“Durante la pausa dei lavori del Consiglio abbiamo incontrato una delegazione dei lavoratori del settore del gioco e degli imprenditori. Si tratta di un dialogo difficile, ma doveroso. Nel mio intervento ho provato, con rispetto e molta franchezza, a illustrare alcune delle nostre ragioni a partire dalle evidenze che l’eccessiva crescita del settore, insieme alle tipologia di offerta (le slot) hanno generato una situazione epidemiologica seria che fino a 15/20 anni fa non esisteva. Come legislatori siamo obbligati a cercare un equilibrio tra diritto all’impresa, lavoro, salute e utilità sociale, nel solco di quanto indicatoci dalla Costituzione”. Così il consigliere regionale del PD, Domenico Rossi (nella foto).

“I problemi occupazionali del settore sono solo parzialmente legati alla legislazione regionale, ma dipendono, perlopiù da altri fattori: il blocco legato al Covid, l’intervento del legislatore nazionale che ha diminuito le AWP in tutto il Paese, la rigidità di buona parte dell’industria del gioco che ha deciso di usare i 5 anni di tempo non per adeguarsi alla legge (spostandosi lontano dai luoghi sensibili), ma per fare attività di lobbying per cambiare la norma. Questi sono i fattori che incidono sulla crisi del settore e non la sola legge regionale.

E’ una lettura che fa comodo alla Lega che ha bisogno di camuffare questo scempio dividendo il mondo in due: loro a favore dei lavoratori e gli altri contro… Nel gioco delle semplificazioni dovremmo rispondere che loro sono contro tutti le persone e le famiglie che si rovinano a causa della dipendenza da gioco e noi a favore. Ma la politica non è tifo (che va bene per i social), ma il tentativo di cercare soluzioni nell’ottica del bene comune. Per questo abbiamo aperto alla possibilità di accettare “il lodo Ruzzola” che di fatto conserva i passi avanti fatti dalla legge e ipotizza un rinvio per la categoria “sale da gioco” proprio in considerazione del periodo Covid. Ma la maggioranza continua a fare muro contro muro. Se fossero davvero preoccupati per il settore accetterebbero di fare un rinvio e intanto di aprire un tavolo reale di confronto che possa finalmente partire da dati reali.

Abbiamo anche cercato di spiegare che lo stallo in cui siamo in Consiglio dipende soprattutto dalla destra, che dopo aver “dormito” per due anni su questo tema, senza produrre analisi e dati ha poi imposto un tour forzato alle forze di minoranza saltando tutti i luoghi di confronto e ignorando gli appelli della società civile. Noi siamo pronti in ogni momento a uscire dall’impasse per aprire un capitolo nuovo fatto di confronto a partire dai dati. Purtroppo, però, proprio su questi è sempre la giunta a latitare. Oggi in aula era presente l’assessore al lavoro Chiorino che, però, non è venuta ad incontrare i lavoratori con noi. Sarebbe stata una buona occasione per dire con chiarezza quali siano i numeri reali legati ai movimenti occupazionali, ma anche oggi, nulla di tutto ciò è stato fatto. Dovremmo cambiare una legge che funziona perché lo dice l’industria del gioco e perché la Lega ha sposato le loro tesi. Ma noi abbiamo dei doveri anche verso tutte quelle categorie, soprattutto fragili, che hanno pagato e pagano un prezzo troppo alto per l’eccesso di offerta di gioco nel nostro paese.

Anche gran parte della società civile, tra associazioni, fondazioni anti usura e movimenti cattolici ha fatto sentire la propria voce a sostegno della legge contro il gioco d’azzardo patologico in vigore ed è stata tra le prime realtà ad organizzare una mobilitazione per impedirne la modifica. Sono più di venti le sigle che hanno scritto al Presidente della Giunta per chiedere la tutela della salute dei piemontesi”.