“La riforma dell’intero settore ippico deve passare attraverso un confronto ampio, aperto e democratico tra tutti gli operatori del settore. Il Presidente dell’Anact intende promuoverlo rendendo pubblica la proposta di legge di riforma già a mani del Mipaaf dallo scorso settembre – e qui allegata in pdf – , auspicando un dibattito sereno e senza pregiudizi sulle sue linee essenziali e senza porre alcun vincolo sul merito dei singoli aspetti di disciplina. Il tentativo è di sollecitare, attraverso il contributo di ognuno, l’elaborazione finale e meditata di un articolato che costituisca espressione delle reali istanze degli interessati. L’augurio è quello di trovare, intorno a esso, l’unione che non sempre ha caratterizzato i nostri rapporti con la Pubblica Amministrazione, proponendo, con lucidità e determinazione, una valida possibile alternativa a quanto fino a oggi propostoci, dimostrando la nostra capacità di elaborazione partecipata di idee e soluzioni concrete. Tutto pubblicamente, lontani da consorterie e accordi di corridoio”. Così in una nota l’Anact.

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Il presidente, Ubaldo La Porta ha spiegato: “Il 28 ottobre 2020 ho partecipato, in rappresentanza della nostra associazione, in videoconferenza a un incontro sulle prospettive di riforma complessiva dell’ippica con l’On.le Dott. Salvatore Capone e con il Dott. Saverio Abate, in rappresentanza del Ministero, unitamente alla Signora Isabella Bezzera, in rappresentanza dell’ANG, e a diversi rappresentanti delle società di gestione degli ippodromi (Signori Pier Lugi D’Angelo, Concetto Mazzarella, Emiliano Piccioni, Marco Rondoni).

Ho personalmente ribadito l’assoluta opportunità di procedere nel senso della creazione di un’agenzia pubblica cui assegnare tutte le competenze e le funzioni originariamente proprie dell’UNIRE, poi dell’ASSI e oggi del MIPAAF, arricchite da quelle che l’attualità fa emergere come necessarie a garantire la conservazione della unità dell’intero comparto e la sua possibile autosufficienza futura.

L’Agenzia, da costituire ai sensi dell’art. 8, d. lgs. 30 luglio 1999, n. 300, è una struttura che svolge attività a carattere tecnico-operativo di interesse nazionale, in atto esercitate da ministeri e enti pubblici, operante al servizio delle amministrazioni pubbliche e dovrebbe, nel caso di specie, sviluppare, con rapidità e efficacia, nuove forme di gestione del settore, improntate a criteri imprenditoriali con l’obiettivo, nel medio periodo, di massimizzare la sua capacità di produrre ricchezza, emancipandosi, via via, nei prossimi anni, dal sostegno pubblico diretto.

La proposta era stata da me già avanzata in un incontro personale con l’On.le Capone e a lui sottoposta compiutamente, in un dettagliato documento in quella sede consegnato, nell’ultima decade di settembre.

In via subordinata, per il caso in cui non si condividesse questo percorso o non lo si ritenesse ancora maturo, ho, stavolta insieme con tutti gli altri operatori presenti, ribadito la necessità di evitare assolutamente il frazionamento della filiera e soprattutto di non assumere decisioni affrettate, non ponderate e non condivise con gli operatori del settore, che avrebbero quale unica, certa, conseguenza la paralisi a breve del sistema ippico intero. Ho rimarcato, infine, la necessità di un’attività di concertazione e confronto costante con le categorie su qualunque ipotesi differente da quella primariamente proposta affinché si possa arrivare, comunque e in qualunque forma, a una riforma complessiva destinata a durare nel tempo, godendo delle risorse e del sostegno necessari non già al mero mantenimento dell’esistente ma al suo sviluppo e alla sua crescita.

L’On.le Capone e il Dottor Abate hanno convenuto su tale impostazione e sulla necessità che qualunque ipotesi di riforma debba passare attraverso il democratico confronto con le categorie ippiche tutte, per cercare di sintetizzare nel modo migliore i diversi interessi in gioco. L’On.le Capone ha inoltre precisato che, almeno a ieri 28 ottobre (e ciò ha sottolineato), non esiste alcuna proposta di riforma di iniziativa ministeriale che possa trovar spazio nella prossima legge finanziaria né esiste un’attuale volontà del Ministro di sostenere ipotesi di riforma che non siano l’esito di un confronto leale e democratico tra la Pubblica Amministrazione e gli operatori. Si è, poi, dichiarato disponibile a valutare qualunque altra soluzione che vada nella direzione della concordata composizione di tutti gli interessi in gioco, “lavorando insieme” e senza contrapposizione. Le ipotesi di lavoro, ha proseguito l’On.le Capone, all’attenzione del Ministero sono, dunque, plurime: tra esse certamente quella avanzata dal sottosegretario e quella da noi proposta.

Il lavoro da fare è ancora lungo e difficile; gli equilibri sono molto delicati e il terreno estremamente scivoloso.

Il primo dato positivo emerso dal confronto è certamente la compattezza di opinioni espressa dagli operatori presenti, che ha offerto, a mio giudizio, una buona immagine di unità del settore quanto mai necessaria in questa fase. Il secondo è la pacata disponibilità e l’attenzione mostrata nei nostri confronti sia dall’On.le Capone che dal Dott. Abate, cui va il mio personale ringraziamento.

Continueremo a vigilare sull’andamento delle vicende politiche al riguardo – non potendo escludere “colpi di mano” e “sorprese” anche di iniziativa parlamentare nelle prossime settimane in vista della preparazione della legge finanziaria – adottando ogni iniziativa opportuna al conseguimento del miglior risultato per gli allevatori italiani e per l’ippica tutta”.

Sul tema hanno espresso disaccordo i consiglieri dell’associazione Jacopo Brischetto, Ciro Cesarano, Dario De Angelis, Natale Lo Cicero, Enrico Tuci: “Il documento pubblicato non è mai stato presentato, né sottoposto, né tantomeno approvato dal Consiglio Anact. Una così decisa opposizione al percorso riformatore intrapreso dal sottosegretario L’Abbate non è mai stata sottoposta al Consiglio Anact né, tantomeno, agli allevatori del trotto. I consiglieri Anact firmatari di questo documento non possono nuovamente tollerare che tutte le iniziative del neo presidente vengano prima nascoste al Consiglio e poi pubblicizzate attraverso canali che niente hanno di istituzionale. Le prese di posizione e le proposte del dottor La Porta sono da intendersi a titolo personale nel momento in cui non siano state ratificate dal Consiglio Anact né sostenute dagli allevatori del trotto attraverso i propri rappresentanti. Nell’intervento del dottor La Porta si legge che ‘qualunque ipotesi di riforma debba passare attraverso il democratico confronto’ e si citano ‘decisioni affrettate non ponderate e non condivise con gli operatori del settore’.  Ci sembra che questo sia proprio il nostro caso. Abbiamo spesso sentito parlare il dottor La Porta dell’importanza della ‘collegialità’ eppure oggi ci troviamo pubblicato un documento, un progetto, una sigla, Arsi appunto, di cui mai avevamo sentito parlare. Riteniamo assolutamente inappropriate, vista la delicatezza dell’argomento e la sua importanza istituzionale, le modalità degli interventi realizzati spendendo il nome di Anact e le tempistiche utilizzate, ancor più dal momento che ancora non si conoscono nei dettagli i contenuti del percorso riformatore intrapreso dal Ministero”.