“Il gioco legale è componente fisiologico della quotidianità degli italiani. Ogni giorno milioni di persone giocano in contesti regolati, trasparenti e in sicurezza. Il gioco è una componente della vita degli italiani, di varie fasce sociali, sessi diversi. Abbiamo chiesto a un campione significativo di popolazione adulta se nell’ultimo anno avesse giocato, ha risposto di sì il 37,8% degli intervistati. Traslando il dato sull’intera popolazione parliamo quindi di 19 milioni di persone. Si tratta di persone diverse, ha giocato di più chi ha redditi più elevati. E’ una attività trasversale tra le varie regioni, ma si gioca di più al sud che al nord. Anche le fasce di età sono varie, ma giocano di più i giovani e gli adulti rispetto agli anziani”.

Lo ha detto Anna Italia, ricercatrice Censis, nell’ambito della presentazione del ‘Rapporto Lottomatica-Censis sul Gioco Legale’ in Italia.

“Il gioco legale consente ogni giorno a milioni di persone di divertirsi in contesti regolati e trasparenti ed è l’argine più solido ed efficace allo sviluppo del gioco illegale, gestito dalla criminalità. La discriminante è fra il gioco legale e quello illegale. Il gioco è anche un’attività economica, la filiera diretta nel 2019 ha avuto un fatturato di 14 miliardi di euro. Ci sono circa 100mila imprese, 150mila operatori. L’83,6% degli italiani sono convinti che lo Stato debba regolare e gestire il goico legale a tutela del consumatore e dell’intera collettività. Il 66,8% degli italiani ritiene che il gioco legale sia un argine a quello gestito dalla criminalità. Il 71,2% degli italiani è convinto che il rispetto delle regole del gioco stabilite dallo Stato dipenda anche da qualità e affidabilità del concessionario. Per il 59,8% degli italiani il proibizionismo non serve, si sposterebbero quote significative di giocatori verso l’illegalità. Per l’81,7% degli italiani lo Stato deve anche fare comunicazione e sensibilizzazione sui rischi di dipendenza, ma poi ognuno deve poter essere libero di decidere se giocare o meno. La ludopatia esiste e va affrontata attraverso il riconoscimento della patologia, attraverso rilevazione ed elaborazione di dati certi. L’online è più tracciabile e permette di verificare più facilmente l’eventuale presenza di forme di gioco eccessivo. Quando parliamo di dipendenze ci deve essere anche un’azione da parte del sistema sanitario. Durante la pandemia c’è stata una riduzione complessiva del fatturato, nel 2020 è stato di 88 miliardi e 400 milioni, c’è stata una riduzione consistente. Togliendo le vincite la spesa complessiva nel 2020 è stata di 13 miliardi, di cui 7 miliardi all’erario. La riduzione del gioco legale ha provocato un aumento dell’illegale: nel 2019 la stima era di 12 miliardi, nel 2020 sale a 18 miliardi, nel 2021 si stima che il fatturato sia salito ad oltre 20 miliardi. C’è stata una fortissima crescita del gioco a distanza e nel 2020 la quota di gioco online ha superato quella del gioco in presenza, non era mai successo prima. E’ chiaro che per il gioco online e la digitalizzazione la pandemia ha rappresentato un elemento di fortissima accelerazione”.