slot azzardo gioco
Print Friendly, PDF & Email

(Jamma) – “Quanti interrogativi, Paolo Bufano! Tanti e tutti legittimi. Come si conviene, quando la realtà è talmente sconcertante da non lasciarci via d’uscita. Ora mi aspetto le risposte. Sono stato, con Libera, fra i promotori della Consulta della Legalità nel Comune di Sarzana: sono trascorsi sei anni e credo abbiano lasciato sulla città una profonda traccia valoriale sui temi dell’antimafia, dei beni confiscati alla criminalità e sul gioco d’azzardo patologico. Diciamo che abbiamo seminato e che, in particolare sui beni confiscati, abbiamo visto crescere solide radici”. Così in una nota Gian Luigi Colombo, fra i promotori della Consulta della Legalità del Comune di Sarzana (SP).

“Dovendo essere sinceri, su questo tema il cammino è stato più agevole, facilitato da precise normative (Legge 109/96), che hanno favorito l’intesa fra ruoli istituzionali e aspettative socio-politiche private. Dove il cammino ha incontrato intoppi, vischiosità e divergenze strategiche è stato proprio sul terreno del Gioco d’Azzardo Patologico. Qui ci si è trovati in buona sintonia tra Consulta e Amministrazione fintanto che il lavoro ha riguardato la fase propedeutica al problema, quella fase che analizzava il contesto, ne metteva in luce la mafiosità e si faceva carico del riconoscimento patologico del Gioco. In quella prima fase Consulta ed Amministrazione hanno proceduto in sintonia alla stesura di un “Regolamento delle Sale da gioco e dei giochi leciti”, un documento che ritengo fra i più avanzati tra quelli che, nel frattempo, altre città hanno redatto. Nei mesi e negli anni a seguire, tutto si è fatto vischioso: ci si è logorati nella definizione di “statistiche” ambientali e nella ricerca di un improbabile approccio collaborativo con le categorie interessate.

Tutte cose utili, se propedeutiche ad una concreta strategia operativa di contrasto e disinstallazione. Di fatto, abbiamo avuto la netta sensazione che stesse prevalendo nell’Amministrazione l’aspettativa di una “copertura” legislativa dall’alto, nazionale e/o regionale. Copertura che è mancata, perché nessun interessato si è dimostrato disposto a mettere a rischio i grossi vantaggi fiscali e commerciali che il Gioco garantisce, né, tantomeno, intende inimicarsi bacini di forte potere mafioso e categorie incisive sul consenso. Nel frattempo, caro Paolo, il Gioco in vallata è dilagato: si è capillarmente diffuso nei locali pubblici, nei Circoli privati e ha realizzato tre Case da Gioco nella cinta cittadina. Ineluttabile tutto questo? Certamente no. In assenza di improbabili coperture dall’alto, ritengo il Regolamento comunale vigente valido deterrente a nuove installazioni e strumento idoneo alla riduzione delle installazioni già attive. La ludopatia crescente richiede, è vero, forti politiche educative e preventive. Ma richiede anche volontà politica e assunzione di precisa responsabilità da parte di chi istituzionalmente presiede alla salute dei cittadini. Richiede, in particolare, una “battaglia politica ed amministrativa comune”, come tu scrivi. Insomma, dovremmo proprio trovare quella volontà che sola consentirebbe di passare dalle enunciazioni verbose ai fatti. E questo in stagione elettorale? Ne dubito fortemente” conclude Colombo.

Commenta su Facebook