«Quando nel 2016 la legge è stata approvata, arrivavamo da un percorso di un anno in cui c’erano un disegno di legge della giunta, una proposta di legge della minoranza e una proposta di legge dei comuni che hanno dato vita a un lavoro di commissione da cui è scaturito un testo unico poi votato all’unanimità dall’intero consiglio regionale».

E’ quanto dichiarato dal consigliere regionale del Piemonte, Domenico Rossi, in un’intervista a lavocedinovara.com.

Una legge che vale per le nuove attività…

“Sì, ma abbiamo dovuto fare un ragionamento su quelle che erano già esistenti trovando una mediazione: 18 mesi per la regolarizzazione di bar e tabaccherie, 36 mesi per le sale gioco vlt e 5 anni per quelle aperte nei due anni precedenti. Il problema è che tutte le regioni italiane che avevano stabilito un tempo transitorio, hanno poi dato una proroga; solo il Piemonte è stato rigido: in un certo senso è vero che è si è creato un danno economico a un certa categoria, ma è necessario metterlo in conto se tra l’interesse legittimo privato e la tutela della salute pubblica, si sceglie responsabilmente la seconda.

E i locali che chiudono perchè non possono più contare sulle macchinette?

“Certamente sono dispiaciuto, ma dico anche che abbiamo creato un mercato drogato: molti dei bar nati in questi ultimi anni sono delle sale gioco, quella del bar è solo la facciata: se un bar senza le macchinette non sta in piedi ed è solo grazie a quelle che è cresciuto, allora non è un bar e significa che in questi anni abbiamo esagerato”.

La colpa di chi è?

“L’errore storico risale agli anni 90 quando lo Stato ha deciso di effettuare una leva fiscale sul gioco, da lì c’è stato un crescendo e l’offerta di gioco è diventata incontrollabile”.

Ci sono dei dati che riportano un esito positivo della legge?

“I dati dicono che dove i sindaci hanno fatto ordinanze serie il gioco è diminuito. Poi è chiaro che la legge da sola non risolve il problema che è profondamente culturale: se le persone vedono nella lotteria l’unica possibilità di crescita ed emancipazione personale, allora siamo di fronte a una crisi culturale. Bisogna tornare a credere che il proprio futuro non migliora con il gioco, ma con il lavoro, lo studio e l’impegno”.

Dunque la sola legge regionale non basta…

“Il Piemonte ha investito 6 milioni di euro in questo progetto che non solo allontana le macchinette dai luoghi della vita, ma prevede percorsi di educazione e informazione, formazione del personale, divieto di pubblicità, obbligo di ordinanza per i sindaci e distanza dai luoghi sensibili. Ovviamente si tratta di una partita culturale che non può essere giocata solo territorialmente, ma è necessario un lavoro condiviso a livello nazionale”.