Il Consiglio di Stato respinge 13 ricorsi in appello su 13 da parte delle concessionarie del ‘gioco’ confermando la validità dell’ordinanza della Sindaca di Roma, Virginia Raggi sulla disciplina oraria del gioco sulle macchine slot e VLT. La consigliera del M5S Sara Seccia fa sapere che nella pronuncia i giudici hanno ravvisato:
“Nessuna violazione dell’Intesa in Conferenza Unificata Stato – Regioni – Enti locali del 7 settembre 2017.
Nessun vizio istruttorio, né contraddittorietà, nessuna carenza motivazionale.
Nessun eccesso di potere o falsità dei presupposti, nessun travisamento dei fatti.
Ordinanza valutata congrua e necessaria.
Secondo il Consiglio di Stato, la limitazione oraria ad 8 ore giornaliere per il ‘gioco’ comporta il minor sacrificio possibile per l’interesse dei privati gestori delle sale da gioco in relazione all’interesse pubblico perseguito e resta consentita l’apertura al pubblico dell’esercizio, che potrà, dunque, continuare a svolgere la sua funzione ricreativa (con eventuale vendita di alimenti, snack, bevande).
L’aumento del numero di esercizi presso i quali risultano collocate macchine slot non può essere considerato, secondo il Consiglio di Stato, un dato ininfluente ed anzi, dà conto dell’aumento dell’offerta, evidentemente indotta dall’aumento del numero dei giocatori e fa ragionevolmente presumere anche l’aumento tra questi di persone affette da GAP.
Roma non vuole combattere i gestori, ma evitare che le persone si smarriscano nella dipendenza da slot machines.
Siamo ben consapevoli che le slot sono solo una piccola parte di questo grosso business, che porta soldi a chi le ha ideate e crea dipendenza per chi le utilizza, ma (lo ricordo sempre) l’unico ‘gioco’ che il Comune può regolamentare è proprio quello delle macchine slot, essendo tutti gli altri ‘giochi’ di competenza prettamente nazionale, su cui quindi Roma e i Comuni italiani non hanno potere alcuno.
L’ordinanza della Sindaca Raggi ha fatto il suo. Ha stabilito precise fasce orarie in cui Slot e VLT possono funzionare (9-12 e 18-23) tutti i giorni, festivi compresi. Spezzare gli orari in cui è possibile ‘giocare’ significa evitare che il giocatore affetto dalla sindrome da gioco d’azzardo patologico o in procinto di diventarlo, resti incollato agli apparecchi senza interruzione, in una sorta di trance infinita. E credo che molti gestori possano comprendere di cosa si parli, visto che avranno sicuramente assistito a gente che “butta via” così la propria pensione o lo stipendio, o addirittura si indebita avendo già speso tutto ciò che si poteva spendere…
Ancor prima dell’ordinanza abbiamo approvato il c.d. Regolamento ‘zero’ in Assemblea Capitolina per fissare le distanze minime delle nuove attività di gioco che chiedono di aprire ai luoghi cosiddetti ‘sensibili’ (scuole, luoghi di culto, centri anziani, ecc.). Queste che in apparenza possono sembrare solo misure repressive, sono misure intese ad allontanare (almeno dalle slot) le persone affette da questa patologia”.