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Di seguito una nota a firma di Antonio Patella (Associazione E.m.i. Rebus) in merito ad alcune considerazioni condivise dal gruppo consiliare regionale pugliese del M5S e, nello specifico, relativamente all’adeguamento di sale slot e centri scommesse ad una normativa che ne prevedeva l’allontanamento ad almeno 500 metri da luoghi sensibili.

«Il gioco d’azzardo patologico, come tutte le dipendenze, rappresenta un malessere sociale complesso che non può essere derubricato alla presenza o meno di luoghi fisici. Studi condotti per conto della Regione Puglia (studi avviati sin dal 2015 e ripresi anche dall’Istituto Superiore di Sanità in un suo lavoro uscito a maggio 2018 riguardante il disturbo da gioco d’azzardo), proprio dalla ASL di Taranto, parlano di un necessario approccio alla problematica che sia sistematico, complesso e correlato allo stato di “addiction” del soggetto. Pertanto, oltre alle istituzioni e agli operatori socio-sanitari, diviene fondamentale recuperare il ruolo della famiglia e delle altre agenzie formative: scuole, parrocchie, associazioni sportive, associazioni culturali.

Immaginare, in questo scenario, che basti, in modo semplicistico, allontanare dai centri abitati i punti gioco, per eliminare o disincentivare il Gioco d’Azzardo Patologico (GAP), si manifesta come una certezza superficiale e azzardata. È indispensabile, come lo studio dichiara, un’interazione costante tra pubblico e privato, individuale, gruppale e sociale al fine di affrontare anche le trasformazioni “in itinere” del problema e di individuare le modalità più efficaci nella prevenzione e nella cura della ludopatia.

Purtroppo, le affermazioni del gruppo consiliare cinque stelle non rimandano ad uno studio approfondito del problema, ad una ricerca consapevole e sistematica, ad un approccio multidisciplinare, ad un orientamento includente e non escludente, ma rimandano ad altre dinamiche a noi oscure e sconosciute però facilmente intuibili.

Innanzitutto, sottolineo la forviante idea, leggendo il comunicato dei pentastellati in cui si dichiara la sentenza della corte costituzionale n°108/2017 favorevole “proprio sul presupposto della distanza dai luoghi sensibili” che invece, come è nei suoi compiti istituzionali (art. 134 della costituzione). La Corte Costituzionale giudica, semplicemente, la legittimità della norma e verifica la legittimità del legislatore, in questo caso la Regione, a poter emanare provvedimenti sulla materia.

Inoltre, l’introduzione del concetto di “prevenzione logistica” (il cd. distanziometro), pur importante, non è, sicuramente, l’unico modo per monitorare il grave fenomeno, vista la conformazione del nostro territorio ed i nuovi rischi derivanti dal gioco on-line. Non serve eliminare completamente la rete fisica attuale. Al contrario, proprio quest’ultima, in futuro, potrebbe divenire strumento per capire, monitorare, controllare, curare il complesso fenomeno.

A chi giova l’eliminazione della rete fisica attuale? Non certamente al contrasto alla ludopatia. Decisamente, con l’applicazione del “distanziometro”, si favorirebbero davvero le “lobby”, tanto care ai 5 stelle, non rappresentate dai piccoli operatori del gioco presenti nelle nostre città, ma dagli investitori pronti, come nelle migliori tradizioni del nord, a costruire casinò. In questo modo, l’offerta si quintuplicherebbe e il fenomeno della ludopatia rischierebbe di raddoppiare (proprio perché il ludopatico si estranierebbe con più facilità dalla realtà). Oppure, ancor peggio, con il “distanziometro”, il gioco on-line rischierebbe di prendere il sopravvento rendendo ingestibile il fenomeno della ludopatia.

Perché proprio i cinque stelle mancano di riflessioni profonde? Proprio loro che, da giugno 2017 avendo un membro all’interno dell’osservatorio regionale per il gioco d’azzardo patologico, non studiano e ricercano, non condividono e non coinvolgono perché l’argomento sia approfondito in modo adeguato, prima di schierarsi e di esprimere pensieri in superficie?

Noi come associazione E.m.i. Rebus siamo pronti ad incontrare e a confrontarci per affrontare insieme il problema, come già abbiamo fatto ad aprile scorso, in Andria con una delegazione cinque stelle guidata dalla consigliera Di Bari. La signora Di Bari, in quella occasione, ci rassicurò che avrebbe organizzato nel mese di maggio un incontro per approfondire l’argomento con tutto il gruppo regionale. L’appuntamento è svanito nel nulla. Restiamo a disposizione per eventuali chiarimenti, con la speranza che si voglia affrontare realmente il problema del gioco d’azzardo patologico per evitare che il gioco on-line divenga la nuova conquista lobbystica, dopo la politica della Casaleggio e co».

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