Ancora chiusura per le attività di gioco legale, un “trattamento inaccettabile e demagogico per un comparto per troppi ‘scomodo’”.

E’ una voce autorevole quella di Paolo Proietti, responsabile nazionale Uiltucs, oltre che obiettiva. Questa volta a parlare di sale giochi non è un imprenditore, spesso tacciato dalla poltica di essere troppo coinvolto e quindi poco obiettivo, ma un rappresentante di una organizzazione sindacale.

Come rappresentante di Uiltucs, sindacato di categoria della UIL che rappresenta i lavoratori del terziario, turismo, commercio e servizi, Proietti sta seguendo da tempo la situazione delle sale giochi al fine di tutelarne i lavoratori e ha collaborato alla stesura dei protocolli di sicurezza previsti per la riapertura delle attività in fase di emergenza COVID.

“Sono tempi difficili questi, attraversati dalla pandemia. Difficili e complicati. Ognigiorno ci pone davanti a problemi inediti e ci costringe a nuovi interventi mirati al contenimento della diffusione del virus. Non abbiamo certezze su cosa ci riserva il domani. È perciò difficile fare un punto della situazione sotto qualsiasi punto di vista, sanitario, economico o sociale. Un elemento certo, per quanto riguarda la decretazione anti Covid di questi mesi, è però che il settore del gioco legale è sempre stato in prima linea quando sono state stabilite le limitazioni e le chiusure delle attività economiche” , osserva Paolo proietti. “Quando fu dichiarata la fine del lockdown, dei mesi di marzo e aprile,e la conseguente riapertura a partire dal 18 maggio, sale giochi, sale scommesse e sale bingo hanno dovuto subire la continuazione del lockdown, tanto che le riaperture sono iniziate solo dal 15 giugno e non in tutte le Regioni (in alcuni casi si è arrivati al mese di luglio)”.

Gioco legale, la scommessa: vere tutele senza ipocrisie

“Mentre il Paese aveva superato la Fase 2 ed entrava nella Fase 3, il settore del gioco legale rimaneva ancora in pieno confinamento. Nel corso di quei mesi, le organizzazioni sindacali, consapevoli dell’impatto che i provvedimenti di chiusura potevano avere sull’occupazione del settore (almeno 120.000 lavoratori), insieme alle aziende del settore e alle associazioni datoriali interessate, hanno elaborato un protocollo per il contenimento della diffusione del Covid19 nelle sale tra i più stringenti e dettagliati: lo scopo era quello di dotarsi di uno strumento che fornisse ogni garanzia ai lavoratori e agli utenti. Nel momento in cui scriviamo non sono stati registrati focolai nelle sale. Ciononostante, ci risiamo. Il Dpcm dello scorso 24 ottobre ha disposto nuovamente la chiusura di tutte le sale giochi, sale scommesse, sale bingo e casinò, in un contesto che vede proseguire la stragrande maggioranza delle attività economiche,essenziali e non.

Populistico prevedere il ritorno del comparto nell’alveo pubblico

È evidente che la crisi sanitaria in atto giustifica tutti i provvedimenti del Governo, ma quello che ancora una volta non è accettabile è il trattamento riservato a questo specifico settore, che sembra costantemente nel mirino della politica nonostante contribuisca sostanziosamente alle entrate dell’Erario. Più in generale, il protrarsi della chiusura totale delle attività del settore preoccupa per la situazione dei lavoratori che hanno dovuto sospendere le loro attività per un periodo più lungo di qualsiasi altro settore (ad esclusione delle discoteche, evidentemente) dovendo, di conseguenza, essere posti nella condizione di utilizzare sostanzialmente tutti i periodi per la fruizione degli ammortizzatori sociali messi in campo dalla decretazione, con evi-denti penalizzazioni in termini di reddito. Tale blocco pone l’intero settore in una situazione di incertezza: lavoratori e operatori che non intravedono prospettive, anche in considerazione della situazione di crisi di liquidità, dovuta al prolungato e reiterato lockdown. In questo contesto di conclamata difficoltà degli operatori del settore del gioco legale, preoccupa anche il pericolo, sempre più grave e concreto, che riemergano fenomeni di illegalità e di sicurezza pubblica nel settore dei giochi e che venga vanificato l’ingente impegno, di tempo e risorse, per la creazione di un intrattenimento sicuro, legale e responsabile con un impatto positivo sulla collettività”.

Nuova chiusura: trattamento inaccettabile e demagogico Comparto per troppi “scomodo”. Ora pensiamo ai lavoratori

“Rimane naturalmente l’accesso al gioco on line.Tale fenomeno, pur essendo gestito da concessionari del settore e monitorato dall’Agenzia dei Monopoli,rappresenta sicuramente il lato più delicato dell’attività di gioco e più esposto al fenomeno della ludopatia, anche minorile. Quello che abbiamo chiesto al Governo è di valutare attentamente le ricadute occupazionali e sociali della sospensione delle attività esercitate nelle Sale Bingo italiane. In questo contesto, infine, appare del tutto populistico e demagogico prefigurare scenari che prevedano il ritorno del gioco legale nell’alveo del pubblico in assenza di un quadro certo e definito sia in termini di norme che di modelli organizzativi adeguati e specialistici, oltre ad una evidente mancanza di conoscenza della platea dei lavoratori che sono potenzialmente interessati e che non possono essere perimetrati ai soli addetti diretti alle attività digioco, ma che vedono prevalentemente la presenza di mansioni correlate all’offerta – parliamo di addetti ai bar, alle pulizie, personale impiegato nella vigilanza e quant’altro – e di altri servizi complementari presenti sostanzialmente in ogni struttura dedicata all’intrattenimento. In questi tempi difficili, nei quali le certezze di oggi possono rapidamente trasformarsi in precarietà,aggiungere provvedimenti che si traducono in indeterminatezza serve solo ad aumentare il senso di disorientamento dei lavoratori“, conclude Proietti.