Si torna a parlare del fenomeno del gioco d’azzardo a Rescaldina (MI), dove il Movimento 5 Stelle ha portato in consiglio comunale un’interrogazione che, dati alla mano, ha chiesto conto alla giunta di cosa intende fare rispetto a quello che per i pentastellati è a tutti gli effetti «un grosso problema», contro il quale bisognerebbe «procedere in maniera incisiva, con tutti i mezzi a disposizione», perché «sottovalutare o minimizzare è molto pericoloso: stiamo giocando, ma con il fuoco».

«Durante il consiglio comunale di maggio 2020 avevamo suggerito alla amministrazione di dotarsi dell’applicativo SMART che l’agenzia delle Dogane e dei Monopoli mette a disposizione dei comuni per monitorare l’attività del gioco d’azzardo lecito all’interno del proprio comune – aveva spiegato nei giorni scorsi il Movimento 5 Stelle -. Il nostro suggerimento è stato accolto e la Polizia Locale ha cominciato a monitorare nel dettaglio la situazione, ma i dati che emergono purtroppo sono sconcertanti. Se a livello Europeo all’Italia spetta la maglia nera per il numero di slot machine installate, e alla Lombardia il secondo posto tra le regioni più in preda alla febbre da gioco, Rescaldina svetta tra i comuni con la spesa pro capite più alta in giochi d’azzardo leciti: il nostro comune supera del 44% la media nazionale di soldi pro capite investiti in puntate alla fortuna. È un dato estremamente allarmante: la ludopatia è infatti diventata una piaga sociale, in grado di distruggere intere famiglie e le organizzazioni criminali sfruttano il sistema dei giochi d’azzardo leciti, le famigerate macchinette, per ripulire con estrema facilità, denaro illecito» si legge su legnanonews.com.

Da lì la scelta di un’interrogazione, che l’assessore alla Polizia Locale Gianluca Crugnola ha però definito «piuttosto singolare», dal momento che «si basa su dati che sfuggono al controllo locale e chiede delle prese di posizioni già non solo chiare, ma limpide da tempo». In primis l’assessore alla partita ha contestato la ricostruzione per cui Rescaldina avrebbe dati superiori alla media della zona. «Il giocato si intende per territorio e non ovviamente per abitante – ha sottolineato Crugnola -. Nei dati degli scorsi anni la parte del leone la fanno le giocate nella sala slot collocata sulla Saronnese, che certamente è territorio rescaldinese ma da qui al poter affermare che chi ci si reca alla sala sulla Saronnese sia di Rescaldina ce ne passa, anzi sicuramente non è così».

«Detto questo, credo che le politiche di questa amministrazione, così come della precedente, siano lampanti in materia di gioco d’azzardo – ha aggiunto Crugnola -. Il regolamento sulla pubblicità approvato nella scorsa legislatura vieta la pubblicità del gioco d’azzardo, sono state effettuate tutte le restrizioni possibili sugli orari di apertura degli esercizi di sale slot, abbiamo individuato tutte le possibili zone sensibili attorno alle quali occorre una fascia di rispetto, determinando il fatto che allo scadere delle concessioni già date in precedenza diverse macchinette sono state spente, senza possibilità di essere nuovamente accese proprio in virtù di queste scelte. Abbiamo contezza secondo le statistiche di una diminuzione del numero di apparecchi presenti nel territorio. In ogni scelta dell’amministrazione viene escluso chi agevola il gioco d’azzardo e viene invece sostenuto chi lo contrasta: basti pensare alla riduzione del 30% sulla TARI per gli esercizi di somministrazione che rimuovono o non abbiano installato le macchinette, o al recente bando a sostegno del commercio che prevedeva direttamente l’esclusione dal beneficio da parte degli esercizi commerciali che ospitano questi macchinari».

Per il contrasto alla ludopatia, invece, già dal 2016 il comune si è attivato attraverso i fondi ottenuti dalla partecipazione ad un bando regionale, e anche quest’anno ha ottenuto, sempre attraverso il Pirellone, 22mila euro di fondi con un progetto che prevede «una cabina di regia, l’istituzione di un tavolo di comunità locale, un workshop di formazione, la produzione e diffusione di materiale informativo, una campagna social, iniziative pubbliche, percorsi di formazione con i comandi di Polizia e le associazioni – ha spiegato il vicesindaco Enrico Rudoni -. Già dal 2016 siamo in prima linea contro il gioco d’azzardo patologico, tant’è che compariamo come comune virtuoso nel sito Legalità Bene Comune e il nostro regolamento viene preso ad esempio da altri comuni del territorio».

Il problema per il Movimento 5 Stelle però rimane grave e «una volta fatto il possibile bisogna cominciare a fare anche l’impossibile». «L’interrogazione non parlava mai di abitanti di Rescaldina – ha replicato il capogruppo Massimo Oggioni -: è ovvio che non si fa riferimento al fatto che siano gli abitanti di Rescaldina a giocare nelle sale del paese. Si parla del territorio del comune: su quello il consiglio comunale ha competenza e di quello si deve occupare indipendentemente dal fatto che alcuni fenomeni siano causati da non residenti. Sono consapevole dei provvedimenti che questa amministrazione e la precedente hanno preso nel merito per contrastare il fenomeno ed è vero che può risultare ridondante chiedere quale sia la posizione, ma credo sia bene continuare a ripetere da che parte della linea si sta. I numeri, che vanno interpretati ma anche letti per quello che sono, ci dicono che la situazione è quella descritta nell’interrogazione: può essere che tutti i provvedimenti presi, anche qualora fossero gli unici possibili, forse non siano sufficienti ad arginare questo fenomeno. È vero che le competenze sono in gran parte spostate dai poteri territoriali, ma questo non ci esime dal mettere in discussione quanto fatto finora, perché magari la strada potrebbe essere diversa, potrebbe essere necessaria una svolta culturale o qualsiasi altro tipo di provvedimento che magari finora non è stato ancora intrapreso».