commissione bilancio

Oggi, giovedì 3 febbraio, è previsto in Commissione Bilancio del Senato l’avvio dell’esame del ddl di conversione del decreto-legge 27 gennaio 2022, n. 4, recante misure urgenti in materia di sostegno alle imprese e agli operatori economici, di lavoro, salute e servizi territoriali, connesse all’emergenza da COVID-19, nonché per il contenimento degli effetti degli aumenti dei prezzi nel settore elettrico.

Per le attività di gioco pubblico, tra le prime ad essere state sospese e interessate dalle restrizioni per contrastare la pandemia, è previsto solo l’esonero del contributo addizionale per le aziende che fruiscono di trattamenti di integrazione salariale.

Nel dossier del SenatoNota di lettura” si legge: “Articolo 7 (Disposizioni in materia di trattamenti di integrazione salariale). Il comma 1 esonera i datori di lavoro dei settori di cui ai codici ATECO indicati (tra cui sale giochi e biliardi e sale bingo, ndr) nell’allegato I al presente decreto che, a decorrere dalla data del 1° gennaio 2022 fino al 31 marzo 2022, sospendono o riducono l’attività lavorativa ai sensi del decreto legislativo n. 148 del 2015, dal pagamento della contribuzione addizionale di cui agli articoli 5 e 29, comma 8, del medesimo decreto legislativo. Il comma 2 provvede alla copertura degli oneri derivanti dal comma 1, pari a 84,3 milioni di euro per l’anno 2022 e a 13 milioni di euro per l’anno 2024, per l’anno 2022, ai fini della compensazione degli effetti in termini di fabbisogno e indebitamento netto, mediante riduzione per 120,4 milioni di euro del fondo di cui all’articolo 1, comma 120, della legge n. 234 del 2021 e, per l’anno 2024, ai sensi dell’articolo 32. La RT è stata predisposta utilizzando i dati desunti dagli archivi gestionali dell’INPS relativi alla fruizione della Cassa integrazione Covid-19, concessa ai sensi degli articoli 19, 21, 22 e 22-quater del decreto-legge n. 18 del 2020, relativa al mese di febbraio 2021, nell’ipotesi che la recente, massiccia diffusione del virus possa riproporre nei primi mesi del 2022, per i settori interessati dalla norma, un ricorso analogo al trattamento di CIG conseguenti a misure e a comportamenti individuali atti a contenere ed evitare il contagio. Si è utilizzato per ciascun settore una retribuzione media oraria pari a 11,7 euro. La tabella seguente riporta la stima delle minori entrate contributive derivanti dall’esonero del contributo addizionale di cui all’articolo 5 del decreto legislativo n. 148 del 2015 per i datori di lavoro appartenenti ai settori identificati, secondo la classificazione delle attività economiche ATECO 2007, con i codici riportati nell’allegato I che, a decorrere dalla data del 1° gennaio 2022 fino al 31 marzo 2022, sospendono o riducono l’attività lavorativa; nella tabella vengono riportate anche le basi tecniche sulle quali sono stati effettuate le valutazioni. L’aliquota media del contributo addizionale oggetto dell’esonero è pari al 9% per le aziende rientranti nel campo di applicazione della CIGS, mentre è stato utilizzato il 4% per le aziende fino a 15 dipendenti. L’onere riportato è al lordo degli effetti fiscali che produrranno effetti positivi per la finanza pubblica a partire dal 2023″.

In particolare secondo le stime della Ragioneria dello Stato i beneficiari della misura, tra le aziende di sale bingo con un numero di dipendenti fino a 15, saranno 1.900, con un numero medio di ore integrate pari a 88 (equivalenti a 13 settimane). A questi si aggiungono 1.600 beneficiari riconducibili alle sale giochi e biliardi, con un numero medio di ore integrate pari a 110 (equivalenti a 13 settimane). Passando alle aziende con oltre 15 dipendenti i beneficiari sarebbero 1.500 per le sale bingo, con un numero medio ore integrate pari a 65 (equivalenti a 13 settimane), e 800 per le sale giochi e biliardi, con un numero medio di ore integrate pari a 125 (equivalenti a 13 settimane).

Complessivamente lo Stato quantifica in circa 0,5 milioni di euro le minori entrate in entrambi i settori, vale a dire un totale di 1 milione di euro di versamenti.


Prosegue il dossier: “Al riguardo, sulla base delle platee di beneficiari indicati, che appaiono complessivamente plausibili anche se non possono essere considerati prudenziali, del numero medio mensile di ore integrate, sul quale non si sollevano obiezioni, del numero di settimane considerate, pari al livello massimo consentito dalla norma, della retribuzione media oraria ipotizzata, conforme a quella riportata in precedenti RT, si ritiene che la quantificazione delle minori entrate contributive sarebbe sostanzialmente corretta. Tuttavia, si esprimono perplessità in merito alla scelta operata dalla RT di assumere l’aliquota media del 9% come quella applicabile alle aziende con più di 15 dipendenti, atteso che l’articolo 5, comma 1, del decreto legislativo n. 148 del 2015 prevede anche altre 2 aliquote più elevate (12 e 15%), in caso di superamento delle 52 settimane in un quinquennio mobile, eventualità che, alla luce dei noti eventi pandemici, appare tutt’altro che da escludere.

Per quanto attiene agli effetti fiscali indiretti ma automatici, non si hanno osservazioni da formulare in quanto coerenti con i valori delle minori entrate contributive indicate e l’aliquota media fiscale del 22%.

Nulla da rilevare in ordine alla copertura relativa agli oneri per il 2022, atteso che il fondo inciso presenta le occorrenti disponibilità e risulta finalizzato ad interventi in materia di integrazione salariale. Si evidenzia, tuttavia, che, essendo stato predisposto specificamente per l’erogazione di trattamenti di integrazione salariale, presenta un profilo d’impatto sui saldi ricalcato su quello determinato dalle prestazioni CIG, per cui, al fine di acquisire una riduzione pari a 84,3 milioni di euro in termini di indebitamento e fabbisogno, si è dovuto procedere ad una riduzione sul SNF significativamente maggiore (120,4 milioni di euro). La conseguente differenza, tuttavia, non trova riscontro in un onere effettivo (tipicamente rappresentato dal trasferimento all’INPS di somme a titolo di contribuzione figurativa)”.

In un altro dossier del Servizio Studi di Camera e Senato si legge invece: “Il comma 1 dell’articolo 7 esclude, per i trattamenti ordinari o straordinari di integrazione salariale, nonché per gli assegni ordinari di integrazione salariale (a carico del FIS dell’INPS), fruiti dai datori di lavoro di alcuni settori nel periodo 1° gennaio 2022-31 marzo 2022, l’applicazione della relativa contribuzione addizionale (che sarebbe prevista a carico del datore). I settori interessati sono individuati nell’allegato I (tra cui sale giochi e biliardi e bingo, ndr), che fa riferimento ad alcune categorie o sottocategorie della classificazione ATECO delle attività economiche (redatta dall’ISTAT); le categorie o sottocategorie interessate dall’esenzione transitoria in oggetto fanno parte degli ambiti del turismo, della ristorazione, dei parchi divertimenti e parchi tematici, degli stabilimenti termali, delle attività ricreative, dei trasporti, dei musei, degli spettacoli, delle feste e cerimonie. Il comma 2 provvede alla quantificazione ed alla copertura finanziaria degli oneri derivanti dalla suddetta norma di esenzione; gli oneri sono quantificati in 84,3 milioni di euro per il 2022 e in 13 milioni per il 2024; con riferimento all’onere relativo al 2022, si provvede ad una copertura per un importo maggiore, pari a 120,4 milioni, al fine di tener conto in via integrale degli effetti in termini di fabbisogno di cassa e di indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni. Ai fini della copertura finanziaria, si riduce, nella suddetta misura di 120,4 milioni per il 2022, il fondo di cui all’articolo 1, comma 120, della L. 30 dicembre 2021, n. 234 (fondo destinato alla copertura di prestazioni di integrazione salariale, disposte da successivi interventi normativi in relazione alla crisi epidemiologica da COVID-19); per la copertura dell’onere relativo al 2024, si rinvia alle disposizioni di cui al successivo articolo 32.

Si ricorda che il contributo addizionale – rispetto al quale viene posta la norma di esenzione temporanea in esame – è previsto a carico dei datori di lavoro ammessi (in relazione a sospensioni o riduzioni dell’attività lavorativa) ai trattamenti ordinari o straordinari di integrazione salariale o all’assegno ordinario di integrazione salariale a carico del FIS (Fondo di integrazione salariale) dell’INPS.

In particolare, per la fruizione dei trattamenti ordinari o straordinari di integrazione salariale, il contributo addizionale (a carico del datore di lavoro) è pari al:

– 9 per cento della retribuzione globale che sarebbe spettata al dipendente, con riferimento alle ore di lavoro non prestate, relativamente ai periodi di integrazione salariale, ordinaria o straordinaria, fruiti all’interno di uno o più interventi concessi, sino a un limite complessivo di 52 settimane in un quinquennio mobile;

– 12 per cento oltre il limite suddetto e sino a 104 settimane in un quinquennio mobile;

– 15 per cento oltre quest’ultimo limite, nell’ambito di un quinquennio mobile.

Per la fruizione dell’assegno ordinario di integrazione salariale a carico del FIS dell’INPS, il contributo addizionale (a carico del datore di lavoro) è pari al 4 per cento della retribuzione che sarebbe spettata al dipendente (con riferimento alle ore di lavoro non prestate).

Come accennato, gli oneri derivanti dalla suddetta norma di esenzione sono quantificati dal comma 2 in 84,3 milioni di euro per il 2022 e in 13 milioni per il 2024. Con riferimento all’onere relativo al 2022, il comma 2 provvede ad una copertura per un importo maggiore, pari a 120,4 milioni di euro, al fine di tener conto in via integrale degli effetti in termini di fabbisogno di cassa e di indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni; l’adozione di una copertura in termini più elevati deriva dalla circostanza che la dotazione del fondo oggetto di riduzione – fondo di cui all’articolo 1, comma 120, della L. 30 dicembre 2021, n. 234 – presenta una proiezione inferiore in termini di fabbisogno di cassa e di indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni rispetto all’ammontare in termini di competenza contabile e dalla conseguente esigenza di mantenere invariato il rapporto percentuale tra questi due importi. Si ricorda che il suddetto fondo, istituito nello stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, è destinato alla copertura finanziaria di prestazioni di integrazione salariale, disposte da successivi interventi normativi in relazione ai differenti impatti nei settori produttivi della crisi epidemiologica da COVID-19. Riguardo all’onere relativo al 2024, si rileva che esso è costituito da minori entrate fiscali, le quali sono conseguenti alla riduzione, relativa al 2022, delle entrate contributive dell’INPS, riduzione che, in ragione della deducibilità fiscale dei contributi previdenziali, determina – oltre ad un incremento della base imponibile fiscale per il 2022 – un incremento dei relativi acconti fiscali nel 2023 (calcolati in base al “metodo storico”) ed una connessa riduzione dei versamenti nel 2024 (in sede di saldo). Per la copertura dell’onere in oggetto relativo al 2024, il presente comma 2 rinvia alle disposizioni di cui al successivo articolo 32″.

Facendo un riepilogo generale, per quanto riguarda le “ulteriori misure di sostegno per attività economiche particolarmente colpite dall’emergenza epidemiologica”, si fa riferimento ai seguenti comparti:

  • parchi tematici, acquari, parchi geologici e giardini zoologici
  • attività di organizzazione di feste e cerimonie, wedding, hotellerie, ristorazione, catering, bar-caffè e gestione di piscine
  • commercio dei prodotti tessili, della moda, del calzaturiero e della pelletteria, articoli di abbigliamento, calzature e articoli in pelle
  • turismo, alloggi turistici, agenzie e tour operator, parchi divertimenti e parchi tematici, stabilimenti termali
  • discoteche, sale giochi e biliardi, sale Bingo, musei e gestioni di stazioni per autobus, funicolari e seggiovie
  • spettacolo, cinema e audiovisivo
  • sport