“Le indagini sul territorio nazionale evidenziano come le mafie entrano nei settori che appaiono più produttivi e quelli che consentono di raggiungere la massima ricchezza incorrendo nel minor rischio. Nel gioco vengono costituite società all’estero, in particolare Romania, Malta, Austria e tanti altri paesi in cui vi è una minore razione e un minor controllo all’infiltrazione delle mafie. Qui vengono costituite piattaforme per il gioco online che poi vengono collegate con punti di scommessa fisici sul nostro territorio. Il denaro in questo caso viene utilizzato per il riciclaggio. C’è un’organizzazione enorme dietro. Una sola operazione ha portato ad esempio ad un sequestro per quasi un miliardo di euro. E queste operazioni sono solo la punta dell’iceberg. Le criticità sono le seguenti: le sale giochi vengono controllate? Da chi? Vengono monitorate all’esterno? Chi rileva il gioco patologico? Quando? I problemi sono tanti. Ora c’è quello dei concessionari, quando verranno rinnovate le concessioni chissà quanti soggetti economici particolarmente ricchi tenteranno di entrare ed avere la concessione. Questa è una preoccupazione enorme, servirà grande attenzione. Il problema del settore dei giochi è quello di non consentire – tramite una attività di monitoraggio capillare – le infiltrazioni criminali”.

E’ quanto dichiarato dal Dott. Federico Cafiero De Raho (nella foto), Procuratore Nazionale Antimafia, alla tavola rotonda sul primo rapporto di ricerca sul settore del gioco in Italia – ad opera della Luiss Business School e Ipsos – finalizzato a ricostruirne la filiera, comprenderne gli impatti economici e sociali e analizzare il comportamento del consumatore che, anche in conseguenza delle restrizioni legate al Covid-19, si è rivolto in alcuni casi ai canali illegali.

“Il primo fattore per contrastare le illegalità è dato dalla diffusa formazione ed educazione. Basterebbe iniziare a dare delle regole all’interno dei settori, condividendo la cultura della legalità. Servirebbe poi una cooperazione interistituzionale. E’ necessaria una banca dati degli appalti, permetterebbe di capire se ci sono assegnazioni ripetitive e quindi sospette. Per sconfiggere il nemico illegalità bisogna impegnarsi, è necessario digitalizzare”.