“Il cervello funziona come un muscolo, si sviluppa sulla base dell’uso che se ne fa, e l’attivita` che i piu` giovani – ma non solo i piu` giovani, con tutta evidenza – svolgono attraverso i loro smartphone (o i loro dispositivi digitali, quali che siano) e le console per i videogiochi non sollecita il cervello. Intere aree celebrali restano cosı` inerti e, di conseguenza, non si sviluppano. A questo si associano dinamiche e ricadute sociali, come la tendenza all’isolamento e a chiudersi in un mondo virtuale, incapaci di affrontare il mondo reale, la difficolta` nel confronto e nella comprensione del contesto, al di la` di tutta una serie di rischi, che per ultima ci ha sottolineato la dottoressa Nunzia Ciardi, direttrice del Servizio Polizia postale e delle comunicazioni della Polizia di Stato, con riferimento ai reati commessi attraverso il web, che sono in evidente crescita, ancor piu` nella fase di lockdown, in cui i nostri figli e i nostri nipoti sono stati piu` che mai chiusi nelle loro camerette e quindi piu` che mai alla merce´ di criminali e depravati vari, che popolano il web. Ci sono danni fisici – forse questo e` l’aspetto minore – come la miopia, l’obesita`, l’ipertensione, i disturbi muscolo-scheletrici e il diabete. Ci sono poi i danni psicologici che sono certificati, nel senso che da quando le console per videogiochi sono entrate nelle camerette dei nostri figli e dei nostri nipoti, se non sbaglio nel 2001, tutti i dati confermano una crescita dei vari e infiniti disagi psicologici dei piu` giovani“.

Lo ha detto il senatore Andra Cangini (FI) in Commissione Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport illustrando lo schema di documento conclusivo dell’indagine conoscitiva sull’impatto del digitale sugli studenti, con particolare riferimento ai processi di apprendimento.

“(…) Cio` su cui dovremmo riflettere maggiormente sono i meccanismi neurologici legati all’uso, che di fatto non puo` che presupporre l’abuso dei dispositivi digitali nelle mani dei nostri giovani. Il meccanismo e` a tutti gli effetti analogo all’uso della cocaina: si rilascia un neurotrasmettitore, ovvero la sostanza del piacere, la dopamina, e quindi si avverte un piacere fisico. E` per questo che ciascuno di noi che ha figli sa quanto sia difficile allontanare i bambini, i ragazzi, gli adolescenti dalla console del videogioco o dal proprio smartphone, perche´ e` come togliere la dose di cocaina. L’effetto e` identico a quello della cocaina, dal punto di vista chimico e neurologico. E` come togliere una dose consistente di cocaina da sotto il naso del cocainomane: non ci si riesce facilmente, nessun altro piacere puo` equivalere a quel piacere lı`, per chi ne e` dipendente, ed e` difficile non essere dipendenti dai social, dai videogiochi e dal web in generale.

(…) Mi sono sentito in dovere di aggiungere alla relazione finale, che tiene conto di quello che abbiamo ascoltato in questo lungo ciclo di audizioni, alcuni suggerimenti, tanto al Parlamento (ovvero a noi stessi e alle forze politiche che ciascuno di noi rappresenta), quanto al Governo. Leggo dal documento in esame: «Avanziamo alcune ipotesi: scoraggiare l’uso di smartphone e videogiochi per i minori di quattordici anni; rendere cogente il divieto di iscrizione ai social per i minori di tredici anni». Il divieto esiste, ma non viene fatto rispettare, molto spesso con la complicita` dei genitori. Tutto questo lavoro secondo me ha un valore, affinche´ se ne parli: piu` se ne parla, piu` forse il mondo degli adulti, al di la` del mondo dei giovani, si rendera` conto di qual e` la posta in palio” ha concluso Cangini.

Nel documento conclusivo approvato dalla Commissione, per quanto riguarda i risultati dell’indagine, si legge: “Ci sono i danni fisici: miopia, obesita`, ipertensione, disturbi muscoloscheletrici, diabete. E ci sono i danni psicologici: dipendenza, alienazione, depressione, irascibilita`, aggressivita`, insonnia, insoddisfazione, diminuzione dell’empatia. Ma a preoccupare di piu` e` la progressiva perdita di facolta` mentali essenziali, le facolta` che per millenni hanno rappresentato quella che sommariamente chiamiamo intelligenza: la capacita` di concentrazione, la memoria, lo spirito critico, l’adattabilita`, la capacita` dialettica… Sono gli effetti che l’uso, che nella maggior parte dei casi non puo` che degenerare in abuso, di smartphone e videogiochi produce sui piu` giovani. Niente di diverso dalla cocaina. Stesse, identiche, implicazioni chimiche, neurologiche, biologiche e psicologiche. E ` quanto sostengono, ciascuno dal proprio punto di vista «scientifico», la maggior parte dei neurologi, degli psichiatri, degli psicologi, dei pedagogisti, dei grafologi, degli esponenti delle forze dell’ordine auditi. Un quadro oggettivamente allarmante, anche perche´ evidentemente destinato a peggiorare. C’e` stato un tempo in cui, per capire come saremmo diventati, noi italiani guardavamo alla Germania, poi alla Francia, poi, dal secondo dopoguerra, agli Stati Uniti. Ora, per la prima volta, il nostro sguardo abbandona le nazioni occidentali per volgersi ad Oriente. Corea del Sud, Cina, Giappone. Sono questi, oggi, i nostri modelli. Modelli avanzatissimi gia` da anni quanto a diffusione della tecnologia digitale, percio` anticipatori degli effetti che il crescente uso di smartphone e videogiochi produrra` fatalmente sui nostri figli, sui nostri nipoti, sui nostri amici, su di noi e di conseguenza sulla societa` in cui viviamo. (…) Tutte le ricerche internazionali citate nel corso del ciclo di audizioni giungono alla medesima conclusione: il cervello agisce come un muscolo, si sviluppa in base all’uso che se ne fa e l’uso di dispositivi digitali (social e videogiochi), cosı` come la scrittura su tastiera elettronica invece della scrittura a mano, non sollecitano il cervello. Il muscolo, dunque, si atrofizza. (…) Lo smartphone, ormai, non e` piu` uno strumento, ma e` diventato un’appendice del corpo. Soprattutto nei piu` giovani. Un’appendice da cui, oltre ad un’infinita gamma di funzioni, in larga parte dipendono la loro autostima e la loro identita`. E` per questo che risulta cosı` difficile convincerli a farne a meno, a mettere da parte il telefonino almeno per un po’: per loro, privarsene e` doloroso e assurdo quanto subire l’amputazione di un arto. Usarlo incessantemente e` dunque naturale. E ` naturale perche´ questo li inducono a fare le continue sollecitazioni di algoritmi programmati apposta per adescarli e tenerli connessi il piu` a lungo possibile. E ` naturale perche´ a disconnettersi percepiscono la sgradevole sensazione di essere «tagliati fuori», esclusi, emarginati. E ` naturale anche e soprattutto perche´ essere connessi e` irresistibilmente piacevole, dal momento che l’uso del digitale che ne fanno i piu` giovani, prevalentemente social e videogiochi, favorisce il rilascio di dopamina, il neurotrasmettitore della sensazione di piacere. Ma si tratta di un piacere effimero. Dal 2001, anno in cui le console per videogiochi irrompono nelle camerette dei ragazzi, e con un’accelerazione impressionante dal 2007, anno in cui debutta lo smartphone, depressioni e suicidi tra i giovanissimi hanno raggiunto percentuali mai viste prima. Sono quasi raddoppiati, e quel che preoccupa e` che il trend appare in costante ed inesorabile ascesa. Stessa tendenza, in rapida crescita, riguarda i casi di autolesionismo, di anoressia, di bulimia”.

In merito alle conclusioni si legge: “Rassegnarsi a quanto sta accadendo sarebbe colpevole. Fingere di non conoscere i danni che l’abuso di tecnologia digitale sta producendo sugli studenti e in generale sui piu` giovani sarebbeipocrita. Come genitori, e ancor piu` come legislatori, avvertiamo il dovere di segnalare il problema, sollecitando Parlamento e Governo ad individuare i possibili correttivi. Avanziamo alcune ipotesi: scoraggiare l’uso di smartphone e videogiochi per minori di 14 anni; (…)”.