I giochi pubblici devono essere messi nella condizione di riprendere la loro attività a partire dal 6 marzo prossimo, giorno successivo alla scadenza del vigente decreto in materia di contenimento rischio contagio da COVID-19.

Tutte le energie delle rappresentanze dell’industria del gioco legale sono concentrate su questo obiettivo anche in considerazione dell’attuale situazione politica.

In questi giorni si sono intensificati i rapporti e la collaborazione tra diverse organizzazioni rappresentantive degli esercizi commerciali al fine di sensibilizzare il Comitato Tecnico Scientifico circa la necessità di rivedere i criteri di valutazione delle classi di rischio attribuite ad ogni singola tipologia di locale pubblico alla luce delle misure di protezione che potranno essere garantite attraverso l’applicazione ferrea dei protocolli di sicurezza.

In questi mesi convulsi, tra lockdown e restrizioni varie, è mancato infatti quel confronto che avrebbe consentito di superare lo stereotipo delle attività di intrattenimento come inevitabile occasione di contagio.

Ad un anno circa dall’inizio di questo incubo che si chiama Coronavirus è chiaro che molte cose sono cambiate, a partire dal modo in cui molti di noi svolge le normali attività quotidiane. Tanto più questi cambiamenti coinvolgono gli ambienti di lavoro e il rapporto con gli estranei.

E’ incomprensibile che si possa pensare che a npn poter cambiare sia l’accesso in una sala giochi o la fruizione di slot.

“Il 15 febbraio, scade il divieto di mobilità fra Regioni, sarà il nuovo governo a fare una valutazione, sulla base del quadro epidemiologico, sulla mobilità tra le Regioni nelle diverse fasce e in particolar modo in fascia gialla, anche perché eventuali misure limitative, necessitano di un apposito decreto”, ha ricordato ieri il ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia. E sempre fatto che ogni decisione resta di carattere politico, e non semplicemente tecnica, è stato molto chiato il Comitato Tecnico costituito un anno fa per affrontare la crisi pandemica.

Così è apparso chiaro che la sfida si debba affrontare sicuramente su due fronti, quello del governo e quello dei consulenti, ma che senza prima sfondare la porta della diffidenza e del pregiudizio ogni possibile apertura da parte della politica avrebbe le ore contate.

E proprio alla politica oggi il comparto chiede un approccio non più ideologico ma razionale e scevro dai retaggi di quella politica che oggi invoca il nuovo e il rinnovamento.

Sono tempi stretti per un obiettivo ambizioso ma gli operatori ci credono e ci sperano. Il 5 marzo come l’ultimo giorno del peggiore dei momenti bui e dal giorno successivo un lenta, anche se difficile, ripresa verso una normalità a cui anche gli imprenditori del gioco credono di poter contribuire. cm