“Abbiamo intervistato 4mila individui maggiorenni. Siamo partiti da un campione ampio e robusto. I giocatori a giochi in denaro riguardano il 67,7% della popolazione. Il 64,5% di questi predilige le modalità di gioco offline, il 26% quello online. Non parliamo però di giocatori esclusivisti, circa il 23% infatti fa scelte sia offline che online. Il totale di giocatori illegali è invece del 9,5%, circa 4,4 milioni di individui. I giocatori che hanno praticato il gioco illegale nelle due modalità (offline e online) sono l’1,3% (circa 600mila individui), quelli solo offline il 7% (circa 3,2 milioni) e quelli solo online sono il 3,8% (circa 1,7 milioni)”.

E’ quanto dichiarato dalla Dott.ssa Ilaria Ugenti (nella foto), Corporate Reputation Leader, Ipsos, nell’ambito della presentazione – ad opera della Luiss Business School e Ipsos – del primo rapporto di ricerca sul settore del gioco in Italia finalizzato a ricostruirne la filiera, comprenderne gli impatti economici e sociali e analizzare il comportamento del consumatore che, anche in conseguenza delle restrizioni legate al Covid-19, si è rivolto in alcuni casi ai canali illegali.

“Il giocatore illegale non è un individuo ai margini della società e ha un profilo socio-demografico ben definito. Uomo (71%). In media 41 anni. Maggiore concentrazione nel sud e nelle isole (44%). Il 25% con laurea, il 72% è occupato, il 14% ha un tenore di vita sopra la media. Il giocatore illegale è ben inserito, evolouto e attivo socialmente. Per loro il driver principale non è il denaro, ma il divertimento. Il gioco è occasione di condividere momenti di socialità. Molti giocatori illegali non tengono pienamente conto degli effetti negativi delle loro azioni. Per loro il gioco illegale è diffuso ma si ritiene che sia bassa la probabilità di essere scoperti. Il gioco illegale è un problema e chi lo pratica riconosce maggiormente l’impatto sull’erario, ma ne sottostima le conseguenze criminali. Si può incappare nell’illegalità anche in maniera inconsapevole. Per i giocatori illegali la verifica di legalità dei siti è saltuaria ed i loghi di attestazione non sono noti a tutti”.