccoglie gioco pubblico, note agli addetti come Riordino del gioco, la questione fa ritorno sui tavoli delle Regioni.

Non sarà la politica, quella che siede in Parlamento per intenderci, ad occuparsi dei criteri di distribuzione dell’offerta di gioco e della sua concentrazione territoriale, o almeno non da sola.

Da quanto emerso dalle ultime dichiarazioni di importanti esponenti del governo come il presidente della Commissione Finanze della Camera, l’onorevole di Fratelli d’Italia Marco Osnato, e il sottosegretario al Mef Federico Freni, il progetto rimasto dal 2017 sulla carta e mai realizzato di un riordino della distribuzione delle attività di gioco (oltre che delle modalità di autorizzazione) dovrà necessariamente passare per una revisione proprio in quelle stanza da cui uscì approvato, anche se faticosamente, e mai realizzato per una serie di contraddizioni presenti nello stesso testo.

Chi, insomma, ha sperato che il legislatore si decidesse a mettere mano alla questione, come per altro più volte annunciato nella passata legislatura dal sottosegretario all’Economia con delega ai giochi Federico Freni, dovrà accettare il fatto che i tempi si allungheranno un po’ e che, probabilmente, un nuovo dibattito vedrà contrapposte le Regioni che hanno adottato misure restrittive all’offerta dei giochi (vedi distanziometri e limiti orari) e altre che in questi mesi hanno ripensato provvedimenti già adottati e rivelatesi eccessivamente e ingiustificatamente penalizzanti per le attività di gioco pubblico legale.

Dove eravamo rimasti

Le legge di Stabilità 2016 (proprio in questi giorni siamo alle prese con la legge di Manovra 2023, quindi 6 anni dopo!), aveva previsto per l’appunto un riordino del settore, alla luce delle iniziative degli enti locali rispetto alle quali il legislatore nazionale scelse di non opporsi.

Seguì un percorso travagliato, difficile e caratterizzato da un confronto a volte molto aspro tra i rappresentanti delle Regioni, caratterizzato da molti passi indietro rispetto alle intenzioni del Governo fino alla approvazione di quello che apparve subito un compromesso, e una Intesa che nella realtà tutto sembrava meno che un impegno reciproco a una determinata linea di condotta. Nella pratica il settore del gioco legale, e nello specifico, il comparto delle slot si impegnò a una riduzione degli apparecchi installati di cui ne pagarono le conseguenze soprattutto le imprese dei gestori che, a molti dei quali toccò perfino aprire contenziosi con le concessionarie di rete. Contenziosi che ancora si trascinano ancora tra udienze dei Tribunali Civili.

L’Intesa in sede di Conferenza unificata doveva essere recepita con un decreto ministeriale, previo parere delle Commissioni parlamentari. Un riferimento all’Intesa del settembre 2017 è stato inserito nella legge di bilancio per il 2018: nel prevedere una proroga onerosa delle concessioni per l’anno successivo, indicando nel 30 settembre 2018 la data per l’indizione della gara per le nuove concessioni: a tal fine “le Regioni adeguano le proprie leggi in materia di dislocazione dei punti vendita del gioco pubblico all’intesa sancita in data 7 settembre 2017 in sede di Conferenza unificata”.

Il governo precedente aveva inserito il Riordino dei giochi tra le misure da attuare e previste dal Documento di Economia e Finanza come disegno di legge.

A oggi resta quindi da chiedersi quale sarà la ‘bozza’ da cui si ripartirà. Su cosa dovranno confrontarsi le Regioni riunite in Conferenza, se si tornerà al documento di Intesa (mai ufficializzato perché mai recepito in decreto ministeriale) o se la proposta sarà quella su cui ha lavorato nei mesi scorsi il sottosegretario all’economia Federico Freni, quando gli era stata affidata la delega ai giochi.

Certo è che i tempi non saranno brevi. Il confronto in Conferenza Stato Regioni non si prospetta semplice e privo di ostacoli. Il contesto non farà che acuire i contrasti tra chi, come l’Emilia Romagna, si appresta ad annullare la distribuzione di offerta di gioco legale in virtù dell’entrata in vigore delle distanze minime o il Lazio che ha adottato misure impossibili da rispettare.

Dopo di che, inevitabilmente, si passerà al dibattito politico in sede parlamentare, sperando che nel frattempo l’intesa, e questa volta nel vero senso della parola, sia stata raggiunta, senza condizioni e passi indietro.

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