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Il Consiglio regionale della Valle d’Aosta, convocato in seduta straordinaria, ha approvato con 22 voti a favore e 2 contrari una risoluzione che impegna il presidente della Regione a “trasmettere alle massime autorità dello Stato, alla conferenza delle Regioni e delle province autonome e alla Conferenza dei presidenti delle assemblee legislative regionali” la stessa risoluzione e la sentenza della Terza sezione giurisdizionale centrale della Corte dei conti che ha censurato una delibera del 2014 del Consiglio relativa alla ricapitalizzazione della Casinò de la Vallée Spa “investendole di questo problema in quanto di interesse generale che prescinde dal fatto specifico”.

Secondo la risoluzione la sentenza citata, che ha condannato 18 consiglieri regionali valdostani di cui 6 attuali ravvisando un danno erariale nei finanziamenti pubblici concessi, “potrebbe avere gravi effetti sulle future scelte del Consiglio e della giunta regionale in relazione alle sue funzioni e competenze”.

Il documento impegna la giunta regionale anche a “deliberare apposito ricorso alla Corte Costituzionale in merito al conflitto di attribuzione generato dalla pronunzia assunta con la sentenza di appello della Corte dei Conti 350/2021”. La risoluzione ha ottenuto il sì dei gruppi di maggioranza Union Valdôtaine, Alliance Valdôtaine-Stella Alpina, VdA Unie, di 5 consiglieri su 7 di Pcp e del gruppo di minoranza Pour l’Autonomie. La Lega VdA non ha partecipato al voto.

E’ quanto scrive l’Ansa.

La sentenza della Corte dei Conti che ha condannato, in secondo grado, 18 consiglieri regionali della Valle d’Aosta ravvisando un danno erariale nella concessione di finanziamenti pubblici tra il 2012 e il 2015 al Casinò di Saint-Vincent “produce pregiudizio alla futura ‘amministrabilità’ della nostra regione”. E’ quando ha detto Pierluigi Marquis in apertura dei lavori del Consiglio Valle straordinario convocato, come da lui stesso spiegato, nell’ambito di una “dinamica dettata dal deposito della sentenza della terza Sezione centrale di Appello della Corte dei conti relativa alla vertenza Casa da gioco pubblicata a distanza di nove mesi dall’udienza nel pieno della stagione estiva”.

Marquis, attuale consigliere regionale del gruppo Alliance Valdôtaine-Stella Alpina, ex presidente della Regione e tra i 6 consiglieri tuttora in carica condannati dalla magistratura contabile, ha parlato a nome dei 16 consiglieri che avevano chiesto la convocazione dell’assemblea.

Secondo Marquis “se questo precedente fondato su un “giudizio soggettivo” sarà confermato e farà giurisprudenza, c’è da domandarsi legittimamente come sarà possibile, d’ora in avanti, fare delle scelte politiche, anche coraggiose, in una realtà montana caratterizzata da piccoli numeri e in cui i rapporti costi-benefici debbono essere inevitabilmente letti e valutati diversamente rispetto alle più grandi realtà urbane”. Marquis, dopo aver chiarito “proprio per evitare fraintendimenti” che “la richiesta di convocazione di questo Consiglio nulla ha a che vedere con la posizione personale dei singoli soggetti, che avranno tutte le possibilità di adire la Corte di Cassazione, anche singolarmente, per fare valere i propri diritti e le proprie ragioni”, ha evidenziato che quella della sentenza Casinò è “un precedente molto pericoloso poiché replicabile a qualsiasi altra materia di competenza e a qualsiasi altra assemblea regionale, provinciale e/o comunale, in quanto questo approccio mette in grave discussione lo status e l’autonomia di un eletto in qualsivoglia assemblea rappresentativa”.

Il voto espresso dai consiglieri regionali valdostani sui finanziamenti pubblici al Casinò di Saint-Vincent si deve considerare “coperto dalla garanzia di cui all’articolo 24” dello statuto speciale della Regione autonoma e dunque “la Corte dei Conti, nel giudizio” che ha portato alla condanna di 18 consiglieri, di cui 6 attualmente in carica, ha “agito in carenza assoluta di potere, ledendo le attribuzioni costituzionali della Regione che, ai termini dell’articolo 134 della Costituzione, possono essere tutelate nella forma di conflitto di attribuzione tra Regione e Stato”. E’ quanto si legge nel parere pro veritate firmato lo scorso 7 settembre dal giurista Giovanni Guzzetta su richiesta di alcuni consiglieri regionali valdostani (tra cui il Presidente della Regione, Erik Lavevaz) e che è stato al centro del dibattito del Consiglio regionale straordinario convocato per stamattina.

“Serve un giudizio di un arbitro e in questo caso l’arbitro è la Corte costituzionale che attraverso lo strumento del conflitto di attribuzione deve esprimersi e fare chiarezza”. Lo ha detto oggi il presidente della Regione Erik Lavevaz durante il Consiglio regionale della Valle d’Aosta.

“Il nocciolo della questione – ha spiegato Lavevaz – è la natura dell’atto con il quale una legittima scelta politica è stata portata avanti. Se la stessa scelta fosse stata inserita in una legge non avrebbe avuto le stesse conseguenze per le persone che l’hanno portate avanti. Non voglio banalizzare, ma ci troviamo di fronte a un cavillo che però può rovinare la vita a delle persone”. Il presidente ha aggiunto: “Abbiamo deciso di porre all’attenzione delle altre regioni questa questione. E’ una sentenza che si colloca in un momento particolare nel rapporto tra lo Stato e le Regioni, un momento in cui viviamo un rinnovato centralismo che non riguarda solo le piccole realtà come la nostra, ma riguarda tutte le Regioni”.

“Ci sono organi giudiziari previsti dalla Costituzione per vigilare sull’attività amministrativa. Non mi sento di condividere la risoluzione presentata perché contiene una critica al ruolo della Corte dei Conti e alla sentenza. Mi sembra una prova di forza rischiosa, che difficilmente potrà portare a qualcosa di buono”. Con queste motivazioni la consigliera di Pcp Chiara Minelli ha motivato il suo voto contrario al documento relativo alla condanna di 18 consiglieri regionali attuali e passati emessa dalla magistratura contabile in merito ai finanziamenti pubblici concessi alla Casinò de la Vallée Spa.

“La sentenza interviene in maniera rilevante sul ruolo dei consiglieri ma – ha detto Minelli – lo strumento adeguato per discuterne non era un Consiglio straordinario. Il problema non riguarda il Consiglio ma singoli consiglieri. Il fatto che ci siano state condanne individuali non configura un attacco all’Autonomia”. Un punto di vista simile è stato espresso anche dalla capogruppo di Pcp, Erika Guichardaz. Ma Progetto Civico Progressista si è spaccato: gli altri cinque consiglieri hanno votato a favore della risoluzione con Paolo Cretier e Antonino Malacrinò che hanno sottolineato la necessitò di “dover fare approfondimenti” legati alla “grande preoccupazione per il ruolo dei consiglieri e di chi riveste ruoli apicali”.

“Oggi non si è voluta rivendicare l’autonomia regionale, ma semmai difendere il privilegio di quei Consiglieri che non vogliono risarcire il danno causato ai contribuenti”. Lo scrive Adu Vda in una nota.

“Il valore su cui si fonda la nuova maggioranza – si legge – non è l’autonomismo ma l’impunità. La Lega oggi non ha trovato il coraggio di votare contro chi vorrebbe evitare di risarcire 16 milioni di euro. Peggio della Lega, solo i 5 consiglieri del Pcp. Solo grazie a loro, il ricorso alla Corte Costituzionale sarà possibile. Sono, quindi, i principali responsabili di questo ulteriore abbruttimento della politica valdostana. Con un conflitto d’interesse spettacolare – conclude Adu – il provvedimento con cui si chiede di disconoscere la sentenza dei Corti dei Conti è stato illustrato da uno dei condannati. Praticamente, gli stessi che dovrebbero pagare hanno chiesto che la Giunta impegni la Regione, in quanto parte offesa da risarcire, a fare ricorso alla Corte costituzionale perché non venga risarcita. Tale assurdo ricorso sarebbe, naturalmente, pagato sempre dagli stessi contribuenti valdostani”.

“Non è intenzione di nessuno aprire un conflitto istituzionale, ma la portata della sentenza impone più chiarezza, per il futuro, sui limiti dell’azione politica e della insindacabilità del voto degli eletti”. E’ la motivazione per la quale i consiglieri del Partito Democratico hanno votato a favore della risoluzione presentata in Consiglio Regionale per tutelare le funzioni dell’Assemblea valdostana.

“Nel poco tempo a disposizione – sottolinea il commissario del Pd valdostano, Umberto D’Ottavio – abbiamo potuto valutare come il coinvolgimento delle Regioni sia importante, senza nessuna retorica autonomista, così come il ricorso alla Corte Costituzionale, che ha una sezione apposita per dirimere proprio questioni come quelle sollevate dalla sentenza, potrà essere utile all’azione politica e amministrativa, qualunque sia l’esito”. “Dopo questo Consiglio, ad un anno dal voto del 20 e 21 settembre 2020 – conclude – è importante rilanciare l’attività dell’amministrazione guidata da Erik Lavevaz e guardare alle questioni aperte con il contributo di tutta la maggioranza”.

“Se è vero che l’autonomia è un patrimonio da meritare quotidianamente, lo spettacolo a cui hanno assistito oggi i cittadini valdostani, con il consiglio regionale straordinario, dimostra che questa classe politica non merita di rappresentare l’istituzione che più di tutte incarna questo riconoscimento costituzionale, e che, nella loro spregiudicatezza, non si fa problemi a calpestare questo valore e a strumentalizzarlo solamente per salvaguardare i propri privilegi”. Lo dichiara la deputata Elisa Tripodi, vicepresidente del Movimento 5 Stelle alla Camera, in merito alla risoluzione approvata durante il Consiglio regionale straordinario sulla tutela delle prerogative e delle funzioni dell’Assemblea valdostana.

“Con questo atto di indirizzo non si rivendica la libertà e l’autonomia amministrativa – prosegue – ma, semmai, si continua a dimostrare come per alcuni la legge e la giustizia vengano sempre in secondo piano, e prima di ogni cosa vi è la difesa esclusiva del proprio Status quo. Uno schiaffo ai cittadini valdostani e anche allo stato di diritto”.