Contro il gioco d’azzardo patologico risultano efficaci misure come le distanze minime dai luoghi sensibili o addirittura le chiusure delle attività che ospitano slot o altre tipologie di gioco? Il dibattito è sempre aperto, tra chi sostiene di no e altri che non perdono occasione per confermare la validità di queste misure.

Questa volta è il caso di riflettere sui dati di una realtà come quella della città di Genova dove il cosiddetto distanziometro è stato introdotto addirittura nel lontano 2013. Nello stesso anno infatti l’allora Consiglio Comunale approvò un regolamento che prevede, rispetto al gioco, “aree protette”, ovvero “le agenzie per la raccolta di scommesse, sale VLT o comunque esercizi commerciali dove vengono erogate delle vincite in denaro, devono distare almeno 300 metri, misurati per la distanza pedonale più breve, da istituti scolastici di qualsiasi grado, sedi e strutture universitarie, luoghi di culto, intendendosi come tali anche i cimiteri,  impianti sportivi e centri giovanili o altri istituti frequentati principalmente da giovani,  strutture residenziali o semiresidenziali che operano  in ambito sanitario o socio-assistenziale, strutture ricettive, anche per categorie protette, attrezzature balneari e spiagge, giardini, parchi e spazi pubblici attrezzati e altri spazi verdi pubblici attrezzati (sedi e strutture universitarie, attrezzature balneari e spiagge e giardini e parchi sono stati espressamente individuati dal regolamento del Comune di Genova come luoghi sensibili, come previsto dalla L.R. n. 17/12). Inoltre, per evitare che la disponibilità immediata di denaro contante costituisca un incentivo al gioco, all’interno del locale non possono essere presenti sportelli bancari, postali o bancomat e non possono essere aperte sale nel raggio di 100 mt. da sportelli bancari, postali o bancomat, agenzie di prestiti di pegno o attività in cui si eserciti l’acquisto di oro, argento, oggetti preziosi.”

Da allora Tar e Consiglio di Stato si sono più volte occupati della materia confermando la legittimità delle misure in questione.

A distanza di anni non possono che suscitare stupore i dati relativi al numero dei soggetti presi in carico dal servizio sanitario nazionale per problemi legati al gioco patologico. È evidente, infatti, che se tali misure risultano giustificate dalla necessità di limitare il fenomeno dell’azzardo patologico, le stesse possono essere validate solo attraverso i dati dei risultati, ovvero un calo del numero di coloro che denunciano una situazione patologica.

Evidentemente, nonostante l’osservanza di queste restrizioni, l’azzardo a Genova e in Liguria non si è mai fermato. E soprattutto non si è fermato nemmeno in piena pandemia.

Ad oggi, secondo quanto Jamma ha potuto constatare, le persone prese in carico dalle strutture preposte sono 470 persone. Di queste, 184 sono riferibili all’area di Genova. A seguire 106 nell’area della Spezia, 76 a Imperia.

Nel 2011 i soggetti in cura erano 116, nel 2014 si è registrata una flessione del numero, e da allora la tendenza è sempre in crescendo.

Numeri che non hanno registrato cali nemmeno nel periodo della pandemia, quando l’offerta di slot e scommesse era bloccata a seguito del lockdown.

Tra il 2019 e il 2020 i pazienti presi in carico sono stati 500.

Delle 470 persone seguite per problemi di gioco patologico i pazienti che accedono per la prima volta sono il 25 per cento del totale. Il giocatore tipo è di sesso maschile (81 %), con una età oltre i 65 anni. Il 10 per cento dei giocatori che approdano ai Servizi per le dipendenze patologiche, hanno tra i 25 e i 29 anni, il 4 per cento ha un’età compresa tra i 20 e i 24 anni. Perché i giocatori patologici sono principalmente over 65? Secondo gli esperti la ragione sta nel fatto che hanno più tempo a disposizione e anche una certa disponibilità di denaro. Ma potremmo anche dire che sono quelli che magari tendono a spostarsi lontano dalle aree centrali con maggiore difficoltà. E allora le distanze e il confinamento del gioco nelle aree periferiche e lontane dai centri abitati hanno davvero senso?

Secondo gli operatori del servizio sanitario si giustificano con il fatto che si è garantita una maggiore visibilità dei servizi nel territorio grazie alle numerose iniziative di informazione, comunicazione e prevenzione messe in atto negli ultimi 2 anni e tutti i servizi per le dipendenze hanno avuto un incremento di presa in carico del 20%. Le istituzioni, poi, collaborano in rete con tutti i soggetti a vario titolo interessati dal gioco d’azzardo. Va detto però che gli stessi ammettono che la maggior parte delle persone con disturbo da gioco d’azzardo non è seguita dai servizi, e che il numero di cui sopra è solo la punta dell’iceberg. Viene quindi da chiedersi se e quali misure potrebbero essere davvero efficaci se non quelle adottate?

Articolo precedenteScommesse Serie A: Atalanta-Torino, sfida ad alta quota. Arnautovic insegue Di Vaio, terzo gol alla Salernitana a 2,50 su Sisal
Articolo successivoDistanziometro a Scandiano (RE), Consiglio di Stato sospende chiusura sala giochi: “Accertare effettiva sussistenza di una localizzazione alternativa”