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(Jamma) Diciamo la verità, alla maggior parte degli italiani il voto per il referendum di Lombardia e Veneto è parso quasi uno scherzo. Almeno fino a ieri sera quando le prime proiezioni sulle percentuali di partecipazione hanno fatto venire il sospetto che qualcosa di importante stava per succedere.

E in effetti da oggi si dovranno fare i conti con un risultato “atteso” , come ha detto il sottosegretario all’Economia Baretta, dalle conseguenze solo in parte prevedibili ( e non da sottostimare visto che siamo ormai in clima di campagna elettorale). ”Nessuno pensava che questo referendum fallisse. Il dato dell’affluenza è netto perché supera chiaramente la soglia del 51% e si attesta attorno al 60%. Nessuno sottovaluti però il fatto che una parte importante, il 40% di Veneti, non ha aderito. E sono Veneti anche loro!”, ha commentato Baretta che forse da oggi ha qualche problema in più rispetto alla possibilità che le Regioni accettino di buon grado il decreto sul riordino del gioco atteso , si fa per dire, per il 31 ottobre prossimo.

Maroni, per esempio, non esita a dire che con questo voto i milioni di cittadini lombardi che sono andati a votare “ hanno votato sì e mi hanno dato questo mandato storico di ottenere l’autonomia vera della Regione Lombardia”. E’ lo stesso Maroni che in sede di Conferenza Unificata ha più volte contestato e contrastato il piano sui giochi proposto, e più volte rivisto, da Baretta. Per Zaia, il governatore del Veneto, il referendum “e’ il Big Bang delle riforme istituzionali. I veneti hanno scritto una indelebile pagina di storia. Abbiamo cominciato il cammino verso l’autonomia in modo democratico, legale e coerente con la Costituzione”.

Per Toti, il governatore della Liguria, “c’e voglia di autonomia, voglia di valorizzare le
autonomie locali, di maggiori poteri ai sindaci e alle regioni, c’e’ voglia di una politica piu’ vicina ai cittadini, l’esatto contrario di quello che volevano fare il Pd e Renzi con le sue
riforme bocciate un anno fa dal corpo elettorale”. Il governatore ligure prova allora a tracciare le prossime tappe del percorso: “Bisogna riprendere in mano l’agenda, lavorare su una grande riforma istituzionale che dia maggiori poteri alle Regioni e ai sindaci senza per questo rompere quel vincolo di solidarieta’ che lega il nostro Paese”. Secondo Toti, “le condizioni per farlo ci sono e credo si debbano ringraziare veneti e lombardi che, con il loro voto, hanno rimesso al centro dell’agenda politica quel regionalismo di cui l’Italia ha tanto bisogno”.

In un clima di tale euforia sarebbe un po’ strano pensare che ci sia qualcuno disposto ad arretrare sui poteri in materia di regolamentazione dei punti di gioco. Stiamo parlando della questione delle distanze dai luoghi sensibili, del numero di esercizi di punti di gioco e del fatto che le concessioni, di competenza statale, possano bypassare i divieti di Comuni e Regioni.

Il ministro e vice segretario del Pd, Maurizio Martina, prova a tracciare i limiti e i possibili effetti di questa deriva verso l’autonomia, come qualcuno l’ha definita : “le materie fiscali — e anche altre, come la sicurezza — non sono e non possono essere materia di trattativa ne’ con il Veneto, ne’ con la Lombardia e neanche con l’Emilia Romagna, che ha avviato un’interlocuzione con il governo senza
passare da un referendum. Non lo dico io: lo dice la Costituzione, con gli articoli 116 e 117 che indicano chiaramente gli ambiti su cui ci puo’ essere una diversa distribuzione delle competenze”.
Quindi, Zaia e Maroni “potranno avviare lo stesso percorso di confronto aperto dal presidente emiliano Bonaccini. Partira’ una discussione e, in caso di accordo, questo andra’ votato dal
Parlamento con una legge. Credo sia giusto discutere con alcune regioni su chi deve gestire determinate materie: ma nell’ambito di una idea federalista equilibrata, cooperativa. E con un referendum consultivo da fare magari a valle del percorso, avendo gia’ lavorato a un testo chiaro”.

Per dirla chiara la questione è quanto mai complessa e sicuramente quella dei giochi non è la problematica in cima alla lista. Ma nel frattempo, per quanto a molti non possa interessare, ci sono centinai di aziende, e molte migliaia di lavoratori, che si stanno chiedendo cosa succederà tra pochi giorni in Piemonte con la scadenza dei termini per la rimozione degli apparecchi da giochi nei locali che non rispettano le distanze minime dai luoghi sensibili, o a Napoli, dove si continua a sanzionare la sala scommessa e la sala Bingo che non rispetta i limiti orari. Per Baretta non tutto è perduto, il decreto del Mef potrebbe ancora vedere la luce, in alternativa ci si potrebbe riuscire infilando la norma tra i tanti emendamenti della Legge di Bilancio, il provvedimento che, per il momento e smentendo le rassicurazioni delle ultime settimane, include un incremento delle imposte sulle scommesse perché, si sa, alla tentazione di far cassa con il gioco non si può resistere. Nemmeno se continui a ricordare che questo governo, a differenza di quelli precedenti, sui giochi ha cambiato politica. Per il momento è tutta da vedere. mc

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