Come si potrebbe riassumere in poche parole la situazione delle decine di migliaia di imprese che operano nel comparto del gioco legale? In attesa, senza sapere nemmeno bene di che cosa.

In attesa di sapere quando sarà loro consentito di riaprire dopo mesi di sospensione di ogni attività di raccolta di gioco (sale giochi, bingo, scommesse e slot) e in quale modalità.

Ma quando riapriamo? E’ la domanda che insistentemente e continuamente si rivolgono lavoratori e imprenditori. Le dichiarazioni provenienti dalla politica, come sappiamo molto spesso influenzate più dalla necessità di compiacere l’opinione pubblica piuttosto che di dire la verità (quando si tratta di cose di cui si è a conoscenza), non fanno altro che alimentare convinzioni che spesso non trovano fondamento.

Allora torniamo ai fatti. Cosa sta succedendo ai giochi? Chi se ne sta occupando?

Al momento il Ministero della Salute. A patto che si possa dire davvero così. Occuparsi di una questione, come quella della riaperture delle attività in questo stato di emergenza da pandemia, vuol dire prendere in mano ‘le carte’ e avviare una procedura di valutazione che si conclude, quando le cose vanno bene, con una ‘liberatoria’ alla ripresa delle attività.

Avete presente il classico collo di bottiglia?

Ecco, in questo caso la ‘questione’ giochi è ferma in un collo di bottiglia che si chiama Ministero della Salute.

Tutti oggi sanno cos’è un protocollo sanitario COVID-19, meno chiaro invece come questo possa rappresentare un problema.

I ‘giochi’ sono di competenza del Ministero delle Finanze, come tutti sappiamo, e da lì la questione delle riaperture è passata al Ministero della Salute. In questa fase alle ‘parti coinvolte’, ovvero le associazioni di categoria piuttosto che le rappresentanze sindacali, è data possibilità di formulare le loro proposte. Contestualmente viene coinvolto il Ministero degli Affari Regionali e il Governo per poi passare alle Regioni a cui spetta l’approvazione del protocollo stesso. La conclusione, con il decreto legge che ufficializza le tempistiche per la riapertura.

Da fonti raccolte da Jamma tutto questo non è avvenuto, ad esclusione del passaggio dal Ministero delle Finanze a quello della Salute.

E’ lecito ora chiedersi e chiedere (ovviamente ai diretti interessati) quali siano le ragioni che giustificano il ‘fermo’ della procedura.

Ministro Speranza, perché non si sta procedendo a definire il protocollo per le riaperture? Le ragioni attengono la tipologia delle attività? Le modalità di fruizione degli spazi? O semplicemente si tratta di una scelta ideologica?

Ecco, piuttosto che agganciare in modo random politici ed esponenti delle istituzioni per sapere che ne pensano dei tanti lavoratori del comparto del gioco legale che da mesi non percepiscono uno stipendio che si possa dire tale, la domanda secca e diretta va fatta al ministro Speranza: quando si occuperà di questo settore? Non degli altri, di tutti, più o meno, in senso lato… ci si aspetta anche che la risposta abbia un senso, degna cioè di qualcuno che dimostri di aver capito di cosa sta parlando.