Print Friendly, PDF & Email

(Jamma) Una valanga di critiche ha fatto seguito alle dichiarazioni di Pier Paolo Baretta, sottosegretario al Mef con delega ai giochi, sulla approvazione alla Camera dell’emendamento alla Manovra Bis che ha introdotto il taglio al numero delle slot autorizzate.

Molti gli operatori del settore che hanno attaccato Baretta tacciandolo di essere in ‘cattiva fede’ e di aver voluto tutelare gli interessi delle lobby ‘dell’azzardo’ riferendosi alle multinazionali del gioco.

Critiche alle quali il sottosegretario risponde con una serie di precisazioni.

“L’abbassamento del payout è stato chiesto dai gestori proprio per compensare l’aumento del preu. Non é automatico che la riduzione delle slot produca lo spostamento dei giocatori verso le Vlt (sulle quali prevediamo una limitazione a 100 euro dell’inserimento di banconote), che non sono disponibili alla stessa stregua delle slot, le quali, non dimentichiamolo, si riducono del 30% ed il 70% resta a disposizione dei giocatori.

Semmai lo spostamento da temere di più, ma che sta avvenendo comunque, è verso l’on line, che si riesce a controllare meno; soprattutto quello illegale (6.000 siti oscurati dalla Gdf lo scorso anno!). Servono migliori normative e ancora maggiori controlli” spiega Baretta riferendosi a quanti sostengono che l’intervento del Governo rappresenti in realtà lòa volontà di favorire il comparto delle Vlt a danno delle slot.
“Sugli altri giochi ho detto più volte e scritto nel documento in discussione in Conferenza che ci saranno regole nuove che bisogna definire. Tra gratta e vinci, lotto, scommesse sportive (e all’interno tra queste) ci sono differenze. È un lavoro che non è stato fatto in passato e che io intendo fare, ma che necessita di tempo. Si è deciso di cominciare dalle slot perché sono le più numerose e le più diffuse nel territorio”.
“Nemmeno il liberismo è la soluzione al proibizionismo . Ci vogliono regole e nel settore del gioco, per colpa di tutti, ma prima di altri della politica che ha aspettato troppo ad intervenire, c’è confusione. Mancano regole nazionali adeguate a gestire la notevole crescita del volume di gioco e della trasformazione dei giochi che c’è stata in questi ultimi anni. Troppe regole locali (distanze, orari) diverse da Comune a Comune…
Non è una questione di “mini casinó“, è che, visto il clima del dibattito pubblico, che certamente non è favorevole al settore, e vista la evoluzione tecnologica (quei… totem ai quali si fa riferimento…), solo una offerta ridotta e più qualificata salverà il gioco legale e, quindi, anche il settore.

Si passerà attraverso una riorganizzazione – ci sono problemi che dovremo gestire – che dovrà comportare anche una diversa visione della filiera… ma – e questo lo dico a coloro che mi ricordano che sono stato sindacalista – proprio la esperienza di tante trattative su settori in crisi, per salvare lavoro e produzione, mi fanno dire che o si guarda avanti e ci si riorganizza, gestendo i problemi, pensando a nuovi modi di stare nel mercato, o si scompare. Io non penso affatto che i gestori debbano scomparire, ma penso che puó succedere se non si vede che serve una diversa strategia. Ho detto più volte, attirandomi critiche da entrambi, che ci sono troppi concessionari e troppi gestori, soprattutto questi ultimi frantumati ed in concorrenza a volte spietata tra loro, con una separazione di ruoli troppo netta dai concessionari e con regole di rapporto poco codificate. È questo semmai che favorisce, davvero, non genericamente le “lobby”, ma alcune – poche e ben robuste – lobby!
Quello che penso – IN BUONA FEDE – è che se lasciamo le cose come stanno vinceranno il proibizionismo, i pochi giganti e la illegalità” conclude Baretta.

Commenta su Facebook