C’è un gruppo di imprenditori e di lavoratori del comparto del gioco legale a cui non fa molta differenza se con la prossima decisione del governo si potrà ricominciare a far funzionare le slot e raccogliere scommesse.

Sono i titolari delle attività di gioco dei Comuni del Piemonte a cui in questi giorni stanno arrivando gli avvisi con i quali si ricorda che entro i prossimi mesi, e non più tardi del 20 maggio 2021, dovranno sospendere la attività.

Poco importa se l’avviso in questione sembra, all’apparenza, semplicemente un avviso ad adeguarsi alle disposizioni contenute nella legge regionale del 2016 che impone distanze minime dai luoghi sensibili per tutte le attività di gioco. Di fatto quelle distanze minime sono delle condanne alla chiusura perchè la maggior parte degli imprenditori sa perfettamente che un trasferimento della loro attività rappresenterebbe la chiusura certa.

Una beffa, in un momento in cui tutti lottano per poter riprendere le loro attività normalmente, per mantenere il proprio posto di lavoro, perfino per sopravvivere.

Invece in Piemonte si obbligano alla chiusura imprese ‘sane’, tra le più controllate e controllabili in termini fiscali. E questo solo per una legge approvata in un clima di emotività alle stelle, sulla base di suggestioni e false credenze.

L’attuale ammininistrazione, di centro-destra, aveva promesso di voler risolvere la situazione. Poi ci si è messa di mezzo l’emergenza Covid e le priorità sono cambiate.

Non per gli imprenditori che hanno potuto continuare a svolgere la loro attività solo perchè autorizzata dopo il 2014 e quindi in virtù di un periodo transitorio previsto dalla norma regionale.

Ma maggio è alle porte. Della modifica della norma non si parla, o almeno non in maniera esplicita. I disegni di legge sono lì, ad attendere di essere calendarizzati.

I Comuni, diligentemente, mandano gli avvisi che sono condanne a morte.

Signori, si chiude.

Accade, ironia della sorte, anche in quei Comuni con amministrazione di centro/destra, la stessa rappresentanza politica che in Regione ha più volte criticato la norma regionale, l’ha contestata anche in fase di approvazione. Accade anche a Novi Ligure (AL).

Ma la legge è legge, e oggi ci si adegua.

Nei prossimi giorni gli operatori del gioco legale manifestano per chiedere di poter ricomiciare a lavorare. Ma per qualcuno non si riparte più. Indipendentemente dal COVID. cm