Di seguito le proposte normative in materia di giochi fornite dal direttore dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, Marcello Minenna (nella foto) nell’ambito dell’audizione in Commissione Finanze della Camera sulle tematiche relative all’operatività dell’Agenzia.

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PROPOSTA NORMATIVA – MISURE DI ADEGUAMENTO E COORDINAMENTO NORMATIVO PER LA PROROGA DELLE SCADENZE DELLE CONCESSIONI DEL GIOCO PUBBLICO (proroga concessioni)

“Art. xxx (Proroghe concessioni di giochi pubblici). 1. In ragione della straordinarietà ed imprevedibilità dell’emergenza epidemiologica COVID- 19 e dell’impossibilità attuale di delineare un quadro economico adeguato ad identificare l’equilibrio finanziario delle concessioni da mettere a gara, il termine di scadenza previsto per le concessioni in materia di gioco pubblico gestite dall’Agenzia delle dogane e dei monopoli, sia fisiche che a distanza, sia già in proroga che in vigenza, è prorogato a titolo oneroso di ventiquattro mesi a far data dalla scadenza delle singole concessioni, e a far data dal 1 gennaio 2021 per quelle già in proroga. 2. Gli oneri concessori dovuti per la proroga di cui al comma 1, fatto salvo quanto previsto al comma 3, sono determinati con riferimento agli oneri corrisposti per la concessione originaria, proporzionati alla durata della proroga, e inclusivi della quota parte relativa al contributo iniziale di concessione o alle corresponsioni dovute ad altro titolo in sede di affidamento della concessione, inclusi i diritti e corrispettivi a qualsiasi titolo corrisposti per gli apparecchi. 3. Gli oneri concessori determinati per legge e relativi alle concessioni già in proroga sono confermati nella stessa misura per la durata della proroga di cui al comma 1. 4. Le procedure di gara relative alle concessioni in proroga sono indette entro sei mesi dalla scadenza dei termini di durata rimodulati dal comma 1. Restano fermi gli obblighi di presentazione di adeguate garanzie economiche, proporzionate alla ridefinizione dei termini temporali, secondo le prescrizioni definite con determinazioni del Direttore Generale dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.”

Relazione illustrativa

L’emergenza epidemiologica da COVID-19 e il blocco totale della raccolta del gioco pubblico che essa ha comportato nel periodo decorrente da marzo e fino alla fine di giugno ha profondamente impattato non solo sulle entrate erariali derivanti dal gioco ma anche sugli stessi bilanci dei concessionari di Stato con effetti ancora totalmente da individuare sul quadro economico complessivo e sullo stesso equilibrio delle concessioni. Le previsioni di legge in materia di indizione delle gare pubbliche per l’assegnazione delle concessioni in materia di scommesse, bingo, apparecchi da intrattenimento, gioco a distanza contenute nell’articolo 1, comma 727 della legge 27 dicembre 2019, n. 160 sono state, naturalmente, effettuate in un contesto economico finanziario completamente diverso non più attuale e difficilmente sostenibile. Ne deriva che le previsioni di gettito ivi contenute sono da considerarsi, allo stato, irrealistiche e da rivedere sostanzialmente al ribasso. Al contempo, non sono state tuttora, in alcun modo risolte le criticità collegate alle leggi regionali in materia di distanze dei punti di gioco dai luoghi sensibili e alle regolamentazioni comunali sugli orari dei punti di gioco che rendono sostanzialmente vana qualsiasi ipotesi di elaborazione di un bando di gara in materia di apparecchi da intrattenimento, settore in cui è più forte la sensibilità dell’opinione pubblica e la necessità di una regolamentazione definitiva che riesca a contemperare i confliggenti interessi pubblici del contrasto al disturbo da gioco d’azzardo e al gioco illegale e dell’esercizio della raccolta del gioco pubblico. Tali motivazioni rendono improcrastinabile e necessario un intervento normativo di proroga del termine di scadenza di tutte le concessioni del gioco pubblico, nonché della indizione dei relativi bandi di gara.

Si riporta di sotto, il quadro riassuntivo delle singole concessioni, con il termine di scadenza, l’indicazione se si tratta di concessioni già in proroga.

CONCESSIONE – SCADENZA
Apparecchi – Marzo 2022
Scommesse – 31.12.2020 – Già in proroga
Bingo – 31.03.2021 – Già in proroga
Gioco a distanza – Fra il 3 ottobre 2020 e il 31 dicembre 2022

Il comma 1 dell’emendamento proposto prevede la proroga di 24 mesi, decorrenti dalla rispettiva scadenza di tutte le concessioni per il gioco pubblico. Per le concessioni già in proroga, i 24 mesi decorrono dal 1 gennaio 2021. Il comma 2 specifica che la proroga è onerosa e prevede, pertanto, il pagamento di un corrispettivo, parametrato alla durata della proroga di 24 mesi. Tale corrispettivo è definito sulla base degli oneri corrisposti per la concessione originaria, inclusivi (qualora esistente) della quota parte relativa al contributo iniziale di concessione o alle corresponsioni dovute ad altro titolo in sede di affidamento della concessione, inclusi i diritti e corrispettivi a qualsiasi titolo corrisposti per gli apparecchi. Per ogni concessione di gioco, pertanto, con successivo provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, si procederà ad una analisi delle rispettive convenzioni in essere individuando precisamente il corrispettivo da pagarsi da parte del concessionario. Il successivo comma 3 specifica che per le concessioni già in proroga sono confermati gli oneri concessori già determinati per legge per accedere alla proroga stessa. Si tratta, quindi, di una norma meramente confermativa dell’esistente. Nel caso, invece, della concessione per gli apparecchi da intrattenimento il provvedimento indica specificamente che il corrispettivo dovrà individuarsi sulla base dei diritti e dei corrispettivi a qualsiasi titolo corrisposti per gli apparecchi. La convenzione vigente per la concessione degli apparecchi da intrattenimento, infatti, non prevede alcun onere da corrispondere per la concessione originaria, nè alcun contributo iniziale di concessione o corresponsione dovuta ad altro titolo in sede di affidamento della concessione. In questo caso, quindi, si fa riferimento ai “diritti e corrispettivi a qualsiasi titolo corrisposti per gli apparecchi” e, in particolare, ai diritti e ai corrispettivi pagati dai concessionari per gli apparecchi AWP e per gli apparecchi VLT attualmente in esercizio e, quindi, oggetto di proroga. Il comma 4, infine, prevede che le gare debbano essere indette almeno 6 mesi prima del termine di scadenza delle singole concessioni e che le proroghe debbano essere assistite dalle necessarie garanzie economiche, proporzionate alla ridefinizione dei termini temporali.

Relazione tecnica

La proroga della scadenza delle concessioni comporta, soprattutto per la gara per gli apparecchi da intrattenimento, uno slittamento delle entrate previste dalla normativa vigente. In particolare, la proposta di emendamento nel prevedere, al comma 3 che “…gli oneri concessori determinati per legge e relativi alle concessioni già in proroga sono confermati nella stessa misura per la durata della proroga” conferma di conseguenza anche il gettito esistente per altri 24 mesi. Nello specifico, per quanto riguarda le concessioni bingo, il comma 1047, dell’articolo 1, della L. 27 dicembre 2017, n. 205, ha, fissato in euro 7.500,00 l’importo da corrispondersi ai fini della proroga tecnica per ogni mese ovvero frazione di mese superiore ai quindici giorni e in euro 3.500 per frazioni inferiori a quindici giorni. L’art. 69, co. 3, del DL 17 marzo 2020, n. 18 ha prorogato di sei mesi il termine fissato, dall’art. 24 del DL 124 del 2019, al 30 settembre 2020 per lo svolgimento di una gara per l’attribuzione di 210 concessioni per l’esercizio del Bingo. Quindi, attualmente, il termine per la fissazione della gara è fissato al 31 marzo 2021. Ne deriva che la proroga di cui all’emendamento comporterebbe, da un lato lo slittamento al 2023 delle entrate derivanti dalla gara (che l’articolo 1, comma 636 della legge 27 dicembre 2013, n. 147 prevedeva pari ad almeno 73 Mln€) ma un rinnovato, introito anche per gli anni 2021 e 2022 pari a 17,6 Mln€ annui [(196 concessioni) x (€ 7.500 mensili) x (12 mesi)]. Per quanto riguarda le concessioni scommesse, allo stesso modo slitterebbero al 2023 le entrate pari a 410 Mln€ derivanti, dall’indizione della gara, come previsto dall’articolo 1, comma 1048 della legge 27 dicembre 2017, n. 205 ma l’emendamento, confermando gli oneri per il rinnovo già previsti, confermerebbe un introito anche per gli anni 2021 e 2022 pari a 62,8 Mln€ [(3480 negozi + 2182 punti di raccolta) x 7.500 euro annui)] + (4526 punti di gioco x 4.500 euro annui) = 62,8 Mln€). L’emendamento, invece, dispone diversamente per le concessioni ancora in essere e non in proroga e, cioè, la concessione per gli apparecchi da intrattenimento e le concessioni per il gioco a distanza. Per queste concessioni, l’articolo 1, comma 727, della legge 27 dicembre 2019, n. 160 prevedeva l’indizione della gara entro il 31 dicembre 2020 (termine prorogato al 30 giugno 2021 dall’articolo 69, comma 3, del Decreto Legge 17 marzo 2020, n. 18 convertito dalla legge 24 aprile 2020, n. 27), nonché un introito, quantificato dalla relazione illustrativa del provvedimento pari a 1.832,5 Mln€ in termini di cassa (916,25 Mln€ sul 2021 e altrettanti sul 2022) di cui 1.732 Mln€ derivanti dalla gara per gli apparecchi da intrattenimento e 100 Mln€ derivanti dalla gara per il gioco a distanza. Naturalmente, tale introito deve essere ripartito, in termini di competenza per la durata dell’intera concessione, pertanto, la competenza annua derivante dalla gara per apparecchi da intrattenimento è pari a 144,38 Mln€ per il 2022 (in quanto la concessione vigente scade alla fine del mese di marzo 2022) e 198,5 Mln€ per i successivi 8 anni. Per quanto riguarda la concessione per il gioco a distanza, invece, secondo la relazione illustrativa, la competenza, pari a 11,1 Mln€ annui è prevista a partire dall’anno 2023. L’emendamento in parola proroga al 31 marzo 2024 il termine delle concessioni per gli apparecchi da intrattenimento chiedendo, come detto, come corrispettivo ai concessionari il pagamento, in quota proporzionale agli anni di proroga, dei diritti e dei corrispettivi a qualsiasi titolo corrisposti per gli apparecchi. La convenzione vigente per la concessione degli apparecchi da intrattenimento, infatti, non prevede alcun onere da corrispondere per la concessione originaria, nè alcun contributo iniziale di concessione o corresponsione dovuta ad altro titolo in sede di affidamento della concessione. In questo caso, quindi, si fa riferimento ai “diritti e corrispettivi a qualsiasi titolo corrisposti per gli apparecchi” e, in particolare, ai diritti e ai corrispettivi pagati dai concessionari per gli apparecchi AWP e per gli apparecchi VLT attualmente in esercizio e, quindi, oggetto di proroga. Ne deriva che per stimare il gettito derivante dall’emendamento in oggetto occorrerà fare riferimento al numero di diritti VLT (i.e. autorizzazione all’installazione di un apparecchio VLT) e di nulla osta di esercizio per AWP rilasciati alla data di entrata in vigore del provvedimento. Il diritto VLT è rilasciato al concessionario previa corresponsione di un corrispettivo pari a 15.000 euro. Tale autorizzazione conferisce al concessionario il diritto all’installazione dell’apparecchio VLT per l’intera durata della concessione. In tale caso, quindi, occorrerà moltiplicare il numero di diritti VLT rilasciati, per il corrispettivo previsto dalla legge, dividendolo per il numero di anni per il quale è concessa la proroga. Prendendo a riferimento un numero di diritti VLT rilasciati mediamente nell’anno 2020 pari a 57.929, il gettito stimato in termini di competenza per i soli diritti VLT sarebbe pari a 96,5 Mln€ per il 2022 e altrettanti per il 2023. Il nulla osta di esercizio per gli apparecchi AWP, invece, è strettamente collegato al singolo apparecchio (e non alla durata della concessione). Il termine della concessione provocherebbe la decadenza di tutti i nulla osta che, pertanto, dovrebbero essere nuovamente rilasciati per tutti gli apparecchi in esercizio. Il corrispettivo per i nulla osta di esercizio è fissato in 100 euro, mentre il numero di apparecchi AWP in esercizio è pari a 265.000. Ne deriva che, per effetto dell’emendamento, i concessionari dovrebbero versare per gli apparecchi AWP un corrispettivo pari a 26,5 Mln€ per il solo 2022. Il gettito in termini di competenza derivante dalla proroga della concessione per apparecchi da intrattenimento, pertanto, sarebbe pari a 123,00 Mln€ per il 2022 e 96,5 Mln€ per il 2023. Da ultimo per quanto riguarda la concessione per i giochi a distanza, considerando che la scadenza di tali concessioni è molto diversificata (alcune sono in scadenza già nel prossimo mese di ottobre, mentre le 60 concessioni dell’ultimo bando sono in scadenza il 31 dicembre 2022) e che per le concessioni cd “comunitarie” (in totale 40 concessioni) della durata di 9 anni è stato versato un upfront fee pari € 350.000,00, la proroga delle cd. “comunitarie” porterebbe ad un ulteriore introito stimato in conto competenza pari 1,25 Mln€ per il 2021 e 1,25 Mln€ per il 2022 (40 x (350.000×108:24) x 80%). Le 60 concessioni in scadenza il 31 dicembre 2022, invece, applicando la stessa metodologia di calcolo e considerato che avrebbero potuto cominciare a raccogliere a decorrere dal 1 gennaio 2020 produrrebbero un gettito in termini di competenza pari a 3,2 Mln€ per il 2023 e 3,2 Mln€ per il 2024 (60 x (200.000×36:24) x 80%).

PROPOSTA NORMATIVA – MISURE DI ADEGUAMENTO E COORDINAMENTO NORMATIVO PER L’INCREMENTO DELLA SICUREZZA E DELLA LEGALITÀ NEL SETTORE DEL GIOCO PUBBLICO (registro unico operatori di gioco)

L’articolo 27 del DECRETO LEGGE 26 ottobre 2019, n. 124 convertito dalla LEGGE 19 dicembre 2019, n. 157, è così modificato: la lettera c) del comma 3 è così sostituita “i soggetti: 1) produttori e 2) proprietari degli apparecchi di cui all’articolo 110, comma 7, lettere a), c), c-bis) e c-ter), del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773; 3) possessori o detentori a qualsiasi titolo degli apparecchi di cui all’articolo 110, comma 7, con esclusivo riferimento a quelli che possono distribuire tagliandi direttamente e immediatamente dopo la conclusione della partita”; dopo la lettera g) del comma 3, è inserita la lettera “g-bis) i concessionari delle lotterie istantanee”; al comma 4, dopo le parole “regio decreto 18 giugno 1931, n. 773,” sono inserite le parole “ove previste,”; al comma 7, dopo le parole “con Decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze” sono inserite le parole “al fine di garantire omogeneità fra i diversi ambiti di gioco, con l’obiettivo di aumentare la sicurezza e la legalità del settore e l’affidabilità degli operatori sono individuati ulteriori requisiti soggettivi ed oggettivi per l’iscrizione al Registro e” e dopo le parole “alla cancellazione” sono inserite le parole “e sospensione”; alla fine del comma 9, aggiungere il seguente periodo “Al fine di consentire la necessaria informazione sulla effettiva iscrizione al Registro dei singoli operatori del gioco pubblico, l’Agenzia delle dogane e dei monopoli pubblica sul proprio sito istituzionale i dati identificativi degli iscritti e l’indirizzo degli esercizi ove viene effettuata la raccolta di gioco”; al comma 10, le parole “novantesimo giorno” sono sostituite dalle parole “centocinquantesimo giorno” e le parole “è abrogato” sono sostituite dalle parole “cessa di avere efficacia”.

Relazione illustrativa

L’emendamento si propone di migliorare l’intelligibilità delle disposizioni normative originarie, al fine di scongiurare contenzioso nella loro applicazione concreta e di integrarne il contenuto per garantire omogeneità fra i diversi ambiti di gioco, con l’obiettivo di aumentare la sicurezza e la legalità del settore e l’affidabilità degli operatori.

Relazione tecnica

La proposta emendativa non comporta maggiori oneri per l’erario.

PROPOSTA NORMATIVA – MISURE DI ADEGUAMENTO E COORDINAMENTO NORMATIVO PER LA QUANTIFICAZIONE DEL CANONE DOVUTO PER LA PROROGA DELLE CONCESSIONI BINGO (entità canone Bingo)

All’articolo 1, comma 636, lettera c) della LEGGE 27 dicembre 2013, n. 147 tra le parole “, oppure di euro 3.500 per ogni frazione di mese” e le parole “inferiore a quindici giorni,” inserire le parole “pari o”.

Relazione illustrativa

L’intervento legislativo mira, a colmare una carenza presente nel testo dell’articolo 1, comma 636, della legge 27 dicembre 2013, n. 147 che recita “636. Al fine di contemperare il principio di fonte comunitaria secondo il quale le concessioni pubbliche vanno attribuite ovvero riattribuite, dopo la loro scadenza, secondo procedure di selezione concorrenziale con l’esigenza di perseguire, in materia di concessioni di gioco per la raccolta del Bingo, il tendenziale allineamento temporale di tali concessioni, relativamente a queste concessioni in scadenza negli anni dal 2013 al 2020 l’Agenzia delle dogane e dei monopoli procede entro il 30 settembre 2020, con un introito almeno pari a 73 milioni di euro a una gara per l’attribuzione di 210 concessioni per il predetto gioco attenendosi ai seguenti criteri direttivi: a) introduzione del principio dell’onerosità delle concessioni per la raccolta del gioco del Bingo e fissazione nella somma di euro 350.000 della soglia minima corrispettiva per l’attribuzione di ciascuna concessione; b) durata delle concessioni pari a nove anni, non rinnovabile; c) versamento della somma di euro 7.500, per ogni mese ovvero frazione di mese superiore ai quindici giorni, oppure di euro 3.500 per ogni frazione di mese inferiore ai quindici giorni, da parte del concessionario in scadenza che intenda altresì partecipare al bando di gara per la riattribuzione della concessione, per ogni mese ovvero frazione di mese di proroga del rapporto concessorio scaduto e comunque fino alla data di sottoscrizione della nuova concessione riattribuita, fermi in ogni caso la sottoscrizione dell’atto integrativo previsto dall’articolo 1, comma 79, della legge 13 dicembre 2010, n. 220, anche successivamente alla scadenza dei termini ivi previsti, e il divieto di trasferimento dei locali per tutto il periodo della proroga fatta eccezione per i concessionari che, successivamente al termine del 31 dicembre 2016, si trovino nell’impossibilità di mantenere la disponibilità dei locali per cause di forza maggiore e, comunque, non a loro imputabili o per scadenza del contratto di locazione oppure di altro titolo e che abbiano la disponibilità di un altro immobile, situato nello stesso comune, nel quale trasferirsi, ferma, comunque, la valutazione dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli; d) all’atto dell’aggiudicazione, versamento della somma offerta ai sensi della lettera a) entro la data di sottoscrizione della concessione; d-bis) possibilità di partecipazione per i soggetti che già esercitano attività di raccolta di gioco in uno degli Stati dello Spazio economico europeo, avendovi la sede legale ovvero operativa, sulla base di valido ed efficace titolo abilitativo rilasciato secondo le disposizioni vigenti nell’ordinamento di tale Stato; e) determinazione nella somma complessiva annua di euro 300.000 dell’entità della garanzia bancaria ovvero assicurativa dovuta dal concessionario, per tutta la durata della concessione, a tutela dell’Amministrazione statale, durante l’intero arco di durata della concessione, per il mantenimento dei requisiti soggettivi ed oggettivi, dei livelli di servizio e di adempimento delle obbligazioni convenzionali pattuite.”. In particolare, la lettera c) del comma 636 disciplina la quantificazione dell’importo del canone mensile nella misura di euro 7.500, per ogni mese ovvero frazione di mese superiore ai quindici giorni, oppure di euro 3.500 per ogni frazione di mese inferiore ai quindici giorni. Dalla lettura di questa disposizione emerge che non è disciplinata l’ipotesi in cui la frazione di mese per la quale quantificare l’importo del canone sia pari a quindici giorni. Ove si verificasse questa ipotesi, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli si troverebbe nella necessità di quantificare l’importo di una entrata erariale in assenza di una norma per detta fattispecie. La proposta di intervento normativo ha la finalità di eliminare una potenziale criticità in sede di applicazione della norma per una maggiore certezza del diritto. L’equiparazione dell’importo dovuto per una frazione di mese pari a quindici giorni, a quanto previsto per le frazioni di mese inferiori a detta durata, è motivata dalla finalità di contenere l’importo dovuto dai concessionari in relazione a una disposizione normativa che ha dato luogo a impugnazioni in sede giurisdizionale. Al momento è pendente innanzi alla Corte Costituzionale il giudizio in merito alla questione di legittimità costituzionale relativa all’articolo 1, comma 1047, della legge 27 dicembre 2017, n. 205, nella parte in cui, modificando l’articolo 1, comma 636, della legge 27 dicembre 2013, n. 147, ha innalzato il canone mensile da euro 5.000 a euro 7.500. Inoltre, nelle more della pronuncia della Corte Costituzionale, il Consiglio di Stato (ordinanza 336/2020) e il TAR Lazio (ordinanza 6247/2020) hanno autorizzato, in sede cautelare, 44 concessionari su 196 totali a versare l’importo di euro 2.800 mensili e, per la parte restante e fino alla copertura dell’intero ammontare del canone previsto dalla vigente normativa (pari a euro 7.500), a prestare fideiussione bancaria o assicurativa, ulteriore rispetto alla cauzione già prestata a garanzia degli obblighi convenzionali.

Relazione tecnica

Dalla proposta normativa potrebbero discendere minori entrate per l’Erario nella misura di euro 4.000 per ogni pagamento del rateo di canone mensile che sarà effettuato da ciascun concessionario del Bingo per attività di raccolta del gioco svolto per frazioni di mese pari a quindici giorni.

PROPOSTA NORMATIVA – MISURE PER FRONTEGGIARE L’EMERGENZA FINANZIARIA CONSEGUENTE ALLA PANDEMIA COVID-19 IN FAVORE DELLA FILIERA DEL GIOCO (proroga Preu)

“Art. xxx (Proroga versamenti prelievo erariale unico sugli apparecchi di cui all’articolo 110, comma 6, lettera a) e lettera b), del testo unico di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773) 1. Il versamento del saldo del prelievo erariale unico sugli apparecchi di cui all’articolo 110, comma 6, lettera a) e lettera b), del testo unico di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773 e del canone concessorio del quinto bimestre 2020 è versato in misura pari al 20% del dovuto sulla base della raccolta di gioco del medesimo bimestre, con scadenza 18 dicembre 2020. La restante quota, pari all’80%, può essere versata con rate mensili di pari importo, con debenza degli interessi legali calcolati giorno per giorno. La prima rata è versata entro il 22 gennaio 2021 e le successive entro l’ultimo giorno di ciascun mese successivo; l’ultima rata è versata entro il 30 giugno 2021. 2. Alla copertura degli oneri previsti dalla presente disposizione si provvede ai sensi dell’articolo xxx.”

Relazione illustrativa

I DPCM adottati nei mesi di ottobre e novembre per far fronte all’emergenza Coronavirus sul territorio nazionale hanno previsto la chiusura sull’intero territorio nazionale, delle sale giochi, sale con apparecchi da intrattenimento di cui all’articolo 110, comma 6, lett. b) del TULPS (VLT) e, parzialmente dei bar ed altri esercizi pubblici ove sono collocati il maggior numero di apparecchi da intrattenimento di cui all’articolo 110, comma 6, lett. a) del TULPS (AWP), rendendo, pertanto, impossibile o difficile la raccolta di gioco pubblico. La previsione di pagamento del 20% dell’importo dovuto a titolo di PREU e di canone concessorio di cui al comma 1 dell’articolo e la correlata facoltà di rateizzazione delle somme dovute consentirebbe, peraltro, all’intera filiera del gioco e ai concessionari di Stato di far fronte all’emergenza di tipo finanziario prodottasi, evitando, altresì, importanti ricadute anche sui livelli occupazionali.

Relazione tecnica

Il comma 1 dell’articolo prevede minori introiti per il 2020. Nei mesi di novembre e dicembre è previsto il pagamento del saldo del 5 bimestre PREU nonché i primi 3 acconti del sesto bimestre 2020 oltre alle ultime due rate delle precedenti proroghe previste dall’articolo 69, comma 1 del decreto legge 17 marzo 2020, n. 18 convertito dalla legge 24 aprile 2020, n. 27 e dall’articolo 18, comma 8-bis del decreto-legge 8 aprile 2020, n. 23 convertito dalla legge 5 giugno 2020, n. 40, che fissavano come termine ultimo il 18 dicembre 2020. Il comma 1 ha ad oggetto solamente il versamento del saldo e del canone concessorio del 5 bimestre PREU per il quale si prevede un versamento entro il 18 dicembre di una quota pari al 20% del dovuto prorogando al 2021 il versamento della restante quota. Il saldo PREU del 5 bimestre è stimato in circa 685 Mln€, mentre il canone concessorio ammonta a circa 14 Mln€. Per effetto di tale comma i concessionari verseranno circa 140 Mln€, mentre il restante 80% (pari a circa 559 Mln€) saranno versati a partire dal 22 gennaio 2021, con facoltà di rateizzazione e ultima rata da pagarsi entro il 30 giugno 2021. Viene, pertanto, spostato sull’esercizio 2021 un importo pari a 559 Mln€.

PROPOSTA NORMATIVA – MISURE DI ADEGUAMENTO E COORDINAMENTO NORMATIVO PER INTRODURRE STRUMENTI PER LA TUTELA DEI MINORI E PER IL RAFFORZAMENTO DEL CONTROLLO IN MATERIA DI GIOCHI (tessera sanitaria settore giochi)

“Art. xxx (…) 1. Al fine di assicurare l’efficace controllo della maggiore età per l’accesso alle aree dedicate al gioco con vincita in denaro indicate all’art. 7, comma 8, del decreto legge 13 settembre 2012 n. 158, convertito con modificazioni dalla legge 8 novembre 2012, n. 189 e dare concreta attuazione al divieto di ingresso ai minori di anni diciotto nelle predette aree, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, con proprio decreto da adottare entro il 30 giugno 2021, disciplina: a) le modalità di controllo della maggiore età all’atto dell’ingresso e accesso a dette aree da parte della clientela, mediante soluzioni tecniche elettromeccaniche in grado di bloccare automaticamente l’accesso ai minori tramite lettura dei dati anagrafici contenuti nella tessera sanitaria ed in ogni altro valido documento di riconoscimento; b) gli obblighi, da assolvere entro il 31 dicembre 2021, di adeguamento ed installazione delle soluzioni tecniche individuate ai sensi del precedente punto a) da parte degli esercizi e punti d’offerta di gioco; c) il passaggio dalle modalità di controllo della maggiore età attualmente vigenti a quelle individuate ai sensi della lettera a) del presente comma. 2. La violazione degli obblighi di cui alla lettera b) è punita ai sensi dell’articolo 24, commi 21 e 22, del decreto-legge n. 98 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 111 del 2011. 3. Al fine di contrastare più efficacemente condotte elusive del divieto di ingresso ai minori alle aree dedicate al gioco con vincita in denaro e del divieto di consentire ai minori di età la partecipazione ai giochi pubblici con vincita in denaro, all’art. 24 del decreto-legge n. 98 del 2011 sono apportate le seguenti modifiche: A) Al comma 21, le parole “con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro cinque mila a euro venti mila” sono sostituite dalle seguenti: “con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro dieci mila a euro quaranta mila”; B) Al comma 21, dopo le parole “Ai fini di cui al presente comma, il titolare dell’esercizio commerciale, del locale o, comunque, del punto di offerta del gioco, all’interno dei predetti esercizi, identifica i giocatori mediante richiesta di esibizione di un idoneo documento di riconoscimento” sono aggiunte le seguenti: “Ai fini di cui al presente comma, il titolare della sala bingo, della sala dedicata ove sono installati apparecchi da gioco di cui all’art. 110, comma 6, TULPS, e del punto vendita in cui si esercita come attività principale quella delle scommesse su eventi sportivi, anche ippici, e non sportivi, verifica la maggiore età dei giocatori mediante le soluzioni tecniche elettromeccaniche individuate e disciplinate dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, con apposito decreto, anche in ordine alle modalità di adeguamento ed installazione”. 4. L’art. 9-quater del decreto legge 12 luglio 2018 n. 87, convertito con modificazioni dalla Legge 9 agosto 2018, n. 96, è abrogato a far data dal 31 dicembre 2021”.

Relazione illustrativa

La proposta normativa si prefigge di introdurre strumenti per la tutela dei minori e per il rafforzamento del controllo della maggiore età per l’accesso agli esercizi che sono dedicati all’offerta di gioco con vincita in denaro (sale bingo, sale scommesse e sale VLT), in linea con le raccomandazioni provenienti dalle Istituzioni europee, nonché tenuto conto della ratio della normativa di riferimento contenuta nel cd. “Decreto Balduzzi” (art. 7, comma 8 del DL 13.09.2012 n. 158 conv. con modificazioni nella L. 8.11.2012 n. 189) incentrata sul divieto d’ingresso dei minori di età nelle aree destinate al gioco tramite l’introduzione obbligatoria di idonee soluzioni tecniche volte a bloccare fisicamente e automaticamente l’accesso dei minori ai giochi. La norma rimette all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, quale ente regolatore del gioco, l’individuazione di tutti i documenti utili alla certificazione della maggiore età utilizzabili nonché delle predette soluzioni tecniche elettromeccaniche (ad esempio tornelli bloccanti che consentono l’accesso unicamente a seguito della verifica dei dati anagrafici contenuti nella tessera sanitaria e nei differenti documenti di identità riconosciuti dalla normativa vigente) che precludono l’ingresso a minori di età. All’Agenzia compete, quindi, la disciplina di ogni aspetto operativo afferente le predette soluzioni tecniche elettromeccaniche, ivi incluso il passaggio dalle modalità di controllo attualmente vigenti a quelle di nuova introduzione. Sempre nell’ottica di garantire più alti livelli di osservanza sia del divieto di ingresso ai minori negli esercizi considerati, che del divieto di partecipazione al gioco dei minori di età (art. 24, comma 20, DL n. 98/2011 conv nella L. 111/2011), è proposto l’inasprimento delle sanzioni amministrative pecuniarie previste tramite l’innalzamento (fino al raddoppio) delle stesse che passano da un minimo di euro dieci mila ad un massimo di euro quaranta mila, anziché da un minimo di euro cinquemila ad un massimo di euro ventimila come previsto dalla disposizione vigente (art. 24, comma 21, DL n. 98/2011 conv nella L. 111/2011), ferme le ulteriori sanzioni già previste per il caso di violazione degli obblighi gravanti sugli esercizi. La soluzione proposta consente di superare le carenze dell’attuale sistema di controllo che risulta incompleto in quanto si limita a prevedere l’obbligo di introduzione della tessera sanitaria all’interno dell’apparecchio per avviare la sessione di gioco, presupponendo, quindi, già violato il divieto di ingresso del minore al locale di gioco. Si intende, quindi, affrontare il problema a monte garantendo il non accesso del minore al locale (proprio in conformità alle previsioni del “Decreto Balduzzi”), considerato che questi potrebbe, in ipotesi, una volta avuto ingresso all’esercizio, essere dotato ed utilizzare la tessera sanitaria di un genitore o di un maggiorenne compiacente, svilendo di fatto la ratio della normativa che mira ad impedire l’accesso nelle aree destinate al gioco da parte dei minori. Si rafforza, inoltre, il controllo dell’accesso e della partecipazione dei minori alle scommesse. Il vigente sistema di controllo, basato esclusivamente sui due strumenti dell’identificazione dei minori di età da parte degli esercenti mediante richiesta di esibizione di un documento di identità tranne nei casi in cui la maggiore età sia manifesta (art. 7 comma 8 “Decreto Balduzzi”) e dell’inserimento della tessera sanitaria negli apparecchi da gioco per avviare la sessione di gioco (art. 9 quater, DL n. 96/2018 conv in Legge n. 96/2018, cd “Decreto Dignità”), risulta non adeguato a perseguire lo scopo del legislatore di tutelare i minori tramite il divieto di ingresso nelle aree destinate al gioco. Divieto che si è andato a sommare a quello, già previsto, di consentire la partecipazione di minori ai giochi pubblici (art. 24 comma 20, DL n. 98/2011 conv nella L. 111/2011). L’obbligo di prevedere l’accesso agli apparecchi da intrattenimento di cui all’art. 110 comma 6 esclusivamente mediante l’utilizzo della tessera sanitaria, al fine di impedire l’accesso ai giochi da parte dei minori, è stato introdotto dalla L. 96/2018 (legge di conversione del DL 87/2018 c.d. “Dignità”). Per le videolotterie (VLT), installabili esclusivamente negli esercizi dedicati all’offerta di gioco (sale scommesse, sale vlt e sale bingo), ai quali è vietato l’ingresso ai minori, la tessera sanitaria è in vigore dal 1 gennaio 2020. Nel corso del 2020, sia nel primo bimestre pre-lockdown che dopo la riapertura, è stata registrata una riduzione della raccolta di gioco mediante VLT, che si attesta intorno al 30% (fonte ADM) e che può essere, prudenzialmente, riconducibile anche alla circostanza che i soggetti non residenti ma maggiorenni, come i turisti stranieri o coloro che si trovano in Italia temporaneamente per motivi di lavoro (63 milioni circa di arrivi di persone non residenti per complessivi 217 milioni di presenze in Italia nel 2018, Fonte Istat), pur essendo anch’essi abilitati a giocare in ragione della maggiore età, non possono farlo, essendo sprovvisti della tessera sanitaria italiana. La riduzione della raccolta, stimabile in circa 7 miliardi (30% della raccolta di 24,2 miliardi realizzata nel 2019), comporta un mancato ingresso, in termini di gettito erariale, di circa 800 milioni. L’articolo, quindi, regola le modalità per impedire l’accesso ai minori negli esercizi dedicati al gioco, come previsto dall’art. 7 comma 8 del c.d. “Decreto Balduzzi”, implementando significativamente l’intensità del controllo tramite l’utilizzo, oltre alla tessera sanitaria, degli altri documenti di identità per la verifica della maggiore età del giocatore in modo meccanizzato. Al contempo si superano le difficoltà evidenziate e connesse all’obbligo di introduzione del lettore della tessera sanitaria sugli apparecchi da gioco. La norma, infatti, consentirà che l’ingresso agli esercizi dedicati all’offerta di gioco (sale bingo, sale scommesse e sale VLT) sia impedito mediante strumenti elettromeccanici quali tornelli o varchi motorizzati, a chiunque non sia in grado di dimostrare, all’atto dell’ingresso di essere maggiorenne mediante l’esibizione e l’utilizzo della tessera sanitaria o di altro documento di riconoscimento valido. L’emendamento in questione non comporta nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, limitandosi ad introdurre disposizioni di carattere tecnico cui gli operatori del settore dovranno adeguarsi attingendo a risorse proprie stimabili in una spesa complessiva superiore a euro 30 milioni riferiti a circa 10.000 punti vendita specializzati.

Relazione tecnica

La norma non comporta oneri per l’erario.