Chi controlla sull’utilizzo dei fondi destinati al trattamento e prevenzione del gico d’azzardo patologico o ludopatia che dir si voglia? Una domanda legittima alla luce di una vicenda che ha dell’incredibile e che deve far riflettere su quello che va definito non come il fenomeno del gioco d’azzardo patologico, bensì come il fenomeno della speculazione sul GAP.

Non potremmo definie diversamente quanto emerge dalla pubblicazione di una determina della ASL di Caserta, ovvero l’atto amministrativo firmato dal Direttore del Dipartimento Dipendenze con il quale lo stesso dirigente ha deciso di utilizzare 15.250 euro ( IVA compresa) dei fondi messi a disposizione dalla Regione Campania nell’ambito del Piano di intervento per il contrasto del disturbo da gioco d’azzardo al restauro di arredi antichi nella disponibilità del Servizi Dopendenze della ASL di Aversa.

Si tratta di sette sedie in legno ‘senza braccioli’, due sedie rivestite in pelle, una poltrona, due armadi, uno scrittorio e un appendiabiti di ‘indubbio’ pregio e che necessiterrebbero di un bel restauto. A confermarne il valore la nota della Sovrintendenza Archeologia Belle Arti e paesaggio per la provincia di Caserta n. 0016580 del 23.11.2017, con la quale è stato riconosciuto il particolare interesse storico. 

E allora perchè non utilizzare il denaro che lo Stato ha messo a disposizione per il contrasto alla ludopatia? Del resto si tratta di 50 milioni di euro l’anno, parte dei quali sono stati destinati alla Regione Campania in rapporto al numero degli abitanti. 

La cosa strana è che di quei fondi (così come si legge nel decreto del Commissario ad Acta della Campania) nemmeno un euro, dei 4,6 milioni totali, possa essere utilizzato per restaurare mobili.

Al contrario è specificato che la ripartizione del fondo assegnato ad ogni singola ASL “dovrà essere utilizzato proporzionalmente per le aree indicate nel Piano ed ammesse a finanziamento dal Ministero della Salute , così come di seguito riportato:

  • a) Prevenzione almeno 43%
  • b) Cura e Riabilitazione 28%
  • c) Formazione 10%
  • d) Cittadini sovraindebitati 6%
  • e) Osservatori non oltre 4%
  • f) Supervisione non oltre 4%”

Tanto meno ci risulta un tale utilizzo, ovvero restauro di arredi e suppellettili, sia stato incluso nel PIANO REGIONALE 2018 PER IL CONTRASTO DEL DISTURBO DA GIOCO D’AZZARDO della Regione Campania, sulla base del quale l’Ossevatorio sul gioco d’azzardo patologico ha deciso di assegnare i fondi.

E’ quindi evidente che determine come questa siano palesemente illegittime e, cosa ancora più grave, che la commissione preposta alla verifica della legittimità delle Determine non ha ritenuto di ravvisare alcuna criticità. Se questo è l’uso che si fa dei fondi destinati al contrasto del gioco d’azzardo patologico capiamo perfettamente l’interesse che in questi ultimi anni si è creato intorno al fenomeno, e soprattutto quale possa essere l’interesse di alcuni ad amplificarne la portata. E’ possibie che a nessuno sia venuto mai in mente di vigilare sull’utilizzo di questi soldi? Cosa ne pensa il vicepremier Di Maio dell’operato di questi dirigenti proprio nella sua regione d’origine. E deputati come Massimo Baroni,  Francesco Silvestri o il senatore Giovanni Endrizzi? Per quanto ci è possibile li informeremo della vicenda. Chissà che non siano troppo impegnati nella campagna elettorale. mc