Print Friendly

(Jamma) La discussione generale della Manovra Bis da parte della Camera dei Deputati è stata calendarizzata per i primi giorni di questa settimana. La settimana scorsa, per onore di cronaca, è stato approvato l’emendamento del Governo all’articolo 6 sulla riduzione delle slot machine e sulle sanzioni relative. Ecco i punti salienti della misura.

La riduzione del numero dei nulla osta di esercizio è attuata secondo le modalità indicate con decreto del Mef, da emanarsi entro il 31 luglio 2017, nei seguenti termini: “a) alla data del 31 dicembre 2017 il numero complessivo dei nulla osta di esercizio di tali apparecchi non può essere superiore a 345.000; b) alla data del 30 aprile 2018 il numero complessivo dei nulla osta di esercizio non può essere superiore a 265.000. A tal fine, i concessionari della rete telematica procedono, entro la data indicata alla lettera a) alla riduzione di almeno il 15 percento del numero di nulla osta attivi ad essi riferibili alla data del 31 dicembre 2016 e alla riduzione sino al numero di cui alla lettera b) entro la data ivi indicata, in proporzione al numero dei nulla osta a ciascuno di essi riferibili alla predetta data del 31 dicembre 2016.” E’ stato approvato anche il subemendamento che prevede una sanzione per coloro che non rispetteranno l’obbligo di riduzione (“I concessionari procedono al blocco degli apparecchi corrispondenti ai nulla osta eliminati entro cinque giorni lavorativi successivi al recepimento della comunicazione da parte dell’Agenzia, avviando le procedure di dismissione degli apparecchi stessi. La violazione degli obblighi previsti al periodo precedente è punita con la sanzione amministrativa di euro 10mila per ciascun apparecchio“).

Questo emendamento, che ha trovato tutte le forze politiche d’accordo, non farà diminuire le patologie da gioco compulsivo nel nostro Paese, per due ordini di ragioni. La prima: nessuno ha avuto l’onestà intellettuale di esaminare scientificamente il fenomeno. Quindi si adotta la misura semplicemente più popolare (o populista?) senza sapere che reale portata abbia il fenomeno ludopatia nel nostro Paese.

Secondo motivo: la persona che viene attratta dal gioco, se non lo troverà piu lo andrà a cercare, ed in qualche altra forma meno controllabile e non conforme alle regole, quelle che oggi canalizzano il gioco in circuiti leciti. Quindi certe misure, in quanto non accompagnate da una riforma strutturale che comprenda l’accettazione della necessità del settore e della sua gestione pubblica, resteranno sterili, creando solo ulteriori danni, senza risolvere il problema (sperando che nel frattempo magari qualcuno si prenda la briga di descriverlo seriamente).

È necessario infatti andare a fondo, vedere quelle che oramai sono le abitudini delle generazioni più giovani, quale offerta di svago propone lo Stato, e valutare separatemente quello che fanno gli adulti. Si parla tanto di sensibilizzazione e di prevenzione, stanziando anche fondi importanti – si pensi al progetto della Regione Lombardia – ma non si parla ad esempio (forse perche è un po’ più complesso..?) del fatto che le nuove generazioni spendono gran parte del loro tempo in giochi di ruolo, all’interno di “clan” di cui fanno parte persone che sono estranee all’ambiente in cui vivono. Nei giochi di ruolo, per avere più successo, più vite, più gemme, più bauli, è necessario “shoppare”, e quindi spendere i soldi veri. Nella gran parte non si tratta più di play for fun ma di real money game, che in quanto tale dovrebbero essere regolamentati. In primo luogo da valutare se debbano essere accessibili ai minori, e poi magari oggetto di tassazione. Ad oggi non è dato sapere dove vanno a finire i soldi spesi nello “shoppare”. Sono questi i veri fenomeni che vanno studiati adesso, e che possono creare dipendenze nelle nuove generazioni. Peraltro il fenomeno dei social games nei paesi di lingua anglossassone (Australia compresa) è già oggetto di studio nelle Università, dove invece di “sparare sull’autoambulanza” per qualche scontato applauso, si programma guardando avanti, individuando quelli che sono e saranno i problemi del prossimo futuro, cercando di trovare delle soluzioni. Ma demonizzare o dare la caccia alle streghe di certo è più facile. di Stefano Sbordoni

Commenta su Facebook