Arriva oggi in Assemblea capitolina la modifica al Regolamento per le sale slot e giochi leciti nato con lo scopo di contrastare il gioco d’azzardo patologico attraverso la disciplina dell’apertura e dello svolgimento dell’esercizio di sale slot e giochi leciti sul territorio di Roma Capitale.

Il Regolamento promosso dalla consigliera del M5s Sara Seccia adesso si adegua alla sopravvenuta normativa regionale che al momento dell’approvazione della delibera M5s nel 2017 era completamente assente. Verrà vietata dunque l’apertura di nuove sale da gioco – con installazione di Vlt (videolottery), di agenzie per la raccolta di scommesse e di esercizi che installano giochi con vincita in denaro ad una distanza inferiore di cinquecento metri dalle aree sensibili quali ad esempio scuole, bancomat e luoghi di culto.

Stop anche agli sportelli bancari e ai bancomat anche all’interno delle attività in cui sono installati apparecchi per il gioco con vincita in denaro per evitare che la disponibilità immediata di contante costituisca incentivo al gioco e un ulteriore fattore di rischio per il giocatore compulsivo. Tra le misure messe in campo per la tutela della salute pubblica e del consumatore, per una più efficace prevenzione e per il contrasto al disturbo da gioco d’azzardo patologico, arriva anche il divieto di qualsiasi forma di pubblicità dell’attività. In particolare sarà vietato installare insegne luminose o a luminosità intermittente o a messaggio variabile, sia all’interno che all’esterno dei locali, nonché affiggere cartelli pubblicitari su suolo pubblico richiamanti, in modo diretto o indiretto, l’attività del gioco.

A illustrare il provvedimento in esame la vice presidente della Assemblea Capitolina, Sara Seccia: “Dal 18 marzo 2017 il Gap è stato inserito nei Lea. Lo Stato probabilmente ha concesso troppo, dal 1996 si fa del gioco una leva fiscale. Non siamo ipocriti, tutti noi abbiamo giocato una schedina o due numeri al lotto. Il limite sta proprio lì, un conto è quello e un altro cominciare a spendere lo stipendio o la pensione o andare addirittura ad indebitarsi. Mi dispiace per i gestori, ci dicono che queste misure gli creano difficoltà economiche. Sono d’accordo, ma in realtà loro sono vittime di ciò che lo Stato ha messo in piedi, senza nemmeno rendersi conto di quello che andava a fare. Oggi sappiamo che c’è una dipendenza, è quindi dovere dello Stato arginare i giochi”.