La modifica alla legge sul gioco d’azzardo proposta dal Gruppo della Lega in Consiglio Regionale del Piemonte non smette di alimentare un forte contraddittorio.

A difesa del provvedimento che potrebbe essere emendato con l’approvazione di una pdl che cancella l’effetto retroattivo della norma interviene Paolo Jarre con una lettera aperta a tutti i consiglieri regionali.

Di seguito il testo integrale della missiva:

“Gent.mi sig.ri Consiglieri Regionali,

chi Vi scrive è un medico, specialista in Medicina delle Dipendenze, che da 20 anni a questa parte si è dedicato in particolare allo studio del Gioco d’azzardo, curando con i propri gruppi di lavoro diverse centinaia di persone (e prendendo in carico le loro famiglie) e producendo numerosi studi di rilievo nazionale e internazionale (ho contribuito nel 2007 assieme al CNR di Pisa alla nascita dell’epidemiologia del gioco d’azzardo in Italia curando le Relazioni al Parlamento negli anni 2007 e 2008 sulle dipendenze). Da molti anni a questa parte mi sono convinto che accanto al lavoro clinico sia necessario implementare politiche pubbliche basate sull’evidenza di efficacia, soprattutto nel settore delle dipendenze da comportamenti e sostanze legali (gioco, tabacco e alcol) nelle quali solo una piccola frazione delle persone con problemi si rivolge ai servizi sanitari.

Per questo mi sono speso assieme ad altri perché la nostra Regione si dotasse di uno strumento normativo in grado di proteggere le persone più vulnerabili all’impatto della crescente offerta di azzardo di Stato che a far data dal 2007 sino al 2017 ha visto quadriplicarsi, secondo gli studi del CNR, le persone con comportamento problematico in Italia, passate da poco più di 100.000 a oltre mezzo milione.

La Legge 9 del 2016 è un’OTTIMA Legge che, senza proibire alcunché, regola in modo ragionevole l’offerta; i commercianti “colpiti” dagli effetti del cosiddetto “distanziometro” hanno avuto molti anni di tempo per ricollocare la propria offerta e i dati dell’Osservatorio Regionale del Lavoro presentati in audizione nelle Commissioni consigliari a fine gennaio 2021 dimostrano come il paventato effetto negativosull’occupazione nel settore non si sia realizzato, al di la di quanto affermato, senza alcun dato oggettivo, dalla filiera commerciale.

La Legge è però una LEGGE di SANiTA’ PUBBLICA e su questo versante va misurato il suo impatto; che è stato a dir poco importantissimo:

  1. il Piemonte è l’unica tra le grandi Regioni italiane nella quale la richiesta di presa in carico di giocatori patologici sia in diminuzione dal 2017; nel 2016 le persone in carico per GAP nei servizi piemontesi erano quasi 1.500 nel 2019 erano poco più di 1000; nello stesso arco di tempo nelle maggiori regioni limitrofe (Lombardia, Emilia Romagna, Liguria) il dato è cresciuto > il 20%;

b)  le persone che giocavano in denaro in Piemonte nel 2018 erano ¼ meno numerose che nel resto

d’Italia (32 versus 41% della popolazione ultraquattordicenne); se in Piemonte si fosse giocato come nel resto d’Italia vi sarebbero stati quasi 400.000 giocatori in più;

  1. non c’è alcun dato, al di la delle chiacchere da bar, che dimostri un aumento del gioco illegale;
  2. i piemontesi in 4 anni di applicazione della Legge hanno risparmiato oltre 2 miliardi di € rispetto a quanto avrebbero speso se avessero giocato come gli altri italiani;

e)  in Piemonte non c’è stato alcun incremento del gioco online superiore al dato nazionale;

  1. i giocatori in trattamento e i loro familiari sono i primi “fan” della Legge della quale, a stragrande maggioranza, sostengono efficacia nel proteggerli rispetto alle ricadute.

Tutto quanto rapidamente sintetizzato sopra è facilmente reperibile nei report scientifici (già consegnatiVi) di autorevoli istituzioni pubbliche, neutrali:

  • il Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pisa CNR
  • l’Istituto di Ricerche Economiche e Sociali del Piemonte IRES
  • l’Osservatorio Epidemiologico delle Dipendenze del Piemonte OED

In questo quadro manomettere la Legge si configurerebbe come una sorta – passatemi la forzatura – di attentato alla salute pubblica; significherebbe di nuovo un proliferare di apparecchi di gioco in ogni dove (ora in Piemonte c’è un esercizio commerciale con Slot e/o VLT ogni 3000 abitanti versus 1 ogni 900 nel resto d’Italia) e una inevitabile e inesorabile nuova crescita di un fenomeno che una Legge attenta e efficace aveva grandemente contribuito a contenere.

Approvare il Disegno di Legge Leone significherebbe SICURAMENTE determinare la sofferenza di centinaia e centinaia di nuovi giocatori patologici e dei loro familiari; favorire le tragedie familiari che ogni tanto apprendiamo dalle cronache e che frequentemente sono legate a situazioni di indebitamento irrisolvibili.

Significherebbe inoltre dare una grossa mano alla usura e – in questo caso si – alla criminalità organizzata.

Riferendoci ai tempi in cui viviamo sarebbe come abolire l’obbligo dell’uso delle mascherine nei luoghi pubblici per le proteste dei commercianti di bare.

Stupisce in particolar la posizione della Lega, partito che per primo si batté (ma era ancora Lega Nord…) in particolare nei Comuni lombardi e veneti, ma anche con il Presidente Maroni in Lombardia, contro l’azzardo di Stato di “Roma ladrona””.