“Con il comma 1 si dispone che il versamento del saldo del PREU sugli apparecchi da intrattenimento newslot (AWP) e videolottery (VLT) e del canone concessorio del quinto bimestre 2020 (mesi di settembre-ottobre) è effettuato entro il 18 dicembre 2020 nella misura pari al 20 per cento del dovuto sulla base della raccolta di gioco del medesimo bimestre. Provvede quindi a differire al 2021 il versamento della restante quota (80%) che potrà essere dilazionata, con rate mensili di pari importo unitamente agli interessi legali calcolati giorno per giorno. Stabilisce quindi che la prima rata dovrà essere versata entro il 21 gennaio 2021, le successive entro l’ultimo giorno di ciascun mese successivo e l’ultima rata entro il 30 giugno 2021. Il comma 2 fa rinvio all’articolo 26 del provvedimento all’esame per la copertura degli oneri associati al presente articolo pari a 559 mln di euro per l’anno 2020”.

E’ quanto si legge nella nota di lettura del Servizio Bilancio del Senato riguardante il Dl “Conversione in legge del decreto-legge 30 novembre 2020, n. 157, recante ulteriori misure urgenti connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19” (Ristori Quater).

“La RT evidenzia che il comma 1 dell’articolo prevede minori introiti per il 2020. Rappresenta quindi che nei mesi di novembre e dicembre è previsto il pagamento del saldo del 5 bimestre PREU nonché i primi 3 acconti del sesto bimestre 2020 oltre alle ultime due rate delle precedenti proroghe previste dall’articolo 69, comma 1 del D.L. n. 18 del 2020 e dall’articolo 18, comma 8-bis del D.L. n. 23 del 2020, che fissavano come termine ultimo il 18 dicembre 2020.

Il comma 1 ha ad oggetto solamente il versamento del saldo e del canone concessorio del 5 bimestre PREU per il quale si prevede un versamento entro il 18 dicembre di una quota pari al 20% del dovuto prorogando al 2021 il versamento della restante quota.

Il saldo PREU del 5 bimestre è stimato in circa 685 milioni di euro, mentre il canone concessorio ammonta a circa 14 milioni di euro. Per effetto di tale comma i concessionari verseranno circa 140 milioni di euro, mentre il restante 80% (pari a circa 559 milioni di euro) saranno versati a partire dal 22 gennaio 2021, con facoltà di rateizzazione e ultima rata da pagarsi entro il 30 giugno 2021. Viene, pertanto, spostato sull’esercizio 2021 un importo pari a 559 milioni di euro. Agli oneri derivanti dalla disposizione si provvede ai sensi dell’articolo di copertura finanziaria.

Al riguardo, si ricorda preliminarmente che sulla disciplina delle modalità di versamento del PREU e del canone concessorio sono già intervenuti nel 2020 provvedimenti che hanno rimodulato le scadenze e gli adempimenti in correlazione alle limitazioni introdotte nell’operatività degli apparecchi di intrattenimento in commento per far fronte all’emergenza sanitaria COVID-19 (Si vedano, ad esempio, le norme di cui all’art. 69, comma 1, del D.L. n. 18 del 2020 e di cui all’art. 18, comma 8-bis, del D.L. n. 23 del 2020). Poiché i differimenti dei versamenti e le rateazioni disposte dai citati decreti-legge consentivano comunque gli incassi entro il 2020, le RT associate a tali disposizioni non vi hanno ascritto effetti finanziari. Tuttavia le predette RT non hanno fornito elementi informativi e stime circa gli importi interessati dalle dilazioni; importi che, unitamente a quelli degli incassi fino ad oggi realizzati, sarebbe utile conoscere sia per eventuali riscontri sia al fine di permettere un confronto con i valori tendenziali, così da consentire al Parlamento una prima valutazione circa l’impatto sul gettito del settore derivante dalle citate limitazioni all’operatività degli AWP e VLT correlate all’emergenza sanitaria.

Si rappresenta poi che la norma in commento nell’individuare la somma dovuta a titolo di saldo del PREU per il quinto bimestre lo determina “sulla base della raccolta di gioco del medesimo bimestre”. Sul punto appare opportuna una conferma che la norma in commento non innova la vigente disciplina nella parte in cui determina il quantum dovuto a saldo. In caso contrario sarebbe necessario un supplemento istruttorio al fine di valutarne gli eventuali effetti in termini di cassa.

Si ricorda che, per quanto di specifico interesse, la normativa vigente in materia di PREU è espressa dai decreti del Direttore generale dell’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato del 12 aprile 2007 e del 1 luglio 2010, in attuazione delle disposizioni di cui all’articolo 39, commi 13 e 13-bis, del D.L. n. 269 del 2003, istitutivo del PREU. In base alla disciplina attuativa, per il pagamento del PREU, l’anno solare è suddiviso in sei periodi contabili ed ogni periodo contabile è formato da due mesi solari. I concessionari corrispondono il PREU dovuto in ciascun periodo contabile in quattro versamenti. Il saldo annuale è effettuato entro il 16 marzo dell’anno successivo. L’importo di ciascuno dei primi tre versamenti (i c.d. acconti) che il concessionario effettua per il singolo periodo contabile è determinato nella misura del 25 per cento dell’ammontare del PREU dovuto per il penultimo periodo contabile precedente. Considerato poi il criterio di determinazione dell’importo del quarto versamento che il concessionario effettua per ciascun periodo contabile, se il PREU dovuto per un periodo contabile risulta inferiore alla somma degli importi dei primi tre versamenti effettuati per lo stesso periodo, la differenza a credito è utilizzata dal concessionario in diminuzione dei versamenti relativi ai periodi contabili successivi e al saldo annuale.

Le più recenti determinazioni del direttore dell’ADM in materia (la n. 156936/RU del 26 maggio 2020 e la n. 420165/RU del 18 novembre 2020) hanno derogato alla disciplina a regime sopra riportata, rimodulando scadenze ed annullando acconti in relazione a taluni bimestri dell’anno 2020. Al tempo stesso una rimodulazione delle scadenze dei versamenti del PREU è stata operata anche da alcuni decreti-legge adottati nel corso dell’anno (i citati D.L. nn. 18 e 23 oltre al D.L. in commento). Si registra quindi un concorso di fonti di rango diverso nella disciplina della stessa materia.

Si rappresenta inoltre che le predette e più recenti determinazioni direttoriali richiamano espressamente nel preambolo il citato articolo 39, commi 13 e 13-bis, del D.L. n. 269 del 2003, che demanda all’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato (ora Agenzia Dogane e Monopoli) di stabilire con proprio provvedimento le modalità attuative del PREU. Tuttavia, senza entrare nel merito della questione giuridica circa l’esistenza della legittimazione del direttore dell’Agenzia delle dogane e dei Monopoli ad adottare determinazioni, in deroga temporanea e del contenuto ricordato, si osserva, per quanto di competenza, che la rimodulazione delle scadenze e l’annullamento degli acconti ha conseguenze sull’andamento degli incassi a titolo di PREU che potrebbero riflettersi anche sul quantum dovuto nel saldo annuale che, si ricorda, è effettuato l’anno successivo. Inoltre, considerato il meccanismo di determinazione degli importi degli acconti (che fanno riferimento ad una percentuale di quanto dovuto nel penultimo periodo contabile precedente), il loro venir meno potrebbe riflettersi sulla maturazione dei crediti in capo ai contribuenti nel caso in cui gli incassi PREU facciano registrare nel bimestre di competenza un andamento meno favorevole all’erario (in tali situazioni infatti il meccanismo delineato a regime chiama i soggetti tenuti al tributo a versare di più del dovuto rispetto agli incassi del bimestre di competenza, anticipando quindi il tributo da pagare salvo il diritto a compensazione in occasione dei versamenti relativi ai periodi contabili successivi e al saldo annuale). Le rimodulazioni conseguenti alle più recenti determinazioni direttoriali hanno quindi indubbi riflessi sulle entrate erariali in termini di cassa, senza che le stesse peraltro siano supportate da relazioni tecniche bollinate dal ragioniere generale dello Stato ovvero oggetto di valutazioni parlamentari. Nel richiamare poi l’attenzione sulle considerazioni che si leggono nel preambolo delle citate determinazioni direttoriali che sono state poste a supporto delle scelte operate, si suggerisce di valutare se le stesse non debbano essere oggetto di preventiva o esclusiva valutazione parlamentare, sia per i riflessi finanziari che comportano sia per la ponderazione, espressa dalle determinazioni assunte, degli interessi coinvolti (quelli dei contribuenti del settore e quelli erariali).

In via ulteriore si osserva che il concorso di fonti normative di rango diverso che si è determinato nel 2020 non soltanto non rende di immediata ed agevole lettura per gli operatori la individuazione della disciplina della materia ma potrebbe in astratto dar luogo a sovrapposizioni, antinomie e, soprattutto, ad opzioni normative espressione di strategie differenti che sono possibili stante la diversità dei soggetti regolatori (il direttore dell’ADM, il legislatore)”.