Di seguito l’intervento del sen. Franco Mirabelli (PD) al convegno “Metamorfosi del gioco d’azzardo” organizzato da Mettiamoci in Gioco Lombardia a Milano.

“Di fronte ad un problema così grave come quello prodotto dal gioco patologico, mi preoccupa quando si nomina “la politica” in modo generico. C’è una politica che sostiene delle scelte e una politica che ne sostiene delle altre.

Credo che non sia corretto e non aiuta ad affrontare i problemi dire sempre in modo generico che la politica non si occupa dei problemi derivati dal gioco. È importante distinguere le visioni e le proposte.

Il tema del gioco d’azzardo è molto complicato, su cui conta anche molto l’emotività. Noi spesso sembriamo un Paese schizofrenico su questo tema.

La mia parte politica, nella scorsa Legislatura, ha raccolto una domanda legata all’aumento delle malattie derivate dal gioco e, quindi, una domanda di riduzione dell’offerta del gioco e abbiamo lavorato di conseguenza: abbiamo ridotto del 30% le VLT e le AWP sul territorio; abbiamo garantito l’accesso da remoto; abbiamo proibito la pubblicità televisiva, anche se penso che continuino ad esserci troppe possibilità per superare questo divieto.

Negli ultimi anni c’è stata la pandemia a sconvolgere tutto.

Adesso, il problema per la politica non è sembrato essere più quello del gioco patologico ma è stato quello di come salvare le aziende di quello che comunque è un mondo economico e imprenditoriale che occupa 30mila persone, che non possiamo non considerare e che si è fatto sentire in questi anni.

Resto, quindi, convinto che il tema sia sempre quello di costruire una legge per il riordino complessivo del settore, con cui si affrontino tutti i problemi e, soprattutto, concluda una fase emergenziale che sembra non finire mai.

Noi siamo in presenza di concessioni che lo Stato continua a prorogare senza ridiscutere perché, appunto, manca un quadro legislativo.

All’inizio della Legislatura che si è appena conclusa ho presentato una proposta di riordino del settore e la ripresenterò all’inizio della nuova Legislatura. Ritengo che quella fosse una proposta forte, in quanto nasce dall’accordo della Conferenza Stato-Regioni del 2017, dove si affrontava il grande tema del rapporto tra lo Stato (che resta l’unico concessionario e mantiene l’esclusività sul gioco) e Regioni e Comuni che, giustamente, chiedono di poter partecipare alle scelte relative alla regolamentazione.

Sono state raccontate molte cose positive fatte da Comuni e Regioni ma tutte queste azioni sono state sottoposte a giudizi della magistratura e i TAR qualche volta hanno dato ragione e altre volte torto agli Enti Locali sulla questione delle distanze o degli orari di gioco.

Una legge di riordino serve a dire che lo Stato mantiene l’esclusività ma Regioni e Comuni devono poter dire la propria sulla questione delle distanze, degli orari e dei comportamenti, così come sui numeri.

Io penso che dovremmo ridurre ulteriormente l’offerta di gioco, ad esempio riducendo di un altro 30% sia le macchine sia i punti scommessa.

Ci sono questioni su cui è necessaria una regolamentazione, come i tempi con cui funzionano le macchine (che conta), la possibilità di circoscrivere il gioco (un’innovazione in questo senso è stata l’introduzione della tessera sanitaria per giocare, con la quale si identifica il giocatore e si può dire alle persone quando stanno giocando troppo o che una parte delle vincite non si possono rigiocare).

Queste proposte vengono dalle associazioni che si sono battute in questi anni sulle questioni del gioco patologico e credo che sia doveroso tenerle in considerazione dentro ad una legge di riordino.

L’obiettivo è ridurre domanda e offerta di gioco.

Ci sono due grandi problemi.

Il primo problema riguarda il come evitare le patologie, intervenire, curarle, prevenirle. Per questo ci vuole anche del personale formato all’interno delle sale giochi, in quanto può avere un ruolo determinante.

Un altro problema riguarda l’uso del gioco da parte della criminalità organizzata.

È evidente, infatti, che le organizzazioni criminali hanno come primo problema quello di riciclare ciò che guadagnano dai traffici illeciti e trovano nel gioco uno strumento efficace per questo.

In Commissione Antimafia, sia nella precedente Legislatura che nell’ultima Relazione, abbiamo proposto di verificare e di tracciare i capitali delle società che gestiscono il gioco d’azzardo; servono controlli sulle persone che gestiscono queste società e serve ampliare le agenzie che si occupano del contrasto e della tracciabilità.

La proposta di riordino, così come l’accordo della Conferenza Stato-Regioni, proponeva di mandare le polizie municipali anche nei singoli punti per fare le dovute verifiche.

Questo tema è dirimente e, anche per quanto riguarda il gioco online, credo che sia possibile fare questo lavoro.

Nell’online, le società che rispettano le regole mettono maggiori vincoli a chi gioca: ci sono dei tetti mensili, bisogna aggiornare i propri dati.

Bisogna, però, evitare che proliferi il gioco illegale accanto a quello legale.

Lo Stato ha una seria capacità di contrasto all’illegalità: sono migliaia i siti che sono stati chiusi, anche se non basta.

Se si vuole aprire un ragionamento sulle concessioni, il tema della legalità deve essere centrale.

Le 11 società che danno in gestione le macchine ad altri concessionari, non possono lavarsene le mani una volta che hanno dato la concessione.

Il concessionario principale deve essere parte del meccanismo che produce legalità e deve essere il primo ad assicurare che chi porta sul territorio la sua concessione sia pulito e agisca nella legalità.

Su questi punti penso che si possa e si debba lavorare senza scorciatoie.

L’ipotesi di legge delega che è uscita gli ultimi mesi era una scorciatoia mentre, se facciamo una legge di riordino, ci deve stare tutto questo”.

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