senato
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(Jamma) – “Quali provvedimenti di propria competenza intenda adottare a tutela dei giocatori, con particolare riferimento ai giocatori minorenni che sono 1,2 milioni”.

Lo chiedono in un’interrogazione con richiesta di risposta scritta rivolta al ministro dell’Economia i senatori Milo e Barani (Al), ricordando che “secondo i dati forniti dall’Agenzia delle dogane e dei monopoli nel “Libro Blu”, la “raccolta” generata dall’immenso mondo dei giochi d’azzardo nel 2015 è stata di 88.249 milioni di euro;

sempre secondo il “Libro Blu”, la spesa media per il gioco d’azzardo è di 1.500 euro all’anno pro capite. Il dato medio viene ottenuto tenendo conto anche di chi non gioca, dividendo linearmente la raccolta per gli italiani. Ma, secondo le stime provenienti dalle indagini dei progetti ESPAD e ISPAD del Consiglio nazionale delle ricerche (CNR), i giocatori sarebbero 16 milioni, e quindi la spesa media per ognuno di loro risulterebbe pari a 5.500 euro all’anno, più del triplo;

ciò premesso, si può stimare che se l’85 per cento dei giocatori ha speso, ad esempio, il 20 per cento della raccolta, l’altro 80 per cento sarà stata spesa dal restante 15 per cento dei giocatori. In numeri: 13.600.000 giocatori avranno speso 17.600.000.000 euro, in media 1.300 euro, ma i restanti 2.400.000 giocatori avranno bruciato nell’azzardo 70.400.000.000 euro, con una spesa media pro capite di 29.000 euro ad anno;

l’Agenzia delle dogane e dei monopoli nel corso del 2016 ha eseguito 32.000 operazioni di controllo in altrettanti esercizi e accertato 658 violazioni penali con 546 misure cautelari. Per quanto riguarda il gioco on line, sono stati inibiti 504 siti internet, che operavano in violazione della vigente normativa in materia di gioco;

le politiche di contrasto del gioco illegale e in particolar modo quelle dirette alle slot degli esercizi pubblici hanno dato come risultato che, a fronte ad un aumento del numero di VLT (videolottery) installate e di sale dedicate, si registra una sensibile riduzione degli esercizi che detengono slot machine. Sono infatti 5.615 esercizi in meno rispetto al 2014, a fronte di un aumento dei diritti per gli apparecchi derivante anche dalle numerose richieste avute dall’Agenzia delle dogane e dei monopoli a fine 2015 per le norme inserite nella legge di stabilità per il 2016; nel complesso dei controlli realizzati dall’Agenzia, sono ben 72 gli esercizi sospesi nel 2015 per offerta di gioco ai minori;

sul territorio italiano erano presenti a dicembre 2015, 418.210 AWP (anche dette “new slot” o “apparecchi comma 6°”: si tratta di apparecchi elettronici che erogano vincite in denaro), rispetto alle 377.471 del 2014 distribuite in 83.307 esercizi (con un calo di 5.615 esercizi del 2014), mentre le 52.349 VLT (terminali multi gioco e quindi, in uno stesso apparecchio, il giocatore può andare a scegliere tra più tipi di gioco) in esercizio (1.695 in più rispetto al 2015) sono installate in 4.863 sale dedicate (con un aumento del 30 per cento);

per quanto riguarda le AWP, nel 2015 è aumentata la raccolta (25.963 milioni di euro) rispetto agli altri anni (25.382 milioni) e, conseguentemente, anche le somme vinte (19.279); cresce leggermente la spesa dei giocatori nel 2015 (6.683 milioni di euro rispetto ai 6.457 milioni del 2014) e gli introiti derivanti per l’erario (3.375 milioni di euro);

per quanto riguarda invece le VLT, crescono sia raccolta (22.198 milioni di euro) sia vincite (19.534 milioni) nel 2015 e si mantiene abbastanza stabile la spesa dei giocatori (2.664 milioni di euro). All’erario derivano dalle VLT 1.110 milioni di euro;

la raccolta dei “comma 7” (apparecchi che non distribuiscono premi, per i quali la durata della partita può variare in funzione dell’abilità del giocatore, i cosiddetti videogiochi) la raccolta ammonta nel 2015 a 230 milioni di euro, in sostanziale equilibrio rispetto a quella del 2014. La rete conta 108.669 apparecchi installati;

la ragion d’essere della presenza dello Stato, storicamente risalente alle privative fiscali, sia nel comparto dei giochi sia dei tabacchi, deriva dal fatto che l’attività assicura entrate erariali a un livello compatibile con la tutela degli altri interessi pubblici coinvolti quali: la tutela dei consumatori, in particolare dei minori, delle fasce deboli e il contrasto all’illegalità;

con riferimento al monte di spesa di 88.249 milioni di euro, secondo l’Agenzia delle dogane e dei monopoli la spesa degli italiani ammonterebbe “solo” a 17 miliardi di euro, perché 71 sarebbero stati restituiti come vincite. L’ingannevolezza di questa tesi è a parere degli interroganti evidente, perché non dà conto del fatto che la grandissima maggioranza di quelle vincite, essendo pari alla giocata o poco di più, viene rigiocata, andando ad incrementare la raccolta;

le associazioni di volontariato operanti nel settore del contrasto al gioco patologico segnalano che in moltissimi casi, in cui le vincite sono di poco conto, il giocatore è praticamente costretto a giocare nuovamente dall’atteggiamento dei gestori che si rifiutano o frappongono ostacoli al pagamento della vincita;

secondo un’indagine condotta dalla onlus “L’altro Enea” nelle sale bingo di Roma, tale fenomeno è piuttosto esteso e in sostanza finisce con l’incrementare la propensione al gioco dei ludopatici”.

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