Fenomeno sociale a rischio di contagio”, così sono state definite le attività di gioco legale in Lombardia. Nello specifico si parla di sale slot, scommesse e bingo, oltre agli apparecchi da intrattenimento a vincita presenti nei bar. E come tale gli amministratori della Regione hanno deciso di imporne lo spegnimento. Già di per sé la premessa alla disposizione suona come condanna inappellabile: fenomeno sociale a rischio di contagio. Viene da chiderci però chi ha stabilito che sia così, e soprattutto quali sono i dati che confermerebbero questa teoria.

Quanti sono i casi di contagio registrati nelle sale giochi italiane negli ultimi tre mesi circa?

Qualcuno spieghi quale vantaggio avrebbe in termini di riduzione delle occasioni di contagio no poter entrare in una sala scommesse o non poter giocare ad una slot per fare, in alternativa, una puntata in tabaccheria.

Comitati tecnici scientifici, luminari e scienziati consultati ogni giorno… ma le evidenze scientifiche, i numeri e le evidenze dove sono?

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Ma nel caos totale dal quale è evidente che il nostro Paese sia ricaduto di nuovo non c’è nulla di più facile che partorire ordinanze deliranti.

La Lombardia ha dato sfoggio di una certa instabilità nelle poche riche di un provvedimento che ha il pregio di contraddirsi in poche riche.

Se prima slot e sale giochi sono pericolose occasioni di contagio e vanno ‘spente’, poche righe dopo, le stesse sale giochi, sono attività che si possono svolgere in osservanza dei protocolli di sicurezza allegati alla stessa ordinanza. Cosa vuol dire? A quale disposizione attenersi?

Questa ennesima assurda situazione spiega l’estrema leggerezza di chi decide le sorti di un settore economico che fa di tutto per ritagliarsi uno spazio dignitoso in un contesto sociale che non sa e non vuole far prevalere la razionalità alla emotività.

Questa ordinanza è un insulto a chi nei mesi scorsi ha lavorato per garantire le condizioni di sicurezza a chi accede ad una offerta di gioco legale. Agli imprenditori oltre che alle organizzazini sindacali, ai lavoratori e ai tecnici che hanno stilato e pensato le linee guida. Ai medici, agli accademici e a tutti coloro che oggi vengno messi di fronte ad una ordinanza che definire delirante è un grande complimento. Va un plauso al presidente della Regione Fontana, ma anche a tutti i sindaci che con lui hanno condiviso questa ennessima e sconfortante follia.

Resta il fatto che oggi, chi avrà letto l’ordinanza pubblicata in serata in una versione diversa da quella annunciata attraverso le parole del presidente Fontana,  solo poche ore prima, dovrà decidere, come sempre, cosa sarà meglio fare. Perchè alla fine è sempre così: ma dei giochi poi a chi vuoi che importi? mc