“E’ inaccettabile l’atteggiamento della maggioranza di centrodestra verso la legge regionale per la prevenzione e il contrasto alla diffusione del gioco d’azzardo patologico. Una norma che funziona come confermano tutti gli indicatori raccolti nei report diffusi dall’entrata in vigore nel 2016 che il centrodestra, sulla spinta della Lega, intende cancellare con un colpo di spugna. Senza alcun confronto in commissione e in totale assenza di dialogo la scorsa settimana è stata richiamata in aula la proposta di legge 99 a prima firma Leone che abroga quella vigente, valorizza solo il fattore economico, elimina ogni aspetto legato alla tutela della salute e, se approvata, annullerebbe tutti i risultati acquisti in questi anni. Una proposta irricevibile che la Lega ha deciso di trasformare in un braccio di ferro in aula, dopo aver tenuto fermi, in questi due anni, i soldi e i progetti per la prevenzione del GAP”. Così il consigliere regionale del PD in Piemonte, Domenico Rossi (nella foto).

“La risposta di tutte le forze di minoranza in Consiglio Regionale è stata chiara. Nessun passo indietro rispetto ad una legge che ha raggiunto obiettivi importanti dall’entrata in vigore: i volumi del gioco fisico, dopo decenni di crescita, sono in costante riduzione; le perdite sono diminuite di molto, tanto che a livello nazionale sono scese di 0,9%, mentre a livello regionale del 16,5% (se avessimo tenuto l’andamento nazionale i cittadini avrebbero perso circa 500 milioni di euro in più); tra il 2016 e il 2019 i pazienti in carico ai servizi sanitari piemontesi per dipendenza dal gioco sono diminuiti del 20,6%. Per citare solo alcuni esempi.

Con i colleghi di opposizione abbiamo presentato migliaia di emendamenti e inchiodato la maggioranza per due giorni su questioni pregiudiziali bloccando di fatto i lavori in aula: la speranza è che il centrodestra si renda conto che le priorità del Piemonte sono altre e non quella consentire alla Lega di assecondare le richieste delle lobby del gioco d’azzardo.

Chi vuole cambiare la legge, infatti, non ascolta le opinioni dell’Ordine dei medici e degli psicologi, degli assistenti sociali, delle associazioni antimafia, movimenti cattolici, fondazioni antiusura e anche rappresentanti di magistratura e delle forze dell’ordine che sostengono pubblicamente che la legge è un punto di equilibrio importante, che regola un settore cresciuto enormemente negli ultimi anni senza bloccarlo, mentre porta un beneficio enorme in termini di salute per i cittadini piemontesi. Al contrario, preferisce appiattirsi sulle richieste del settore del gioco e strumentalizzando il problema del lavoro scaricano sulla legge regionale i problemi derivanti dal blocco delle attività del gioco dovute al Covid e dall’incapacità del settore del gioco lecito di adeguarsi a quanto previsto dalla norma, nonostante siano stati concessi 5 anni di tempo.

Con la legge regionale 9/2016, dopo un lungo percorso di confronto sfociato nell’approvazione unanime della norma (sì, ha votato a favore anche chi oggi vorrebbe modificarla), abbiamo cercato di regolare un fenomeno che, diversamente, genererebbe costi sociali e sanitari elevati, di fare in modo che si possa lavorare in maniera dignitosa senza che nessuno paghi, in termini di salute, l’eccessiva espansione di un settore economico. L’evoluzione del gioco nella nostra regione, così come i dati del comparto (-10% del gioco fisico dal 2016 al 2019 e non del 90% come annunciato) ci stanno dando ragione: non c’è alcuna ragione di cambiare questa legge.

Da oggi si torna in aula. Non è chiaro a nessuno come si evolverà la situazione anche perché la Lega appare sempre più isolata su posizioni intransigenti con Forza Italia in cerca di una mediazione e Fratelli d’Italia in posizione di rottura. Insomma, la partita sul GAP sta diventando qualcosa di più grande, una prova politica che mette ancora più a rischio la legge 9/2016 che potrebbe essere sacrificata in nome della tenuta dell’alleanza di centrodestra alla guida della Regione”.