Si dovrebbe svolgere nella mattinata di domenica 26 aprile la cabina di regia tra il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e gli enti locali sulla fase 2 dell’emergenza coronavirus. La riunione era inizialmente prevista per questa sera ma il capo del governo, prima di incontrare le delegazioni di Regioni, Anci e Upi, attende l’arrivo del documento del Comitato tecnico-scientifico su alcuni nodi legati alle riaperture dal 4 maggio. In queste ore sono frequenti, inoltre, i contatti tra Conte e il capo della task force per la fase 2, Vittorio Colao.

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Ancora molto dibattuto il tema sulla data di riapertura di negozi, bar e ristoranti. Plausibile che si parta l’11 maggio, anche se il 4 potrebbe essere dato il via libera all’asporto. Le attività più a rischio dovrebbero essere posticipate al 18. Tutti d’accordo sulle misure severe da applicare: tavoli dimezzati e distanziati, guanti e mascherine per lavoratori e clienti.

Secondo quanto scrive oggi La Stampa per vedere in piena attività i bar bisognerà invece aspettare ancora un mese, vale a dire almeno fino alla fine di maggio, ma nel frattempo potranno essere servizi cibi da asporto ai clienti.

La Federazione Italiana Pubblici Esercizi ha intanto varato un piano per far ripartire bar, ristoranti e pizzerie. Il Piano prevede anche una importante riduzione del numero dei coperti e quindi saranno ridimensionate la attività. Per questo si chiede la sospensione delle tasse come TARI, TOSAP, Tassa sulla pubblicità per tutto il periodo della crisi da Covid-19. “

“Per realizzare questo protocollo –spiega il presidente di Fipe, Lino Enrico Stoppani   – abbiamo seguito le indicazioni delle autorità sanitarie e ci siamo avvalsi di una consulenza scientifica di primo livello. Abbiamo messo a disposizione delle Autorità competenti il nostro documento come riferimento operativo, ma è chiaro che abbiamo bisogno anche di molto altro supporto. Le misure di sostegno all’economia finora approntate non sono state pensate per i Pubblici Esercizi, con la conseguenza che 50mila imprese rischiano di non riaprire. Serve un segnale forte da parte dell’esecutivo, sui temi degli indennizzi per chi ha subito ingenti perdite di fatturato, della liquidità, della fiscalità, degli strumenti di protezione sociale come la cassa integrazione, oltre che interventi per le locazioni commerciali. La fase due dovrà essere accompagnata da provvedimenti mirati a tenere in vita la qualificata rete dei Pubblici Esercizi, con il loro grande valore, anche sociale, evitando l’esplosione dei tassi di mortalità, la dispersione di professionalità faticosamente costruite, l’infiltrazione della criminalità. Per essere chiari, un locale che vedrà ridimensionato il suo numero di coperti o comunque ridotta la sua attività, ha bisogno di sostegno, anche in tema di tributi locali”.

Per i bar FIPE propone di:

Adottare sistemi di contingentamento degli ingressi volti a evitare assembramenti. Ove possibile separare gli accessi di entrata e di uscita.

Posizione all’ingresso dispenser con gel igienizzanti per la pulizia delle mani dei clienti. Non utilizzare appendiabiti comuni.

Dotare il personale è dotato di dispositivi di protezione individuale (mascherine) e mantenere, nei limiti del possibile, la distanza interpersonale di un metro.

Al banco assicurare il distanziamento interpersonale di un metro. Posizionareidonea segnaletica orizzontale per favorire il distanziamento interpersonale.

Adottare un modello di servizio che favorisce la riduzione degli spostamenti della clientela all’interno dell’esercizio. Per l’accesso ai servizi igienici si devono evitare assembramenti. I bagni a disposizione dei clienti devono avere prodotti igienizzanti per il lavaggio delle mani e dépliant con le raccomandazioni delle Autorità sanitarie.

Usare di massima prodotti monouso sul banco.

Favorire sistemi digitali di pagamento e, ove possibile, predispore barriere fisiche (es. barriere in plexiglas) nelle zone dove vi è una maggiore interazione con il pubblico (es. in prossimità dei registratori di cassa).

Incentivare take away e delivery.

Lavare in lavastoviglie a temperatura adeguata piatti, bicchieri, posate e simili, in modo che possano essere disinfettati, inclusi gli oggetti che non sono stati utilizzati dai clienti in quanto potrebbero essere entrati in contatto con le mani degli stessi. Spetterà all’esercente verificare le temperature di lavaggio, così come il corretto dosaggio di detergenti e disinfettanti chimici utilizzati nella lavastoviglie. Se, per qualsiasi ragione, il lavaggio automatico non fosse possibile, nell’eseguire quello manuale si consiglia di utilizzare le procedure standard con lavaggio, disinfezione e risciacquo, usando il massimo livello di precauzione, asciugando le stoviglie con tovaglioli di carta monouso.

 Mettere in appositi sacchi per la lavanderia tovaglie, tovaglioli e altri tessuti per la tavola. Il lavaggio deve assicurare la rimozione di agenti patogeni.

Le sale giochi

Le associazioni di categoria in questi giorni hanno sottoscritto un documento con il quale “sollecitano la riapertura delle attività attraverso le soluzioni organizzative e le misure di prevenzione di sanitaria, messe a punto per consentire la ripresa delle attività di raccolta di tutti i giochi pubblici, al pari dei negozi commerciali, scongiurando danni irreversibili alle aziende ed ai livelli occupazionali”.

Tra queste Confcommercio e Confesercenti attraverso le associazioni che rappresentano le imprese di gioco legale. Attraverso l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli confidano di poter veicolare una loro proposta che garantisca la “tutela dei consumatori, la prevenzione della salute dei giocatori e la salvaguardia del gettito erariale stabilendo sin d’ora regole specifiche per la fruizione dei prodotti, anche differenti da quelle che oggi disciplinano l’attività”.

Spetta infatti all’ADM informare ” il Ministro dell’Economia e delle Finanze” circa “le considerazione delle iniziative in fieri e delle tempistiche relative alla c.d. “Fase 2” dell’attuale emergenza epidemiologica” e “un graduale ripristino delle attività di gioco secondo criteri che privilegino motivi di salute pubblica”.

Considerazioni che andranno valutate in base ai contenuti del documento del Comitato tecnico-scientifico elaborato dall’Inail con le misure di contenimento e prevenzione nei luoghi di lavoro.

Il Piano di Conte

Secondo quanto emerso in questi ultimi giorni il piano su cui si sta lavorando a Palazzo Chigi conterrà un programma di ripresa anche per tutte le attività economiche on comprese tra quelle per cui è stata prevista la riapertura a breve. “Confidiamo di offrire a tutti gli operatori economici un orizzonte temporale chiaro, in modo da avere in anticipo tutte le necessarie informazioni e adottare per tempo le precauzioni utili a ripartire in condizioni di massima sicurezza” ha dichiarato Conte.